di Lucio Sanna

Il libro di Paolo Maleddu

La definizione di “Signoraggio bancario” ha origini antiche e medioevali, quando esisteva soltanto il semplice “Signoraggio”. Infatti in quei tempi, quando era ancora in vigore il baratto per i piccoli scambi (per esempio un cavallo in cambio di una mucca), chi possedeva del metallo prezioso (oro, argento e rame), per attribuirgli un valore ufficiale spendibile come moneta al fine di acquistare merce in Paesi lontani (ad esempio un chilo d’oro dall’Italia per una stiva ripiena di seta della Cina), poteva portarlo presso la corte del Signore o Principe dove veniva impressa l’effige del Sovrano in cambio di una percentuale minima sul valore della moneta, che era il risultato del metallo prezioso in cui era stata impressa l’immagine del Signore o Principe.

La differenza è che allora chi coniava moneta lo facevo su oro, argento o rame ed il beneficiario era il Signore o il Capo dello Stato, oggi chi produce moneta (le Banche) lo fa con fogli di carta filigranata a cui non corrisponde alcun controvalore effettivo e reale, ma che hanno un puro valore legale dato loro dalle Banche con l’assenso dei Governi ed i beneficiari sono le Banche stesse. In definitiva le Banche “creano” denaro dalla carta, oltretutto senza alcun costo di produzione essendo il 98% della massa monetaria circolante di tipo scritturale (vale a dire virtuale come assegni, bancomat, carta di credito etc.).

Da qui la definizione di “Signoraggio” a cui in tempi recenti è stato aggiunto il termine “bancario” per indicare che il beneficiario di questa concessione non è più il Principe antico medioevale, ma le moderne banche. Ora all’origine del debito pubblico di una Nazione o di uno Stato vi è proprio il “Signoraggio bancario”, che è sostanzialmente diverso dal “Signoraggio” antico e medievale.

Per esempio, la “Banca d’Italia” ufficialmente o apparentemente sembra essere la Banca dello Stato Italiano, main realtà appartiene ad un consorzio di “Banche ufficialmente private”. Lo Stato è presente nella “Banca d’Italia” solo attraverso l’“INPS” (“Istituto Nazionale Previdenza Sociale”, ente pubblico che amministra il ‘Fondo Pensioni per i lavoratori dipendenti’, fondato nel 1933) e l’“INAIL” (‘Istituto Nazionale Assicurazioni contro Infortuni sul Lavoro’, fondato nel 1933) con il 5, 6%; questo per giustificare la definizione di ‘Ente di Diritto Pubblico’ data alla “Banca d’Italia”, che in realtà è un ‘Ente di Diritto Privato’ al 94, 4% .

La “Banca d’Italia – ora filiale della “Banca Centrale Europea”, anch’essa privata – ha solo due funzioni:

1°) controlla l’operato delle altre “Banche ufficialmente private” (in pratica le Banche controllano se stesse);

2°) concede alle varie “Banche private” il diritto di stampare banconote.

Lo Stato non stampa moneta, le Banche sì. Poi la Banca centrale cede allo Stato la moneta stampata (ad esempio 4 milioni di euro) in cambio di “titoli di debito pubblico”, che sono una sorta di “cambiali” (corrispondenti, legalmente ma non realmente, ai 4 milioni di euro dell’esempio su riportato). Dunque lo Stato emette “titoli di debito pubblico” (“Bot, Cct, Ctz” …) e li dà concretamente alle Banche ufficialmente private, le quali li rimettono sul mercato finanziario internazionale – all’asta – per i risparmiatori che vogliano comprarli, promettendo un certo ‘interesse’ dopo un certo lasso di tempo pattuito (ad esempio il 2% annuo se tutto procede regolarmente). Quindi se il cliente compra dalla sua Banca privata ‘titoli di Stato’ per 100 mila euro, dopo un anno dovrebbe ricevere il 2% sui 100 mila euro esborsati, cioè 2 mila euro l’anno d’interessi.

Praticamente l’entità del debito pubblico, da cui deriva la politica finanziaria di una Nazione, non la decidono i Governi degli Stati, bensì i mercati finanziari, ossia circa una decina di Banche e Società finanziarie private, vale a dire l’Alta Finanza.

Allo Stato rimane solo la proprietà delle monete metalliche (a partire da 1 centesimo sino a 2 euro) coniate dalla Zecca, che valgono però solo il 2% della massa monetaria circolante.

La “Banca d’Italia”, quindi, è simile ad una buona tipografia: essa stampa una banconota, ad esempio da 500 euro, il cui costo di produzione è di circa 30 centesimi di euro tra filigrana e inchiostro e la cede alla Stato, non al costo di produzione (30 centesimi), ma al valore della banconota stessa: 500 euro. Gli immensi introiti che la “Banca d’Italia” incamera stampando cartamoneta in teoria li dovrebbe consegnare alla Stato italiano nella misura oscillante tra il 70 e il 90%, ma, in realtà, rimangono a Bankitalia in quanto le banconote emesse sono iscritte a bilancio al passivo, ossia le banconote emesse dalla Banca centrale sono iscritte  come se fossero sue, mentre sono dello Stato e la Banca le ha solo stampate, per cui i “bankster” non versano allo Stato italiano neppure un centesimo.

Inoltre il pezzo di carta dai 500 ai 5 euro non è venduto dalle “Banche ufficialmente private” allo Stato, seppur ad un prezzo assurdo (dai 500 ai 5 euro, invece di 30 centesimi di euro), bensì viene dato in affitto e senza possibilità di riscatto. Lo Stato per tutta la sua durata pagherà alle “Banche private” l’affitto e gli interessi su dei pezzi di cartamoneta che in teoria gli appartengono, ma che non può neppure riscattare dopo aver pagato abbondantemente l’affitto di essi.

Riassumendo: la nostra banconota da 500 euro (lo stesso vale per qualunque taglio di moneta cartacea, dai 5 sino ai 500 euro) alla “Banca Centrale Europea” è costata circa 30 centesimi di euro, mentre al popolo italiano quel pezzetto di carta colorata da 30 centesimi in filigrana, senza quasi alcun valore reale, costa ossia ha un valore legale di  5 o 500 euro più gli interessi perenni.

Questa è l’origine del debito pubblico (vera “catastrofe” finanziaria) sulla quale è vietato fare ricerche, studi e dibattiti, come sulla “shoah”, che in ebraico vuol dire “catastrofe” e non “olocausto”.

La cifra del debito pubblico dell’Italia, ricavata da dati “ISTAT”, (“Istituto  di Statistica”, eretto nel 1926) parte da 668 mila euro circa nel 1990 per arrivare ad  1 milione e 700 mila euro nel 2008; nel 2012 il Governo Monti ha superato i 2000 miliardi di euro.

Ora, come abbiamo visto, il debito pubblico è costituito dagli interessi dovuti all’affitto esoso ed usuraio di semplice carta da parte delle Banche allo Stato italiano in cambio di milioni di euro. Quindi, se lo Stato si riappropriasse del diritto di stampare moneta, l’Italia non avrebbe più debiti.

Nazioni come l’Italia e la Germania, che  a partire dal 1929 e all’inizio degli anni Trenta hanno visto prima implodere la loro economia  e poi rinascere da quando si sono riappropriate della sovranità monetaria nazionalizzando o ponendo sotto il controllo statale le rispettive Banche Centrali Italiana o Tedesca, hanno dovuto subire la guerra cruenta, non solo finanziaria, da parte delle potenze liberal-supercapitalistiche e giudaico-bolsceviche (Usa, Gran Bretagna e Urss) ansiose di porre fine a questi pericolosi precedenti di Stato veramente sociale.

Inoltre le banconote emesse dalla privata “Banca Centrale Europea”, come del resto i dollari stampati dalla privata “Federal Reserve Bank” americana, sono soltanto dei semplici pezzi di carta, privi di valore intrinseco, anche perché dal 1971 l’America ha abolito l’obbligo della corrispondenza in oro per ogni banconota emessa.

Nell’Antichità e nel Medioevo il valore effettivo della moneta era contenuto nella moneta stessa (oro, argento e rame più l’effige del Signore). Successivamente, a partire dall’Epoca moderna e dalla Rivoluzione inglese del 1688a Londra (esattamente nel 1694), inizia a perfezionarsi lo strapotere della moneta cartacea con la nascita della privata “Bank of England”, la prima Banca autorizzata dal Governo a battere moneta da prestare ad interesse al Governo stesso. Infine soprattutto nel XIX secolo, con la Rivoluzione industriale, vi fu l’avvento e il sopravvento finale della moneta cartacea, nella quale tuttavia era ancora mantenuto, per ogni banconota stampata, il corrispondente valore in oro custodito nei sotterranei delle Banche centrali, ma nel XX secolo anche questo valore corrispondente in riserva aurea della cartamoneta è stato abolito e si assiste alla vittoria terminaledella carta sull’oro e di “Giuda e dell’Oro” sul ferro, sul suolo e sul sangue.

Nel 1944 i “grandi” della terra (Roosevelt, Churchill e Stalin) ed i Ministri delle finanze delle future potenze vincitrici della seconda guerra mondiale decisero, nell’ambito della conferenza di Bretton Woods (Usa) le politiche da seguire in materia di ricostruzione, finanza ed economia per le transazioni internazionali e specificatamente che il dollaro fosse l’unica moneta utilizzabile per i pagamenti fra Paesi aventi valute diverse; il valore del dollaro fu a sua volta ancorato a quello dell’oro (sistema aureo). Siccome a Fort Knox di oro ve n’era rimasto ben poco Nixon il 15 agosto del 1971 a Camp David annunciò di sospendere la convertibilità del dollaro in oro. Da allora le Banche centrali continuano, come se nulla fosse, a stampare moneta anche se prive di controvalore aureo reale e provviste unicamente di valore legale, conferitale dalle Banche stesse, i nuovi Dei della Modernità in adorazione del “dio” “Quat-Trino”. Infatti nelle nuove banconote non compare più la scritta “Pagabile a vista al portatore”, proprio perché non si attinge più alla riserva aurea per coniare moneta, e di conseguenza essa non può essere convertita in oro o in valore reale. In definitiva le Banche centrali emettono “legalmente” assegni a vuoto, cioè titoli privi di copertura, che però noi accettiamo come buoni, ma se noi emettessimo assegni a vuoto o scoperti alle Banche, essi sarebbero illegali e noi finiremmo in galera ed espropriati di ogni bene reale in nostro possesso. Si ripete l’aneddoto del piccolo pirata che pescava nel mare sulla sua modesta barca, che s’imbatté in Alessandro Magno, il quale gli chiese cosa stesse facendo; al che il piccolo “brigante” rispose all’Imperatore: “io faccio in piccolo senza la tua autorizzazione ciò che tu fai in grande con l’autorizzazione che viene da te stesso”. Siccome Alessandro non era un “bankster” ma un “guerriero”, pur avendo molti difetti lo lasciò andar libero, poiché anche lui sapeva che le cose stavano proprio come le aveva dipinte il “pirata”.

Attenzione! Chi affronta il tema del Signoraggio e vuole riformare il sistema bancario muore. Si pensi a  ciò che è accaduto ai quattro Presidenti degli Usa: Abramo Lincoln († 1865), James Garfield († 1881), William McKinley († 1901) e John Fitzgerald Kennedy († 1963), che, tutti – durante il loro mandato presidenziale – si proponevano di cambiare il sistema monetario americano estromettendo la Banca Centrale, la privata “Federal Reserve Bank”, dall’esclusiva emissione monetaria. I primi tre avevano cominciato a pensarlo, Kennedy lo stava mettendo in atto. Tutti e quattro furono assassinati.

Cinque mesi dopo l’uccisione di Kennedy finì l’emissione della moneta di Stato, che lui aveva autorizzato poco prima di morire, e le “banconote Kennedy” vennero ritirate.

Anche l’Italia tentò, negli anni Settanta del XIX secolo, di riappropriarsi della sovranità monetaria emettendo direttamente banconote senza passare per la Banca d’Italia; ne è prova l’emissione delle 500 lire di carta che si affiancarono alle 500 lire d’argento. Anche in questo caso la banconota di Stato ebbe vita breve; cessò infatti subito dopo l’uccisione di Aldo Moro nel 1978.

Con la futura prossima scomparsa della moneta fisica, seppur cartacea, soppiantata dalla moneta virtuale elettronica (voluta in Italia da Monti e Draghi) la nostra dipendenza dal sistema bancario-finanziario sarà totale, come totale sarà il potere delle Banche: “sopra la Banca la Patria campa, sotto la Banca la Patria crepa”.

Non a torto Léon Degrelle chiamava i banchieri “bankster” ed  Ezra Pound ha scritto: “i politici sono camerieri al servizio dei banchieri”.

E MAURICE ALLAIS (premio Nobel per l’economia) 1988 scrisse: «l’attuale coniazione di denaro “creato dal nulla” dal sistema bancario è identica allo stampar moneta da parte dei falsari, i risultati sono gli stessi. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto».

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Per gentile concessione del Sito Web “LoSai”

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