Scalfari ci riprova: E' arrivato il momento della fine definitiva degli stati nazione europei

L’Europa “politica” viene raffigurata come la soluzione al problema della crisi permanente che gli stessi tecnocrati hanno creato

di @CesareSacchetti
L’estate è la stagione preferita di Eugenio Scalfari. Possiamo dirlo, non perché abbiamo una diretta conoscenza della penna di Repubblica, ma perché spesso in questo periodo il fondatore del quotidiano si lascia andare a dissertazioni e auspici che non sono poi così nuovi per la narrazione alla quale siamo stati sottoposti da diversi anni, e che anticipano le forme della politica futura. L’anno passato, sempre d’estate venne l’esortazione ad aprire le porte,già piuttosto scardinate, della sovranità nazionale alla triade dei poteri tecnocratici, quella troika che ha avocato a sé le politiche economiche e monetarie degli stati nazionali.
Questo afoso fine di primavera che anticipa l’estate è salutato dall’articolessa domenicale del buon Barbapapà, che nonostante sia orfano del suo padre putativo Talus Taylor, non ha perso il suo piglio da apologeta del vincolo esterno e della cessione di sovranità europea. Fin qui, non ci sarebbe nulla di straordinario e di particolarmente interessante, se non che Scalfari adesso raccomandi la fine completa degli stati nazione che fanno parte della confederazione europea, e caldeggi l’istituzione degli Stati Uniti d’Europa. Il Trattato di Roma, il Trattato di Maastricht e il Trattato di Lisbona sono solo i tasselli di un lungo percorso durato più di mezzo secolo. Occorre allora chiudere il cerchio. Cosa manca perché terminino definitivamente gli stati nazione?
La sovranità nelle sue accezioni imprescindibili, dal controllo dello spazio territoriale alla gestione degli strumenti economici, è stata trasferita in blocco al governo sovranazionale di Bruxelles, la Commissione Europea e la sua pletora di comitati che ingolfano la burocrazia europea. C’è un problema imprescindibile secondo Scalfari, ed è la mancanza di un’istituzione politica sovranazionale europea che sciolga gli stati nazionali e le loro rispettive costituzioni. L’Europa “politica” viene raffigurata come la soluzione al problema della crisi permanente che gli stessi  tecnocrati hanno creato con una precisa ragione.
Il trauma è sempre la medicina migliore per far accettare un cambiamento non richiesto e desiderato, ed è quindi logico aspettarsi altri shock endogeni ed esogeni per spingere le opinioni pubbliche europee ad accettare passivamente quella che sarà la società del domani. Senza la paura, non c’è la leva per il controllo delle masse e senza la tecnologia non ci sono gli strumenti che permettono il controllo costante e pervasivo di cui scrive Zbigniew Brzezi?ski: “ l’era tecnotronica prevede la graduale comparsa di una società più controllata. Questa società sarà dominata da un’élite, svincolata dai valori tradizionali. Presto sarà possibile operare una sorveglianza quasi continua su tutti i cittadini e mantenere file completamente aggiornati che contengono anche le informazioni più personali dei cittadini. Questi file saranno recuperabili immediatamente da parte delle autorità.”
Quando Scalfari parla di un’Europa che ponga fine alla sua irrilevanza politica e alla sua mediocrità con l’auspicio che si trasformi “in Stati Uniti Europei,” ha in mente esattamente quella società e descrive la nuova struttura sovranazionale come “una torre con qualche possibilità d’essere addirittura la Regina del gioco; ma se rimane come adesso una confederazione di Stati sovrani e soltanto nazionali, ciascuno di loro sarà una pedina, Germania compresa.”
Se mettiamo per un momento da parte la retorica dell’Europa che conta, riusciamo a cogliere pienamente il vero volto del progetto che le élite chiamano Stati Uniti d’Europa; un volto autoritario e contro i popoli europeiche ha strappato loro i diritti sociali e ha partorito la peggiore austerità economica che questo continente ricordi dagli ultimi 50 anni. L’altoforno nel quale sono state bruciate le carte costituzionali e le sovranità nazionali, è stato necessario per realizzare quel trasferimento di poteri senza il quale le oligarchie delle famiglie europee non sarebbero in grado di aver oggi nelle proprie mani buona parte di quel potere che avevano perso nei secoli scorsi.

Affermare che la Germania ci rimetta qualcosa nel gioco europeo non è altro che un goffo tentativo per invocare la creazione di una struttura sovranazionale delegittimata dal consenso dei popoli, in quanto i trattati europei sono stati scritti come un riflesso del modello ordoliberista tedesco, non solo nella formazione dell’unione monetaria che permette all’export tedesco di avere surplus nella bilancia dei pagamenti, ma soprattutto nella struttura neomonetarista della banca centrale europea.

Scalfari scrive che i trattati si possono cambiare, i fatti no, ignorando che i fatti sono il prodotto di quegli stessi trattati che sono stati firmati spesso grazie a delle crisi indotte nel sistema e che hanno portato l’opinione pubblica ad accettare come l’unica via di salvezza, quella proposta dalle èlite. Non è stato così per Mani Pulite? Si è scritto un racconto che descrive l’Italia come un paese irredimibile e corrotto, curabile solamente cedendo spontaneamente quote di sovranità. Gli architetti della globalizzazione sono riusciti nella parte più difficile dell’impresa, quella di far amare lo stato di sottomissione nel quale versano oggi i popoli europei e nel quale i governanti hanno il compito che scrisse Mark Twain: “gli statisti si inventeranno menzogne a buon mercato, gettando la colpa alla nazione che viene attaccata, e tutti gli uomini saranno lieti di ascoltare quelle bugie che mettono a posto la coscienza , e le accetteranno diligentemente, rifiutandosi di considerare quei fatti che le smentiscono ; così ogni uomo si  convincerà che la guerra è giusta, e ringrazierà Dio per il sonno che si godrà dopo questo processo di grottesco autoinganno”.
L’unica parola da cambiare in questa citazione è quella di statisti, che non esistono più da tempo, da quando hanno lasciato il posto ai rappresentanti delle strutture tecnocratiche che indirizzano la vita politica degli stati europei. Ecco perché Scalfari rimprovera a Renzi di non citare nemmeno una volta il progetto degli Stati Uniti d’Europa, ed è una ramanzina che suona quasi come un avvertimento. Qualsiasi personaggio sulla scena politica italiana è mutuabile, ed è una lezione che abbiamo appreso meglio negli ultimi anni. Prima Monti, poi Letta e ora Renzi non hanno alcun vero potere in questo scenario, se non quello di esecutori del progetto che è stato loro assegnato.
Quando qualcuno è stato ritenuto d’intralcio oppure non più utile alla causa, è stato sostituito. Non dovrà dunque destare sorpresa se le tecnocrazie europee decideranno di prendere direttamente in mano le redini del governo, costruire le premesse fondamentali per una crisi ancora più grave, sia essa di carattere politico o economico, e poi mostrare ancora una volta una sola possibile soluzione.
Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11902

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