Lettera scritta al nuovo Papa da un’ex detenuta politica in seguito alla sparizione, nel 2006, di un avvocato dei diritti civili.


Redazione
giovedì 14 marzo 2013 21:10

di Franco Fracassi

Una ex detenuta politica in un carcere segreto della dittatura argentina tre anni e mezzo fa scrisse una lettera aperta all’allora cardinale Bergoglio, accusandolo di aver prima collaborato con il regime fascista e poi di aver cercato di far calare un velo di oblio su quegli anni. La lettera venne pubblicata dall’agenzia di stampa legata a Indymedia Comcosur nel tentativo di far riapparire un avvocato che si batteva in favore dei diritti civili (Julio Lopez), svanito nel nulla il 18 settembre 2006, poche ore prima della sua annunciata presenza, in qualità di testimone, all’udienza decisiva di un processo che vedeva come imputato un ispettore di polizia reo di aver fatto parte degli squadroni della morte argentini. Popoff ve la ripropone.

Lunedì 9 ottobre 2009. Vi chiediamo di diffondere questa mail, in modo che il Paese venga a sapere cosa sta succedendo. Non vogliamo che Julio Lopez scompaia. Non deve scomparire!

Questa è il testo della minaccia che ho ricevuto pochi giorni fa: «Zecca di merda. Devi fare attenzione perché stai calpestando un orto non tuo. Devi avere cura dei tuoi fratelli, perché noi siamo uomini d’onore. Il sinistrorso del marito di tua sorella sta in una lista. Vedrai quello che gli faremo. Viva la Patria!».

Dopo aver ricevuto questa email, il mattino seguente è avvenuto all’alba l’attacco: il fidanzato della nostra sorella, lasciando la nostra casa, è stato aggredito da due uomini. Gli hanno tatuato sul braccio la scritta: «Zecca di merda».

Firmato: Cristina Maria Sabol, ex detenuta desaparecida del Pozo de Banfield, a Quilmes, nel luglio 1977.

In virtù di quanto accaduto voglio accusare Bergoglio, personaggio leader di quella Chiesa cattolica, che cerca con ogni mezzo la riconciliazione in Argentina tra le vittime della dittatura e i loro carnefici.

Io ti accuso BERGOGLIO!

Forse perché dopo tanto tempo puoi anche prendere distanza da certi personaggi.
Forse perché dopo tutto questo tempo il tuo cuore ancora non si ribella per quel che è stato fatto ai sacerdoti denunciati agli sgherri della dittatura.
Forse perché con il passare degli anni pensarti non mi fa provare sensazioni diverse dalla desolazione e lo straniamento.
Io ti accuso!
Contesto il tentativo di cancellare il passato in nome di un’armonia. Passo necessario, da quel che dici, per salvare la propria anima.
Ti contesto perché ti sei spogliato dell’umiltà che dovrebbe portarti a mostrare il culo sudicio del nostro Paese, ovvero a dittatura.
E poi riconciliarsi con chi?
Con persone che hanno pregato di giorno e assassinato di notte?
Con persone che posavano le loro mani sudice sui nostri seni e la loro lingua sui nostri capezzoli mentre ci trovavamo legate e non in grado di difenderci?
Con persone che hanno rubato i nostri figli per consegnarli alle famiglie dei “ragazzi dell’Esercito”?
Con coloro che hanno preso in giro le nostre madri e le hanno chiamate pazze?
Con coloro che ci hanno fracassato la testa contro le sbarre delle loro celle per godere sadicamente delle grida e delle urla di dolore prodotte dalla nostra carne e dalle nostre ossa che si rompevano contro il ferro?
Avresti il coraggio di tenere un sermone mostrando il culo sudicio dell’Argentina?
Invece hai preferito far calare il silenzio sull’impudenza e sull’immoralità.
Non bisogna rispondere con il silenzio al silenzio prodotto dalla morte di tanti colleghi e compagni.
Trentamila compagni non torneranno. Trentamila persone fatte tacere grazie al silenzio della Chiesa che ha consegnato questa gente agli angeli della morte.
Perché parli ora e allora sei stato zitto?
Altri come te non lo sono stati.
Portavano l’abito talare e attraversavano i villaggi, erano i miei compagni.
Nessuno di loro è tornato.
Questo fardello me lo porto ogni giorno della mia vita: io sono ancora viva, loro no.
Questo fardello mi fa ancora piangere ogni notte.
La mia speranza è quella di abbracciare un giorno i tanti colleghi spariti.
È brutto sapere che nella Chiesa si celano i delatori che intrigavano e segnalavano.
È brutto rendersi conto che chi porta l’abito talare è convinto che sia giusto far sprofondare quelle grida nel profondo della mia anima.

Io ti accuso BERGOGLIO!

Resto convinta che ci siano altri come me, che sentono quello che sento io.
Quando si è fatto parte di quel sudiciume e si ha avuto un’anima nera dopo un accordo con il diavolo non si può venire a dirci di rimanere in silenzio.
Che bisogna pregare e recitare i mea culpa in silenzio, così da portarci a perdonare i vostri peccati.
Io sono una sopravvissuta, e non ti perdono.
Tantomeno dimentico.
E nemmeno mi riconcilio.

Maria Cristina Saborido / ex – detenuta – scomparsa a Pozo de Banfield, a Quilmes, nel mese di luglio 1977.

Fonte: http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41373&typeb=0#.UUI7LqtKk0g.facebook

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