Da blogghete di Gianluca Freda

soldier

 

LIBIA: UNA PREMATURA CELEBRAZIONE DELLA VITTORIA

di George Friedman

da STRATFOR

traduzione di Gianluca Freda

La guerra in Libia è finita. Più precisamente, governi e mezzi di comunicazione hanno deciso che la guerra in Libia è finita, a dispetto del fatto che i combattimenti proseguono. L’aspettativa, non realizzatasi, di questa guerra era sicuramente che Gheddafi avrebbe finito per capitolare di fronte alle forze schierate contro di lui e che le sue stesse milizie lo avrebbero abbandonato una volta compreso che la guerra era perduta. Ciò che è stato celebrato la scorsa settimana, con presidenti, primi ministri e media che proclamavano la sconfitta di Gheddafi, si rivelerà probabilmente vero a tempo debito. Ma il fatto che non sia ancora vero, non ha impedito a costoro di congratularsi con se stessi.

Ad esempio, il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, ha affermato che solo il 5 per cento della Libia è ancora sotto il controllo di Gheddafi. Sembra proprio una cifra poco precisa, tranne che per le notizie riportate dal giornale italiano La Stampa, secondo il quale “Tripoli viene ripulita” quartiere per quartiere, strada per strada e casa per casa. Nel frattempo, i bombardamenti stanno ancora martellando Sirte, dove, secondo i francesi, Gheddafi sarebbe riuscito ad arrivare, sebbene non si sappia come. La città strategicamente rilevante di Bani Walid – un altro possibile nascondiglio e una delle due sole vie d’accesso rimaste ad un’altra piazzaforte di Gheddafi, quella di Sabha – è stata circondata.

Per dirla in altri termini, le forze di Gheddafi conservano ancora il controllo militare di zone fondamentali. A Tripoli è in corso un combattimento casa per casa. Vi sono ancora numerose roccaforti, con sufficiente forza difensiva, in cui le truppe nemiche non possono entrare senza una significativa preparazione militare. Benché la posizione di Gheddafi sia attualmente sconosciuta, la sua cattura è oggetto di importanti operazioni militari, inclusi i bombardamenti aerei della NATO su Sirte, Bani Walid e Sabha. Quando Saddam Hussein venne catturato, stava nascondendosi in un buco nel terreno, solo e senza un esercito. Gheddafi sta ancora combattendo e lanciando sfide. La guerra non è finita.

Si potrebbe sostenere che se è vero che Gheddafi controlla ancora una forza militare coesa e una parte significativa del territorio, egli tuttavia non governa più la Libia. Ciò è certamente vero e significativo, ma sarà più significativo quando i suoi nemici saranno riusciti a prendere il controllo delle leve del potere. E’ poco ragionevole aspettarsi che siano in grado di farlo pochi giorni dopo essere entrati a Tripoli e in presenza di perduranti combattimenti. Questo però solleva una domanda cruciale: se i ribelli possiedano coesione sufficiente per dar vita ad un governo efficace e se non sia lecito attendersi nuovi scontri tra fazioni libiche anche dopo che le milizie di Gheddafi avranno cessato di funzionare. In parole povere, Gheddafi appare avviato verso la sconfitta, ma non ci è ancora arrivato, e la capacità dei suoi nemici di governare la Libia è assai dubbia.

Intervento Immacolato

Visto che la conclusione appare lontana, può essere interessante chiedersi perché Barack Obama, Nicolas Sarkozy e David Cameron, principali attori di questa guerra, abbiano tutti dichiarato la settimana scorsa che Gheddafi era caduto, sottintendendo che la guerra era finita, e perché gli stessi media abbiano proclamato la fine della guerra. Per capirlo, è prima di tutto importante capire quanto sia stato sorprendente per questi leader il corso di questa guerra. All’inizio ci si aspettava che l’intervento della NATO, prima con la no-fly zone, poi con bombardamenti diretti sulle postazioni di Gheddafi, avrebbe portato ad un rapido crollo del suo governo e alla sua sostituzione con una coalizione democratica nell’est del paese.

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