Da guerrillaradio

Così Vittorio raccontava in un’intervista la sua idea di giornalismo.

Così, con le sue parole, sul suo blog, crediamo sia giusto riaprire queste porte.

E ancora, sempre, ci indica la strada.

 

 

1.      Lei risiede a Gaza e da anni si interessa e vive di persona i problemi di quest’area: perchè ha scelto di stabilirsi proprio qui e di occuparsi di questo?

Per uno come me, venuto su a pane e antifascismo, la lotta per la liberazione della Palestina è l’arena più congeniale per esprimere ciò in qui piu’credo.

L’unico, l’ultimo popolo al mondo ancora oppresso da una egemonia coloniale.

Questo e molto altro.

Come Mandela non si è mai stancato di dire nel corso della sua lotta, dobbiamo avere la
consapevolezza che la Palestina è una delle più grandi cause morali del nostro tempo.

 2.      Quando nasce guerrillaradio e perchè?

l perchè del blog guerrillaradio si fomenta 7 anni fa in una cella d’isolamento di un carcere a Tel Aviv,
nella quale fui recluso e torturato prima di subire un ingiusto processo, la mia unica colpa essere un attivista incorruttibile nel campo dei diritti umani.

Nel corso degli anni, l’urgenza è stata sempre la stessa: voler comunicare una realtà abbastanza conosciuta ma spesso e volentieri mistificata.

Dar voce ai senza voce.

3. Guerrilla (militare, politica ecc…) è qualcosa che, di base, si fa con armi inferiori rispetto alla guerra. Quali sono le sue “armi”, i suoi strumenti?

Parafrasando la crudelta’di Artaud, guerrilla è una guerriglia ideale, contro l’accanimento terapeutico all’informazione moribonda veicolata dai grossi media, ormai istituzionalizzati, lobotomizzati quindi a grancassa di una politica mediocre che non si vuole estinguere. Guerriglia non perchè io voglia intendere un moto tumultuoso di violenza, la parola guerrilla dev’essere intesa in senso lato e non nell’accezione fisica e rapace che abitualmente le si riferisce. Si può benissimo immaginare una guerriglia senza strazio carnale. Dal punto di vista del mio spirito, guerrilla significa rigore, applicazione alla ribellione e decisione implacabile, determinazione irreversibile, assoluta. Da questo punto di vista Gandhi a mio avviso è stato un implacabile guerrillero.

4. In questi anni ha affrontato momenti difficilissimi, prigionia e sequestri di persona: si è mai sentito scoraggiato o ha mai pensato di interromper la sua “missione”? Cosa la spinge a continuare?

Avendo fatto della mia vita una missione, laica e  civile, dimettermi dalla missione significherebbe dare le dimissioni dalla vita. Un suicidio.

Ci sono esistenza più spendibili di altre, e la mia è una di queste.

Tutto sta nel spenderle per qualcosa d’impagabile, come la lotta per la giustizia, la libertà.

5. Guerrillaradio e guerrilla marketing. Entrambe vogliono dimostrare che un altro modo di fare informazione/advertising è possibile, anche senza utilizzare i media mainstream. Entrambe richiedono la partecipazione e il coinvolgimento delle coscienze/persone. C’è un modo tradizionale di fare advertising, e un modo non convenzionale, che sfrutta le nicchie, lascia da parte i grandi budget, cioè che va contro corrente. Conosce questo modo non convenzionale di fare advertising?

Credo che anche le grosse testate si stanno accorgendo del tramonto dell’epoca degli strilloni. Il successo del social network dimostrano la volontà di essere compartecipi degli eventi e della Storia, come narratori in prima persona piuttosto che semplici lettori. Io non sapevo come era fatto un pc prima del 2002, poi non ho piu’ perso tempo.

6. In questi anni il guerrilla marketing è stato utilizzato per molte campagne sociali (Greenpeace e Amnesty International su tutte), qualcuna l’ha colpita particolarmente in maniera positiva? E in negativo? 

Beh, Greenpeace faceva guerrilla marketing quando ancora questo termine non eraa stato coniato. Penso un guerrilla marketing all’incontrario sia rappresentato da buona parte dei nostri politici, lo si è visto giusto questa settimana.

Concentrati un attimo sull’immagine pubblica del nostro premier: un anziano di 75 anni, con vari acciacchi, che si pone dinnanzi alle sue telecamere solo dopo estenuanti sedute di liposuzione, lifting facciali e autotrapianti di capelli, un inferno pover’uomo.

Un uomo che mente perfino sulle rughe e sui suoi capelli che immagine vuoi che dia della politica italiana? Tutta un artificio.

 7. Lei è anche uno scrittore, come promuove i tuoi libri? Ha mai pensato di farlo attraverso il guerrilla marketing e i suoi strumenti che permettono di ottenere risultati con budget limitati e bypassare tv e giornali? 

Per il mio libro pubblicato e tradotto in 6 lingue, e  per il secondo in cantiere, sempre sulla tragedia della Palestina e di Gaza che resiste, non posso certo sperare nell’attenzione di chi politicamente ha scelto l’appoggio l’incondizionato dell’oppressore. Non mi resta che il porta a porta, girare lo Stivale come ho fatto per Gaza Restiamo Umani. Un viatico di incontri con un’Italia che non appare sulle prime pagine dei giornali o nei reality. Un’Italia avvinta dai problemi economici ma che conosce ancora la solidarietà e l’empatia con chi lotta per la sopravvivenza.

Se puoi ci saranno occasioni di guerrilla market ben venga, come l’anno scorso quando durante una presentazione proiettai dei video che mostravano cecchini israeliani fare il tiro al segno sui civili di Gaza sulle mura della Fiera del Libro di Francoforte, e io e il mio traduttore Felix fummo sul punto di essere cacciati fuori.

8. Ultimamente si fa un gran parlare della democraticità di internet: in base alla sua esperienza, pensa che internet sia un mezzo democratico? Pensa possa dare realmente la possibilità di fare un giornalismo partecipativo e non uniformato?

Internet è sicuramente ancora un mezzo democratico di diffusione del sapere, e questo crea grande preoccupazione ai quei governi poco avvezzi alla democrazia. E non mi riferisco esclusivamente  alla Cina o alla Corea del Nord. Ritengo che gli scoop sgonfiati di WikiLeaks non siano altro che armi di distrazione di massa che con la scusa della sicurezza daranno il via ad un tentativo di imbavagliare la rete da parte dei governi occidentali, USA in testa.

9. Come fa l’informazione a essere indipendente? Informazione libera, significa libera dal sistema economico che la guida? Il marketing e la pubblicità possono essere liberi?

Indipendenti in Italia non sono le televisioni come è noto, ma neanche i quotidiani a maggiore tiratura come Corriere e Repubblica, con linee editoriali strettamente vincolate dai sistemi economici che ne detengono le azioni: Confindustria e De Benedetti.

L’informazione realmente indipendente è rara ma va sostenuta.

Penso a  Radiopopolare, sostenuta principalmente con gli abbonamenti dei suoi ascoltatori, o Il Manifesto che è una cooperativa, senza padrini ne padroni, e di fatto sono liberi.

10. Nel suo sito dopo le prime righe c’è scritto: “contro la corruzione mediatica”. La pubblicità contribuisce alla corruzione mediatica? Potrebbe non farlo?

Proprio il mese scorso ho pagato di tasca mia affinchè la piattaforma web che ospita il mio sito levasse la pubblicità dalle mie pagine.

Senza i proventi della pubblicità molte realtà editoriali chiuderebbero subito, ne sono consapevole,  e’ fondamentale allo stesso tempo porsi dei limiti, e in termini di contenuti, e in termini di spazio.

Ricordo Libero di Feltri quando uscì per la prima volta nelle edicole: un terzo delle pagine era solo di pubblicità. Libero di Feltri, un ossimoro.

Fonte: http://guerrillaradio.iobloggo.com/2101/niente-trucchi-da-quattro-soldi-dillo-chiaro-dillo-vero-dillo-subito


 

 11. Il nostro magazine parla di comunicazione non convenzionale e anche la sua è comunicazione non convenzionale. Chi va contro corrente deve avere coraggio (sia nell’informazione che nella pubblicità): qual è la chiave per avere successo e arrivare alle orecchie e alla mente della gente?

 

 

Non dimentichiamoci del cuore, soprattutto del cuore.

Personalmente percepisco il credito che mi viene conferito quando scrivo sul  blog o dovunque mi sia concesso uno spazio, Il Manifesto, Peacereporter, Infopal o altro,dipenda dalla credibilità e dal rispetto che mi sono guadagnato sul campo.

Quando un  attivista per i diritti umani rispettato impugna la penna come una spada, ci si attende rispetti gli stessi canoni di veridicità  e onestà che regolano il suo attivismo.


 

 12. Se dovesse dare un consiglio a chi si occupa di comunicazione cosa gli direbbe?

 

 

Niente trucchi da quattro soldi. Dillo chiaro. Dillo vero. Dillo subito.

 

 

 Vittorio Arrigoni da Gaza city

(intervista rilasciata a Sara Villa)

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