Nel 1823 veniva riconosciuta la cosiddetta “dottrina Monroe”, la quale affermava: “l’America agli americani”. Originariamente significa che gli Stati Uniti avrebbero ritenuto pericoloso ogni intervento delle potenze europee nell’emisfero occidentale, in altre parole avrebbero rifiutato il colonialismo, o altre forme d’ingerenza europea, vicino i loro confini. La cosa curiosa è che il Presidente Roosevelt ne fornì una lettura opposta, facendola diventare la base del futuro imperialismo “a stelle e strisce”.
Da allora gli USA hanno ritenuto il Nuovo Continente come il loro cortile: invasione del Messico e del Centro-America, occupazioni o aiuti a golpe militari in sud-America, ecc.
Da lì ad estendere il concetto della dottrina Monroe al Mondo il passo è stato breve, possiamo dire che ormai il motto della politica estera statunitense sia diventato “il Mondo agli Americani”!
Soprattutto dopo la II Guerra Mondiale questa spinta è aumentata e un po’ per una vera o presunta superiorità militare, un po’ per il crollo del Comunismo, ma soprattutto per mirate politiche finanziarie che hanno indebitato mezzo mondo con le banche newyorchesi (si vedano articoli precedenti in proposito), il gioco finora era riuscito.
Oggi, però, la situazione sta leggermente cambiando. I continui rovesci in Iraq e Afghanistan, l’ascesa economica di Cina e India, la ritrovata potenza della Russia, l’orgoglio dell’Iran, ecc. stanno rendendo meno sicura la via allo “Zio Sam”.
Così, per cercare nuovo vigore, e ovviamente nuovi popoli da sottomettere, cosa s’inventano da Washington?
L’ultima trovata della Casa Bianca e, soprattutto, delle lobbies affaristiche della East Coast si chiama Unione Americana!
Già nel 1993 prese vita il NAFTA, Accordo per il Libero Scambio nel Nord America, che ha portato ad un forte allentamento dei confini e uno straripamento di influenza statunitense, soprattutto in Messico.
Oggi si lavora ad un progetto, sulla falsariga di quello che ha portato alla nascita dell’Unione Europea, che mira ad armonizzare le burocrazie degli USA, del Canada e del Messico, al fine di arrivare, nel tempo, ad una vera “Comunità del Nord America”, come recita il comunicato finale del meeting tenutosi nel Marzo 2005, a Waco in Texas, tra i leaders dei tre paesi (Bush per gli USA, il Presidente messicano Fox ed il Primo Ministro canadese Martin) e che ha dato vita al Patto per la Sicurezza e la Prosperità (SPP).
Da allora i lavori sono proseguiti e nel Maggio del 2005, al termine dei lavori di una task force formata dal Council for Foreign Affaire (potente gruppo di potere da cui sono stati espressi quasi tutti i presidenti statunitensi sia democratici che repubblicani ), dal Canadian Council of Chief Executives e dal Consejo Mexicano de Asuntos Internacionales, è stato presentato un rapporto in cui si consiglia la costituzione di una “Comunità Nord- Americana per l’economia e la sicurezza” con la fissazione di uniforme tariffe verso l’esterno e la difesa comune dei confini.
Anche nell’ultimo incontro del gruppo del SPP, tenutosi il 28 Febbraio 2008, è stato sollecitato un maggior coinvolgimento nel progetto dell’Unione Americana, tanto che sia Obama che la Clinton hanno detto che se verranno eletti Presidente chiederanno maggiori garanzie a riguardo a Canada e Messico, pena l’uscita dal NAFTA degli USA.
Ora se si pensa alla situazione economico-sociale (con moltissimi emigrati negli Stati del Sud degli USA) e geopolitica (ponte verso il nuovo sudamerica bolivariano) del Messico e del Canada (¾ delle esportazioni è rivolto verso gli States) si capisce quando Washington incida già sulle scelte politiche dei suoi vicini, e perché i gruppi di pressione statunitensi stiano premendo per una maggiore integrazione continentale.
Sicuramente altre novità sono attese dal prossimo appuntamento a New Orleans del 21-22 Aprile prossimo, forse lì prenderà ancora più forma il progetto Amero.
L’Amero sarebbe la nuova moneta unica del Nord-America, parte determinante del progetto Unione Americana. Proprio come è accaduto in Europa, si vorrebbe creare un’unica Banca Centrale che emetta un’unica moneta continentale.
Ovviamente questo rappresenta l’estremo tentativo delle banche newyorchesi, con in testa Rockfeller, per uscire dalla crisi finanziaria ormai nota a tutti e alla super-svalutazione del Dollaro.
Ma non solo, proprio come è successo da noi, le grandi multinazionali statunitensi godrebbero di un enorme mercato deregolamentato che può offrire maggiori possibilità di guadagno, per esempio il Canada, e potrebbero sfruttare molta manodopera a basso prezzo, specialmente in Messico.
Anche in questo caso a pagare il prezzo sarebbero le classi medio e medio-basse dei tre stati nord-americani, ma come ormai possiamo vedere in tutto il mondo, non è certo questo che preoccupa le lobbies economico-finanziarie transnazionali.

di Manuel Zanarini

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