29 maggio 2012

Terremoto. Dal latino “terrae motus” = movimento della terra. La terra si muove sotto la superficie al di sopra della quale abitiamo noi, gli umani. Lo fa costantemente, è un fatto naturale, e secondo la scienza degli umani, è incontrollabile e imprevedibile. Il terremoto si manifesta con diversi gradi di intensità. Noi, gli umani, ci spremiamo le meningi nel tentativo di dare una misura, un grado, a tale intensità. Di più non possiamo fare, almeno con le cognizioni che finora abbiamo accumulato in materia.
Quello che è certo è che noi umani abbiamo una paura fottuta del “motus terrae”. E ci mancherebbe altro: tutto quello che “possediamo” e tutto ciò in cui ci riconosciamo perchè è opera nostra, è materia costruita sulla superficie, e in genere non reagisce molto bene ai naturali movimenti sotterranei. Non potendo ovviare a questi inconvenienti della natura, noi umani, essendo convinti di essere le predilette creature di un Dio fatto a nostra immagine (e non viceversa), abbiamo condannato la Terra, il pianeta che indegnamente ci ospita, ad essere dispensatore di disgrazie e distruzioni, che vengono da esso distribuite con un criterio casuale che noi umani abbiamo denominato “sfiga”.

Uso a buon diritto questo termine al posto di altri più aulici tipo “sfortuna” o “malasorte”, perchè il termine “sfiga” è quello ufficiale che viene usato dalle mie parti, dove proprio in questi giorni si è manifestato a più riprese un importante Motus Terrae. Fino a pochi giorni fa, da queste parti non si era mai usato questo termine per eventi legati alla Terra. Per dire la verità la Terra era oggetto di sperticati e giustificatissimi ringraziamenti, visto che la ricchezza proverbiale di questo posto (la “grassa” Emilia Romagna) era ed è dovuta in larga parte a prodotti legati alla Terra. La Terra ha sempre dispensato i suoi magnifici doni smisuratamente, senza risparmiarsi mai. Ma ad un certo punto qualcuno ha deciso che la Terra, questa Terra, doveva servire ad altro. Vi erano più alti e remunerativi scopi da perseguire. Ideali di progresso e di benessere che avrebbero trasformato questi posti in un vero e proprio paradiso terrestre. Qui lo spazio è tanto, e la generosità e l’ingegno della gente che ci vive sono abbondanti, come i raccolti e i frutti della Terra di cui sono figli.

Così, chi ha avuto l’idea di trasformare la Terra e la Gente di queste parti, sapeva che il successo sarebbe stato sicuro. E non si sbagliava. Nel giro di pochi decenni è cambiato tutto: il paesaggio non era più occupato da sterminati campi da coltivare con le case coloniche e i loro abitanti che pensavano fosse un viaggio epocale quello che di tanto in tanto intraprendevano coi loro motocarri per raggiungere la più vicina città, dove in piazza, al mercato, contrattavano rigorosamente in dialetto i prezzi dei loro raccolti e delle loro bestie. Mille e mille capannoni contenenti le più disparate attività commerciali e officine che, come fossero funghi, nascevano e crescevano per diventare grandi industrie che rilucevano come diamanti negli occhi delle genti di tutto il mondo dell’economia, fino a far gridare le loro voci afasiche al “miracolo”. Non più motocarri, ma potenti fuoriserie: Maserati, Ferrari, Lamborghini, Bugatti. Ecco i nuovi frutti della Terra. Non più mercati in piazza, ma locali notturni, ristoranti, viaggi in lontani paradisi tropicali. Ecco il miracolo dei figli di questa Terra. Un miracolo che forse nemmeno loro si aspettavano, ma che li ha resi ancor più orgogliosi e fieri di quanto erano prima. Hanno visto coi loro occhi e toccato con le loro mani ciò che il loro ingegno, la loro volontà e la forza delle loro braccia erano capaci di fare. Della Terra che li aveva resi così, però, rimanevano solo i ricordi dei loro nonni, l’odore ormai alieno dei campi concimati che si sente sfrecciando con il bolide o col suv per le strade provinciali che ogni tanto deviano dai paesaggi moderni per sfiorare quasi accidentalmente gli antichi campi che ancora si stendono tra un polo industriale e l’altro. Questo fino a pochi giorni fa, appunto. Poi è arrivata la “sfiga”. Come a scompigliare le carte, a far da martello ad un chiodo fisso chiamato “crisi” che già da tempo aveva cominciato a scalfire leggermente gli oliati ingranaggi della macchina economica emiliana. La prima martellata è avvenuta di notte, quasi per svegliare dal bel sogno la gente che qui era convinta di dormire nel sogno dei giusti. Poche vittime: alcuni operai che lavoravano il sabato notte. Eh già, perchè il miracolo si mantiene mica gratis. Il genio e le braccia non si devono mai fermare. Infatti, dove si poteva (ma chi ha deciso “dove si poteva”?), il lavoro non si è mai fermato. E nemmeno la “sfiga” si è mai fermata. Perchè anche qualche giorno dopo, oggi per l’esattezza, e stavolta in pieno giorno, ha fatto il bis. I danni hanno assunto proporzioni di disastro e la paura dilaga tra la gente, ma i morti si sono moltiplicati e sono quasi esclusivamente tra coloro che lavoravano al miracolo. La meravigliosa Terra, madre di meravigliosi Uomini si è mossa, e i figli di questa Terra hanno pensato che fosse “sfiga”.

Io, come tanti altri, non ho subito danni di nessun tipo dal motus terrae. Mi sono beccato tutte le innumerevoli scosse dello sciame sismico che da dieci giorni circa coinvolgono questa bellissima Terra e la loro magnifica gente, potrei descriverle tutte ad una ad una queste scosse. Ma c’è una cosa che devono sapere tutti coloro che non vivono qui e che da lontano guardano magari attraverso la tv o gli altri mass media. Se vi dicono che durante il terremoto la terra trema, non credeteci. Non è la terra che trema, si muove e basta. A tremare e a crollare sono le idee che ci hanno portato a costruire ossessivamente e a lavorare incessantemente, ad ogni costo, fregandocene della Terra, pensando solo a noi e ai nostri “miracoli”. Qui adesso si piange e si seppelliscono i morti. Ma presto si riprenderà a vivere. Come? Meglio di prima, senz’altro. Adesso qui abbiamo visto cosa trema nel Motus Terrae. Non tremerà più.

Marco Bertelli

Fonte: http://www.ereticamente.it/non-e-la-terra-che-trema/

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