Di Marina Perotta

 Il ponte sullo Stretto non si fa, ma al Governo non interessa: meglio pagare la proroga che la penale da 300 milioni di euro . Sarà stato questo, in sostanza, il ragionamento fatto dal Consiglio dei Ministri quando è stato varata la proroga di due anni con la motivazione ufficiale di “Studio di fattibilità”.

E infatti nella nota diffusa al termine del CdM si legge:

Tale decisione e’ motivata dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, vista anche la sfavorevole congiuntura economica internazionale, ed e’ in linea con la proposta della Commissione europea dell’ottobre 2011 di non includere più questo progetto nelle linee strategiche sui corridoi trans-europei. Solo tali opere, infatti, possono godere del co-finanziamento comunitario. Qualora in questo periodo di tempo non si giungesse a una soluzione tecnico-finanziaria sostenibile, scatterà la revoca ex lege dell’efficacia di tutti i contratti in corso tra la concessionaria Stretto di Messina spa e il contraente generale, con il pagamento delle sole spese effettuate e con una maggiorazione limitata al 10%.

Insomma altri due anni per scaricare definitivamente un progetto peraltro già morto.

Spiega Luigi Sturniolo della rete NoPonte:

Lungi dall’essere un motore dello sviluppo del meridione, il Ponte è una tipica infrastruttura della crisi. Sta lì, fermo, ad aspettare che qualcuno ci butti dentro qualche centinaio di milioni di euro ogni tanto, allo stesso modo che per il Tav, per i termovalorizzatori, per il Mose, per autostrade come la Salerno-Reggio Calabria. Sono opere (le chiamano grandi opere) che provano a tenere in vita una forma impresa in crisi perenne, una forma impresa che intrattiene col territorio rapporti di carattere predatorio.

Via | Tempo StrettoRete No Ponte
Foto | Rete No Ponte

Per il Ponte sullo stretto il Governo vara 2 anni di proroga é stato pubblicato su Ecoblog.it

Commenta su Facebook

Tags: