“Un grande servitore pubblico”. Con queste parole il 10 ottobre scorso, a tre giorni dalla sua rielezione, il presidente venezuelano Hugo Chávez conferiva pubblicamente la carica di suo vice al ministro degli Esteri, Nicolás Maduro (foto), indicandolo in maniera chiara e inequivocabile come suo successore. Secondo Chávez, infatti, l’attuale vice presidente si è dimostrato nel tempo un uomo in grado di “dirigere, sempre assieme al popolo, i destini di questa patria”.
Ex autista di autobus, il cinquantenne Maduro, pur non avendo avuto una formazione universitaria, ha alle sue spalle una lunga esperienza politica. Nato a Caracas nel 1962, l’attuale vice presidente, si è infatti distinto fin da giovane come leader studentesco maoista, diventando poi negli anni novanta uno dei più importanti leader sindacali del Paese. Il suo primo incontro con Chávez ha luogo quando quest’ultimo si trova ancora in carcere per il fallito golpe del 1992, a metterlo in contatto con il futuro capo di Stato del Venezuela è la moglie Cilia Flores, all’epoca sua legale e attualmente procuratore generale del Paese. Maduro inizia quindi la sua ascesa politica nel 2000, quando viene eletto come deputato per la prima volta. Nel 2006 arriva poi la nomina a presidente del Parlamento e pochi mesi dopo, nell’agosto dello stesso anno, quella a ministro degli Esteri. Nei sei anni e mezzo che lo hanno visto alla guida della diplomazia venezuelana, Maduro conduce insieme con il presidente Chávez una politica internazionale che porta il Paese a essere un punto di riferimento per l’America Latina e baluardo dell’anti-imperialismo, in particolare in chiave antistatunitense.
E sebbene molti “esperti” statunitensi ed europei in questi giorni si siano prodigati a dipingere allarmanti scenari di un Venezuela alle prese con le beghe per la conquista della poltrona di presidente, l’annunciata successione alla guida del Paese di Maduro non sembra almeno per il momento aver provocato frizioni all’interno Partito socialista unido (Psuv), all’interno del quale sono presenti importanti e storiche personalità del movimento chavista. Fra queste anche il presidente dell’Assemblea nazionale, Diosdado Cabello, al fianco del defunto capo di Stato già durante il tentato golpe del 1992. La vera sfida, infatti, non è raccogliere l’eredità di Chávez all’interno del Venezuela, ma a livello internazionale, dove il leader di Caracas era ormai divenuto un punto di riferimento per tutta l’America Latina e non solo. Al momento l’unico che sembra in grado di assolvere questo compito, e che sta di fatto cercando di prendere le redini della situazione, è il presidente ecuadoriano Rafael Correa. Difficile dire al momento se Maduro e Correa riusciranno a tenere testa ai tentativi di destabilizzazione di Usa e alleati come ha fatto l’ex capo di Stato venezuelano negli ultimi 14 anni, quello che è certo è che Chávez si è dimostrato un leader talmente forte da non poter essere sostituito da una sola persona.
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