Di Nestor Carnevali

Senza sosta. Nonostante le legittime preoccupazioni degli ambientalisti continua la corsa, inesorabile ed inarrestabile, alle perforazioni alla ricerca di petrolio nell’Artico. Il colpo stavolta è messo a segno dalla Exxon, ancora priva di autorizzazioni da parte dell’amministrazione Obama che è ancora alle battute preliminari con la Shell, ma capace di trovare un accordo con la Russia e la compagnia Rosneft con tanto di beneplacito e presentazione in pompa magna con Vladimir Putin.

500 miliardi di dollari, tanto potrebbe valere l’affare secondo il premier russo che era presente nella conferenza stampa congiunta con Rex Tillerson, amministratore delegato della Exxon. Il partner britannico della Rosneft, la BP, viene colta in contropiede e gli americani ottengono l’autorizzazione ad una esplorazione preliminare del mare di Kara, un’area inaccessibile almeno fino a quando gli effetti del cambiamento climatico non hanno iniziato a farsi sentire con lo scioglimento di quelle barriere di ghiaccio che rendevano non conveniente la ricerca dell’oro nero nelle fredde acque dell’Artico.

Pur di siglare la partnership Exxon ha accontentato i russi cedendo alcuni diritti d’estrazione per giacimenti in Texas e nel Golfo del Messico, una riprova di quanto le compagnie petrolifere puntino verso nord nella loro caccia e siano disposte praticamente “a tutto”.

Via New York Times

Petrolio: Exxon entra nell’Artico grazie a Putin é stato pubblicato su Ecoblog.it

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