Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation, 09.07.2013

9014Gli osservatori della politica mediorientale hanno spesso detto che le alleanze regionali mutano  velocemente come le sabbie del deserto. E nulla sostanzia questa metafora quanto il rapporto tra Israele e Turchia, che andava dal caldo al freddo polare ad un attuale tiepido ‘matrimonio di convenienza’. I due amici di una volta ora collaborano in una difficile alleanza per rovesciare il governo del presidente siriano Bashar al-Assad. Per molti aspetti, il rinnovo dell’alleanza Ankara-TelAviv non dovrebbe essere una grande shock. Dopo tutto, il premier turco Recep Tayyip Erdogan del filo-islamista Giustizia e Sviluppo (AKP), è tutt’uno con i wahabiti di Arabia Saudita e Qatar quando si tratta della Siria. L’ascesa dell’AKP in Turchia a spese del secolare Partito del Popolo Repubblicano (CHP) che supporta la dottrina del califfato anti-musulmano del fondatore della Turchia moderna, Kemal Ataturk, ha portato all’alleanza di fatto tra Ankara e i regimi fondamentalisti radicali dei salafiti di Riyadh e della Fratellanza musulmana di Doha.
I problemi del presidente egiziano Muhammad Mursi con l’esercito egiziano sono sorti quando Mursi ha cominciato a radunare radicali salafiti e Fratelli musulmani, tra cui elementi di al-Qaida, per la causa jihadista in Siria. La causa comune di Mursi con i jihadisti che combattono in Siria ha attraversato la linea sulla sabbia degli ufficiali egiziani, che ricordano i giorni di gloria del panarabo socialista secolare Gamal Abdel Nasser e della Repubblica Araba Unita con la Siria. La mossa dell’esercito egiziano contro Mursi e il partito Libertà e Giustizia dominato dalla Fratellanza musulmana, modellato sull’AKP della Turchia, ha fatto venire i brividi a Erdogan. Il Primo ministro turco è ben consapevole del fatto che un precedente governo filo-islamista di Ankara, del partito Refah, fu estromesso dai militari laici turchi con un colpo di Stato costituzionale, nel 1997. Dopo il giro di vite sulle proteste di Erdogan, innescate dal suo desiderio di ristabilire una caserma di epoca ottomana in un famoso parco d’Istanbul, i militari turchi guardano con attenzione la reazione dell’opinione pubblica. Nonostante la popolarità di Erdogan sia rimasta forte nell’entroterra della Turchia, i laicisti dell’opposizione sono stati incoraggiati dalle grandi folle di manifestanti scese nelle piazze di Istanbul, Ankara, Antalya e di altre città. Non ci vorrebbe molto ai generali turchi mostrare la porta all’islamista Erdogan, come i generali egiziani che hanno detto a Mursi di dimettersi.
Erdogan rompe il ghiaccio con gli israeliani, dopo che le relazioni si erano raffreddate a temperature sottozero dopo l’attacco israeliano alla nave turca per gli aiuti a Gaza Mavi Marmara, in cui nove passeggeri, tra cui un cittadino turco-statunitense, furono uccisi; ed ha aperto un nuovo capitolo della saga politica del Medio Oriente post-’Primavera araba’. Una delegazione turca è stata inviata in Israele per discutere le richieste di risarcimento delle vittime dell’attacco alla Mavi Marmara.  Anche se il governo Erdogan ha insistito che la delegazione fosse in Israele solo per discutere delle compensazioni, gli osservatori ritengono che l’oggetto delle discussioni turco-israeliane comprendesse anche l’adozione di una strategia comune per cacciare Assad. E’ chiaro che non  soltanto l’intervento del presidente Barack Obama ha incoraggiato Erdogan e il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad iniziare a parlarsi di nuovo, ma la lunga alleanza segreta e sostanziale tra Israele, i sauditi e il Qatar, ha convinto Ankara che dovrebbe cooperare con Israele per rovesciare Assad a Damasco. Turchia e Israele collaborano strettamente nella propaganda contro la Siria. Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha condannato il leader del CHP turco Kemal Kilicdaroglu per aver suggerito che i ribelli siriani hanno utilizzato armi chimiche in Siria per un’operazione ‘falsa bandiera’ da attribuire alle forze di Assad. Gli israeliani, naturalmente, sono maestri nelle campagne di raggiri, tra cui il lancio di attentati terroristici falsa bandiera per far avanzare la loro agenda. Kilicadroglu, come Assad, è un alawita, membro di una setta legata alla minoranza islamica sciita, considerata eretica dai sunniti di tutti i colori, tra cui Erdogan; il nuovo emiro dei Fratelli musulmani del Qatar sheikh Tamim bin Hamad al-Thani e la dirigenza dell’esercito libero siriano armato dagli USA.
Obama, che ha mediato i rinnovati colloqui tra Turchia e Israele, non è un giocatore inattivo nell’alleanza appena restaurata tra Ankara e TelAviv sulla Siria. L’ex consigliere di Obama per la sicurezza nazionale e attuale direttore della CIA, John O. Brennan, avrebbe visitato la Mecca, mentre era il capo della stazione CIA a Riyadh ed è un ammiratore servile del regime saudita e dei suoi orpelli wahabiti; lavora dietro le quinte per coordinare l’assistenza di Stati Uniti, Turchia e Israele ai ribelli siriani. I ribelli sono costituiti principalmente da veterani jihadisti delle guerriglie in Libia, Iraq, Afghanistan, Pakistan, Cecenia e Yemen, e molti hanno il sangue dei soldati statunitensi  e dei civili libici, africani, afgani, pakistani e russi sulle loro mani. Israele sarà lieto di occuparsi di tali elementi di al-Qaida, al fine di schiacciare Hezbollah libanese che ha radunato le sue forze per difendere Assad e le popolazioni cristiane, sciite e alawite in Siria. Solo nelle mobili sabbie del Medio Oriente lo Stato ebraico, di destra e militarista, potrebbe fare causa comune con i jihadisti wahabiti e salafiti sostenuti da USA, Arabia Saudita, Qatar e Turchia, attaccando e massacrando sciiti, alawiti e cristiani siriani al fine di avvertire il governo dell’Iran sciita. Nel frattempo, le azioni di Israele vengono applaudite dai fondamentalisti cristiani, i noti ‘cristiano-sionisti’ che difendono le guerre di aggressione statunitensi contro i popoli musulmani, mentre sostengono una politica da taliban che colpisce le donne, l’istruzione pubblica, la separazione Stato-Chiesa e la libertà di espressione negli USA.
Il Sunday Times di Londra ha riferito che un anonimo funzionario israeliano ha detto al quotidiano che l’obiettivo a lungo termine di Washington e Tel Aviv è la creazione di un blocco sunnita in Medio Oriente composto da Turchia, Arabia Saudita, Qatar e uno Stato islamico sunnita in Siria, che avrebbe Israele quale membro de facto. Il governo a guida sciita dell’Iraq verrebbe controllato dal nord curdo autonomo che aderirebbe al blocco sunnita, in quanto i rapporti tra la regione curda autonoma dell’Iraq e la Turchia sono relativamente buoni. Le azioni dell’amministrazione Obama, che ha deciso per la prima volta nella storia statunitense di schierarsi in una guerra di religione tra sunniti e sciiti, puntano alla creazione di una nuova versione della vecchia Central Treaty Organization (CENTO) della Guerra Fredda… Gli Stati Uniti erano solo un osservatore della CENTO, il suo principale membro occidentale era la Gran Bretagna. Si può prevedere che gli Stati Uniti, come Israele, saranno membri osservatori del nuovo blocco sunnita mediorientale, ma con maggiore influenza di quanto il loro status di osservatore suggerirebbe. Mentre la CENTO era un luogo d’incontro dei funzionari del governo laicista/kemalista della Turchia, del governo dello Scià dell’Iran, dei ministri anglofili del governo del Regno dell’Iraq e del governo del Pakistan, il nuovo blocco sunnita sarà composto da Fratelli musulmani, salafiti, wahhabiti e anche elementi di al-Qaida che collaborando tutti mano nella mano con statunitensi, turchi e israeliani guideranno il Medio Oriente arabo verso un nuovo 13° secolo. E’ dubbio che il Regno hashemita di Giordania possa sopravvivere a una tale blocco. La Libia, sempre più sotto il controllo dei salafiti, probabilmente si unirà diffondendo il salafismo in tutto il Nord Africa e la regione del Sahel.  Ancora più importante è il ruolo che i turchi giocano nel promuovere il radicalismo sunnita nel Caucaso, nel bacino del Volga, nelle steppe dell’Asia centrale e in Cina occidentale.
Il blocco emergente intorno la rinnovata alleanza Ankara-TelAviv predice un possibile disastro per i popoli di Medio Oriente, Africa, Europa, Asia Centrale ed Orientale.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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