Venerdì 12 Ottobre 2012, 11:37 in Apocalypse now di 

La fine delle aziende è la stessa che farà il patrimonio storico più grande del mondo: svenduto sottobanco sul mercato globale da gente senza scrupoli.

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Un Paese in abbandono e in dismissione. Le industrie straniere comprano a prezzi stracciati le aziende meno decotte, i giovani emigrano all’estero, gli imprenditori chiudono. Ieri sera chi ha visto Piazzapulita ha avuto modo di scandalizzarsi nuovamente per l’abbandono e il degrado di uno dei nostri monumenti più famosi al mondo, gli scavi di Pompei, che come tutto il resto dei nostri beni artistici e archeologici subiscono incuria e ladrocinio.

Ma come accade quando si scappa da una città caduta durante una guerra, il si salvi chi può implica anche l’arraffare tutto ciò che ha ancora valore per poi appropriarsene. Ricordate il saccheggio del Museo Archeologico di Baghdad, dopo la caduta di Saddam e l’arrivo delle truppe straniere? Ebbene, in un certo senso in Italia sta succedendo anche questo.

Lo racconta Gian Antonio Stella sul Corriere. Approfittando dei pochi soldi e della poca cura che prestiamo al patrimonio artistico e culturale, ricchi collezionisti stanno letteralmente rubando preziosi e antichi libri dalle nostre biblioteche. Un direttore si improvvisa Arsenio Lupin, ed ecco il risultato:

I libri fatti sparire, per quanto se ne sa oggi, sarebberoalmeno quattromila. Le biblioteche «visitate» moltissime. I soldi incassati dal ladro con tesserino ministeriale una enormità: per il solo anticipo sulla vendita di 450 volumi («c’erano degli erbari, c’erano libri di zoologia, c’erano libri di fisica, c’era il primo libro sull’agopuntura cinese, il primo libro sulla pazzia scritto nel Settecento…») De Caro incassò un milione.

Ma quale enormità, un misero milione per ben 450 libri antichi e unici: duemila euro a opera, un’elemosina. Si racconta di via vai di automobili cariche di preziosi volumi in ore notturne, di commissioni da collezionisti esteri senza scrupoli. Addirittura di due edizioni originali di Galileo Galilei, preziosissime, rubate a Padova e a MonteCassino e sostituite con copie, stessa cosa per il Sidereus Nuncius sempre di Galilei sparito dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, oltre a volumi originali del Vico e di Leon Battista Alberti. E in più centomila libri spostati per confondere le acque, e cataloghi irrimediabilmente cancellati e raschiati.

Sì, un funzionario corrotto; sì, ricchi ladri da arrestare. Però, mi chiedo: nella situazione di abbandono in cui versano i nostri beni culturali e l’intero Paese, quanti altri vanno già saccheggiando gli scantinati dei nostri musei, le nostre biblioteche, le aree archeologiche semiabbandonate? Quanti capitelli, quadri, statue, manufatti e opere qualcuno zitto zitto si porta via con traffici notturni?

L’Italia è ormai una preda agonizzante. La fine delle aziende è la stessa che farà il patrimonio storico più grande del mondo: svenduto legalmente, o sottobanco, sul mercato globale. Come non ribellarsi, mi chiedo, come non ribellarsi a questo ennesimo immenso sopruso.

Foto – Galilei, che vale ormai duemila lire

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