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La NATO è una alleanza militare orientata alla guerra ovunque nel mondo. La sua missione fondativa era la “difesa” della regione del Nord Atlantico. Da almeno vent’anni la NATO è passata da una strategia di difesa ad una strategia di interventi allargata a tutto il mondo, ovunque si giudichino minacciati gli “interessi” dei paesi membri.

Nel 1999 la NATO ha promosso la guerra nei Balcani, chiamandola “guerra umanitaria”. Per più di dieci anni ha portato avanti una guerra brutale in Afghanistan, con gli obiettivi dichiarati, evidentemente irraggiungibili, di “sconfiggere il terrorismo” e “portare la democrazia” mentre la situazione per la popolazione civile si è sempre rivelata tragica. Nel 2011 ha condotto la guerra in Libia, ancora una volta con morti e distruzioni, senza raggiungere la proclamata intenzione di portare la pace e la democrazia.

La NATO accelera la militarizzazione del mondo e fa aumentare le spese per gli armamenti (il 75% della spesa militare mondiale è dei paesi NATO). Le cento e più basi militari sparse sul territorio italiano, da Bolzano a Lampedusa, in alcune delle quali sono anche immagazzinate testate nucleari, costituiscono un grave pericolo per la sicurezza della popolazione, esponendola al rischio di incidenti devastanti.

La NATO ha destabilizzato la Libia e la Siria ed ha creato le condizioni per una migrazione di massa da quelle aree. Paesi come l’Egitto e la Tunisia vedono messa in crisi la loro industria turistica dagli attentati attribuiti all’ISIS, con l’effetto di veder aumentare la propria disoccupazione interna. In tal modo si esporta da noi questa destabilizzazione. Non bastava l’euro. La NATO ha dichiarato guerra ai suoi stessi popoli e prefigura un’Europa a popolazione intercambiabile.

La NATO ha applicato, e sta continuando ad applicare, alla Libia, come alla Siria, il “modello Congo”, cioè la colonizzazione diretta di un territorio, le cui istituzioni abbiano solo un ruolo di facciata, ed i cui governi non estendano il loro effettivo potere oltre il quartiere di residenza. Si tratta di trasformare questi Paesi in paradisi delle multinazionali, che possono così rinverdire i fasti delle Compagnie Commerciali del XVII secolo. Le Compagnie Commerciali gestivano direttamente i territori in cui si insediavano, finanziando ed allevando milizie mercenarie locali. Un vecchio film, ma è tornato in prima visione.

Il sistema occidentale è maestro di dissimulazione, ed i suoi popoli vivono beatamente inconsapevoli del grado di militarizzazione della propria vita. Ci si ricorda del militarismo quando ci sono le guerre, e si ignora che è militarizzata la pace. L’Unione Europea e l’euro sono stati creati per esigenze di disciplina NATO, in base all’articolo 2 del Patto Atlantico, che impone l’integrazione economica dei suoi membri.

L’Occidente “filantropico” ed “umanitario” ci fa anche credere di andare alla guerra sempre controvoglia, per rispondere al “grido di dolore” dei popoli bisognosi. La retorica del soccorso occidentale nei confronti dei “popoli minorenni” ha le sue implicazioni sfacciatamente militari, ma anche quelle diplomatiche.

La NATO accelera la militarizzazione del mondo e fa aumentare le spese per gli armamenti (il 75% della spesa militare mondiale è dei paesi NATO). Le cento e più basi militari sparse sul territorio italiano, da Bolzano a Lampedusa, in alcune delle quali sono anche immagazzinate testate nucleari, costituiscono un grave pericolo per la sicurezza della popolazione, esponendola al rischio di incidenti devastanti.

Un’agenzia di stampa statunitense, vicina al Pentagono, “Global Security”, ci avvisa che l’Italia ha in programma un aumento delle spese militari di qui al 2017, perciò il costo della nostra “alleanza” NATO dovrebbe superare l’1% del PIL. Meno male che queste notizie ce le danno gli Americani. Del resto, se non le sanno loro.

Si potrebbe annoverare un aggravarsi della nostra sudditanza atlantica nei prossimi anni. Una nuova “bolla finanziaria”, simile a quella dei mutui del 2007, starebbe per scoppiare negli USA. Lo si ipotizza da anni, si tratta della bolla dei prestiti agli studenti, secondo quel saggio sistema che si sta importando anche in Italia, di costringere i ragazzi ad indebitarsi a vita per sostenere i sempre più onerosi studi superiori. Le insolvenze però crescono, così come i rischi di una generale ricaduta negativa sui consumi. Una massa ingente di persone che si è indebitata per mandare i figli all’università, si ritrova ora in un periodo di grande incertezza in grado di alimentare una situazione sociale esplosiva.

Con il mercato del lavoro praticamente collassato, caratterizzato da statistiche assolutamente infondate in base alle quali i senza lavoro negli States sarebbero appena dieci milioni, quando in realtà ci sarebbero novanta milioni di sfiduciati che neanche si iscrivono più al collocamento, le probabilità che queste persone trovino impiego, sono prossime allo zero. Proprio per questo motivo l’establishment economico e politico si interroga ora sulla possibilità che la bolla possa esplodere con lo stesso fragore dei mutui subprime.

Questa crisi incombente potrebbe costituire la spinta definitiva per la già attesa liquidazione dell’euro. Si può essere certi che anche questa prossima crisi finanziaria verrà gestita come le precedenti, cioè presentandola come una felice occasione per estorcere ulteriori “cessioni di sovranità”. Ma, stavolta, a presentarsi a riscuotere, probabilmente non sarà un’ormai estenuata Unione Europea, ma la NATO in prima persona.

La NATO si avvale infatti dell’ombrello monetario dell’euro come recinto finanziario per non consentire ai cosiddetti alleati di scapparsene. Più la Bombanca Centrale Europea compra titoli dei Paesi deboli, più li tiene in stato di sottomissione, non consentendogli neppure di pensare ad una politica economica ed estera autonoma. La deflazione poi non deve certo arrivare a livelli tali da compromettere definitivamente la sopravvivenza dell’euro, ma la deflazione/recessione è un’arma economica che va comunque preservata a vantaggio degli interessi imperialistici degli USA. Finché l’Europa rimane il buco nero dell’economia mondiale, la crescita globale sarà contenuta, quindi verrà impedito il decollo dei cosiddetti BRICS.

Una certa fiaba ufficiale ci ha sempre presentato e giustificato i vincoli monetari come un argine contro le democrazie parlamentari corrotte e spendaccione. Nel corso di un secolo si sono quindi succeduti il gold standard, cioè la convertibilità delle monete in oro; gli accordi di Bretton Woods che agganciarono tutte le monete al dollaro USA sino al 1971; poi il Sistema Monetario Europeo ed, oggi, l’euro. Ma la fiaba ufficiale non ci racconta tutta la storia, ed in particolare omette quell’intreccio tra militarismo e finanza che è alla base dell’imperialismo.

Tratto da Comidad
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