Da CONFLITTI E STRATEGIE di Gianni Petrosillo

saLa nomina dell’ex Presidente georgiano Saakashvili a governatore di Odessa sembrerebbe una provocazione di Kiev, cioè degli Usa, nei confronti della Russia e delle popolazioni russofone dell’Ucraina. Qualcuno teme si tratti di un vero e proprio atto di guerra che porterà conseguenze imprevedibili su uno scenario già ribollente di suo, con un conflitto civile ancora in corso, faticosamente smorzato dagli accordi internazionali di Minsk tra Germania, Francia e Russia. Appena insediato nelle sue funzioni, il ricercato da Tbilisi per abuso d’ufficio e malversazione, di cui è stata anche chiesta l’estradizione all’Ucraina da parte del suo paese natale, si è lanciato in una dichiarazione scioccante, in linea con la cifra pessima del personaggio.  Saakashvili ha definito la strage alla Casa del Sindacato del 2 maggio 2014, avvenuta proprio ad Odessa, “un atto necessario, un momento della resistenza del popolo ucraino all’aggressione russa”. Ricordiamo che in quell’occasione furono brutalmente ammazzate, torturate e bruciate vive, dai criminali nazionalisti ucraini, appoggiati da infiltrati stranieri, più di 50 persone, un numero che è sempre rimasto provvisorio a causa degli insabbiamenti di Poroshenko e soci, che non hanno mai garantito un’indagine serie ed indipendente di quei misfatti.
Che Saakashvili fosse un autentico balordo, un avventurista guerrafondaio, manovrato da oltre Atlantico come un burattino, lo si sapeva sin dai tempi del conflitto in Ossezia del sud del 2008. In quell’occasione Saakashvili, approfittando delle Olimpiadi di Pechino, invase l’Ossezia provocando la morte di 1700 civili e di 21 soldati russi, lì dislocati come forza d’interposizione. Ma la risposta di Putin non si fece attendere e in pochi giorni “l’armata russa” arrivò alle porte della capitale georgiana, ritirandosi solo quando fu chiaro che il Governo si sarebbe arreso senza condizioni. Di quell’evento ci resta oggi l’istantanea di Saakashvili che mastica nervosamente la sua cravatta. Quel fermo immagine di un uomo senza fegato, scaricato dai suoi stessi alleati americani, doveva restare l’epilogo ingloriso della sua carriera ed, invece, ci ritroviamo, questo lestofante coi galloni dell’imbecille, in un ruolo di primo piano nell’Ucraina filo-europea e filo-americana. Tutto ciò è un fatto normale solo in un paese anormale che sta smarrendo la sua identità ed il suo orgoglio. Dopo i ministri americani, lituani e ancora georgiani ecco arrivare il latitante transcaucasico che, fino a qualche tempo fa, era riparato in America, terra di tutte le canaglie espatriate, all’Università di Tufts nel Massachusetts. Tutti casi strani rispetto ai quali l’UE chiude gli occhi per non doversi smentire sulla menzogna dell’occupazione russa dell’Ucraina. Chissà come mai i russi invadono e gli ucraini parlano sempre più americano. L’Ucraina è stata trasformata in una terra di canaglie da Obama, tanto che sembra di essere ritornati nella Cuba di Fulgencio Batista, dove non mancano mai le puttane e i puttani disposti a vendersi per poche grivne svalutate. Occorre tenere conto, inoltre, che la regione di Odessa confina con la Transnistria, enclave indipendente del territorio moldavo, sul quale pesano le rivendicazioni nazionalistiche di Chi?in?u e di Bucarest. Secondo fonti riservate, proprio quest’’ultima starebbe mettendo a punto un piano di destabilizzazione di Tiraspol in collaborazione con moldavi e ucraini. Ricordiamo che la Transnistria si trova, di fatto, sotto tutela russa dagli inizi degli anni ’90. L’Europa sta diventando una polveriera a causa delle ingerenze statunitensi, con Bruxelles che lascia fare per mancanza di coraggio. Il prossimo medio-oriente saremo noi e ne pagheremo il prezzo con instabilità diffusa, guerre, ammazzamenti e lacerazioni di ogni tipo.

 

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