Di giellegi

Il presdelarep ha preteso che operassimo contro la Libia, sostenendo tuttavia che non eravamo in guerra, dovendo soltanto assolvere un compito di pace ordinato dall’Onu. Tutti sanno bene che quella risoluzione, decisa ufficialmente (e ipocritamente) soltanto per istituire una no fly zone attorno a Bengasi, è stata fin da subito violata e superata, arrivando poi al bombardamento di Tripoli e altre città, al vero massacro del paese, all’uccisione di presunti mercenari pro Gheddafi di pelle nera e infine al selvaggio linciaggio e sodomizzazione del leader libico senza la minima dissociazione di chicchessia (nemmeno Russia e Cina, va detto con nettezza), neppure quando il capo del CNT ha rivelato pubblicamente che quell’uccisione era stata ordinata da una “potenza straniera”. Nulla ha eccepito il presdelarep, come nulla ha eccepito la Chiesa – sempre prodiga di inviti alla fratellanza e all’amore – che ha anzi obbligato Mons. Martinelli ad una inversione di posizioni a 180°. E’ stata quindi superata la posizione di D’Alema nel 1999, quando aggredì la Jugoslavia al seguito degli Usa di Clinton, con la scusa di un inesistente genocidio in Kosovo, ma almeno ammettendo che eravamo in guerra e non in missione di pace. Gli ex piciisti, già adusi ad appoggiare l’Urss in Ungheria (1956) e Cecoslovacchia (1968), si superano sempre l’un l’altro. Ed è il destino di tutti quelli che cambiano campo.

Dopo aver “ordinato” che si seguisse la Nato in Libia, il presdelarep ha di fatto imposto a Berlusconi di fare melina per mesi e mesi ed infine gli ha “consigliato” di andarsene (e in 48 ore, non in un paio di settimane come sembrava aver deciso l’ex premier), ha nominato Monti, ha ricevuto le congratulazione degli ordinanti (posti in gerarchia discendente dagli Stati Uniti alla Germania alla Francia) ancor prima dell’effettiva nomina e della decisione del Parlamento che dovrebbe essere l’unico ad infine decidere chi deve essere il primo ministro (in altri paesi sarebbe il Primo Ministro, ma in un paese ormai “colonizzato” bisognerebbe addirittura parlare di maggiordomo o qualcosa di simile). Ha poi anche premuto sul governo (sempre in minuscolo) perché stangasse gli italiani e si arrivasse ad una sorta di Stato in cui sono sospese molte garanzie di libertà per i cittadini. Infine, pochi giorni fa, andando a Napoli, ha sostenuto di “avere notizie” che tale governo “servitore” avrebbe deciso nuovi stanziamenti per le disastrate ed effettivamente parassitarie regioni del sud. Insomma la più completa prevaricazione delle prerogative di un presdelarep italiano, una dietro l’altra, un qualcosa che assomiglia a provocazioni successive per dimostrare che ormai in Italia non esiste più la democrazia parlamentare.

Lungi da me difenderla, poiché ben si sa che preferisco altri regimi istituzionali, ma almeno sono per la caduta di ogni velo di ipocrisia, perché la chiarezza di intenti è sempre manifestazione di una certa ampiezza di vedute; mentre quando si usa dire una cosa (ad es. fingere la difesa della Costituzione presunta antifascista) e poi farne un’altra, è evidente che si è in presenza di manovre torbide con finalità nascoste, che non appartengono ad una politica magari dura ma effettivamente sovrana. Si nasconde la mano perché gli intenti non sono di propria decisione, ma maturati in altra sede a noi estranea e tutt’altro che amica. Credo non abbia senso dire che questo presdelarep è peggiore di altri. In Italia, in genere, non ricordo presidenti “migliori”. L’unico alla fine non del tutto inaccettabile fu forse Cossiga, ma soltanto perché meno ipocrita. Eppure si sollevò scandalo per il suo comportamento, mentre oggi lo scempio di ogni regola è accettato da tutte le forze politiche che dimostrano per ciò stesso la loro totale inettitudine.

Ripeto che non ha senso parlare di migliore o peggiore presidente. Si tratta invece di un vero tornante; non siamo mai stati, dal 1945 ad oggi, così dipendenti e privi di ogni autonomia; siamo totalmente eterodiretti. Nemmeno ha quindi senso ripetere, invertendo la direzione, le pantomime della “sinistra” (dei rinnegati) sul presunto fascismo di Berlusconi, poi ridottosi alla comica categoria del fascismo “mediatico”; ridicolo nella formula (le autentiche legnate che la sinistra si sarebbe meritate fanno più male delle notizie e sono più “educative”) e nella sostanza, con almeno 5-6 trasmissioni settimanali forsennatamente antiberlusconiane (ed una satira a senso unico, come dimostra l’attuale smarrimento della stessa venendo a mancare il suo esclusivo oggetto). Non siamo più oggi in un regime a (finta) democrazia parlamentare e nemmeno ad aperto regime d’eccezione, che sarebbe in effetti necessario proprio per neutralizzare questo quadro di servitù italiana.

C’è solo un barlume di verità nell’affermare una certa continuità tra il filo-sovietismo del 1956 e il filo-americanismo odierno (che sussiste in realtà dagli anni ‘70, sia pure allora mascherato per motivi fin troppo ovvii). In effetti, un certo Pci era acriticamente filosovietico prima di quegli anni perché ciò corrispondeva alla “natura” operaio-contadina della sua base sociale (diciamo meglio: elettorale), mentre in seguito, e soprattutto negli ultimi vent’anni, quest’ultima è mutata profondamente (il ceto medio semicolto). Una dirigenza puramente opportunista come quella piciista (perché non fu mai comunista) non poteva che seguire una linea in grado di turlupinare, ingannare, far degenerare, questa sua base (in mutamento), perché solo così poteva conquistare posizioni di potere. Tutto questo è però un discorso complesso, che richiederà ampie riflessioni, e un ripensamento decisivo degli anni ’60 e ’70. Teniamo solo presente il carattere profondamente degenerativo del piciismo italiano, da sempre – sia pure con vari gradi, alcuni saliti di scatto – opportunista e codista, non interessato al gramsciano blocco sociale (se non come esteriorità formale del discorso falsificatore), bensì a seguire l’evoluzione della possibile base elettorale, di cui solleticare i peggiori istinti in modo da farla diventare quel terrificante e obbrobrioso ammasso di “ceti medi” parassitari che ha rappresentato l’infezione cancerogena di questa nostra società.

L’attuale funzione della presidenza della repubblica, prescindendo dalla personalità del suo titolare, si è andata formando in questo ormai lungo processo degenerativo del piciismo quale substrato particolarmente adeguato ad una mutazione quasi antropologica. In realtà sociale, sia chiaro; dico antropologica perché rappresenta una discontinuità rispetto al discorso sociale, che sempre è stato quello del marxismo cui i comunisti ingenui sono rimasti agganciati. Anche in questo senso si riscontra quanto sostengo da anni e anni: l’essenzialità della problematica marxiana (nel suo privilegiare i rapporti sociali rispetto alla semplice funzione di una personalità), ma anche il suo irrimediabile invecchiamento di fronte ad una società come quella occidentale (e italiana in particolare) effettivamente orrorifica. In fondo, le continue provocazioni presidenziali dell’ultimo anno restano incomprensibili se non si interpretano in base ad un’attenta analisi di che cosa è stato il piciismo quale portato del mutamento subito dalla società italiana negli anni ’60 e ’70; mutamento che noi abbiamo superficialmente interpretato nel suo aspetto di passaggio dal filo-sovietismo al filo-americanismo.

Tale comprensione sarà un compito arduo, da porsi per il futuro. Intanto voglio accennare semplicemente, se volete anche semplicisticamente, al probabile motivo dell’ultima provocazione: “so che il governo darà nuovi aiuti al sud”. E’ rivolta alla Lega. Se questa non reagisce, rischia di indebolire i suoi legami con l’elettorato; se cerca di essere all’altezza dell’indignazione che una simile provocazione suscita – e tanto più la suscita perché, una volta di più, si dice qualcosa che il governo non ha deciso o comunque non ha ancora rivelato, il che è di una scorrettezza macroscopica – si potrebbe invitare alla repressione in nome della mitica “unità d’Italia”, completamente stravolta e umiliata dai continui trasferimenti di risorse al sud senza reali scopi di crescita, soltanto per alimentare i ceti parassitari che laggiù allignano, prosperano, nel mentre la maggioranza della popolazione meridionale perde posizioni.

E’ una sorta di provocazione per produrre una specifica variante italiana del divide et impera. Napolitano come Petraeus? Divide anche lui “sunniti” e “sciiti”? Scherzo ovviamente, ma il significato di quanto dico mi sembra ovvio. Qui si cerca lo scontro tra bastonati, il livore reciproco tra coloro di cui si vuol impedire l’unione per “cacciare all’inferno” tutti questi bastonatori. E nel provocare questo scontro, probabilmente i “passeggiatori” tra filo-sovietismo e filo-americanismo sono fra i più indicati per la loro duttilità camaleontica. Dobbiamo cominciare a muoverci in “nuove dimensioni” d’analisi che, lo ammetto, non mi sono del tutto chiare; tuttavia, qualche “lampo” comincia a balenare. In fondo questi piciisti – molto mediocri intellettualmente – si muovono perché eterodiretti; la loro bravura è sempre, appunto, nel loro camaleontismo. Non hanno autonoma intelligenza politica; dobbiamo capire meglio chi li comanda e dirige. Hic Rhodus, hic salta!

Fonte: http://www.conflittiestrategie.it/2011/12/13/provocazione-continua/

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