A Washington appare sempre più drammatico il braccio di ferro fra Obama e i repubblicani – che in questo momento controllano il parlamento – sulla necessità di alzare il tetto del debito pubblico entro il 2 di agosto.

Se ciò non avverrà, la nazione americana andrà automaticamente in default, ovvero verrà dichiarata insolvente, con conseguenze che – dicono gli esperti – saranno “catastrofiche” per tutti.

I repubblicani sono disposti a concedere a Obama il rialzo del tetto, ma solo a condizioni estremamente pesanti per l’attuale presidente: tagli alla spesa pubblica – soprattutto pensioni e assistenza medica – e riduzione delle tasse per i più ricchi e per le corporations.

In realtà si tratta di una manovra politica, da parte dei repubblicani, intesa a far perdere in ogni caso la rielezione ad Obama: se la nazione andrà in default lui sarà accusato dai conservatori di aver portato l’America al disastro, se invece rialzerà il tetto, accettando i tagli alla spesa pubblica, sarà accusato sia dai conservatori, per aver indebitato ulteriormente il paese, sia dai progressisti, per non aver tenuto fede alle proprie promesse elettorali.

In tutto questo, l’unica persona che sembra vedere la situazione con grande lucidità è Ron Paul, …

… il quale sostiene che nessuna delle due soluzioni sarebbe comunque utile al paese. E visto che una seconda crisi economica sembra ormai alle porte, Ron Paul rischia finalmente di riuscire a convincere gli americani che i veri problemi si trovino più a monte. A cominciare dalla Federal Reserve, ad esempio:

Sarà lui il prossimo presidente degli Stati Uniti?

Massimo Mazzucco

 

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