Ci sono già molte proposte di riforma per la “relativamente nuova” normativa britannica sul lobbying.

Il Lobbying Act del Regno Unito, approvato a inizio 2014 con il royal assent della Corona, è stato definito “legge bavaglio” dalle organizzazioni “non-party” britanniche per aver previsto, nella seconda sezione (su tre: la dicitura completa è Transparency of Lobbying, Non-party Campaigning and Trade Union Administration Act 2014), misure molto restrittive sul finanziamento della politica nei loro confronti.

Anche la prima parte della regolamentazione, quella che riguarda la trasparenza delle lobby, ha deluso molto le aspettative prospettate dal governo Cameron: per prima cosa, le regole riguardano solamente i consultant lobbyists, ossia solo una minima parte dei lobbisti britannici, escludendo coloro che lavorano in-house presso le aziende maggiori, gli studi di consulenza legale o finanziaria e le fondazioni o associazioni. Inoltre, i pochi soggetti a registrazione non hanno grandissimi obblighi di trasparenza: nessun obbligo di rendere pubblici gli incontri, né il budget impiegato per le azioni di lobbying.

Sulla seconda parte, però, i soggetti interessati stanno proponendo degli emendamenti. La legge, infatti, ha imposto limiti molto bassi sul finanziamento della politica in fase pre-elettorale da parte delle associazioni di advocacy o delle ONG: 20mila £ in Gran Bretagna, e 10mila nelle altre parti del Regno Unito per ogni constituency. La Third Party Campaigning Review, a cura del Conservatore Lord Hodgson of Astley Abbotts, ha aperto negli scorsi mesi una consultazione pubblica che si è chiusa a inizio Giugno. Il prossimo step è un successivo questionario riservato ai soggetti interessati per presentare proposte in base a 33 argomenti, entro il prossimo mese di Luglio.

Secondo lord Hodgson, “sarà importante per il valore dell’inchiesta che aderiscano più soggetti politici da parte di tutta la società. Finora la review ha raccolto molto successo, e sarà importante che il lavoro fatto finora non vada perso. Spero che emergeranno dalla consultazione molti spunti”.

La review, prevista dall’art. 39 del Lobbying Act, è un istituto governativo che prevede il monitoraggio del processo elettorale subito dopo le elezioni. Il primo banco di prova si è avuto alle scorse elezioni politiche; il primo monitoraggio, in programma per il novembre 2016, potrebbe anche essere anticipato di diversi mesi. Molte organizzazioni, come la PRCA britannica, hanno già esposto la loro posizione in merito all’ultima campagna elettorale, in cui hanno avuto minore impatto sul finanziamento politico rispetto al passato, augurandosi che gli organi parlamentari competenti modificassero la norma.

 

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