Di Tonguessy, Appello al Popolo

Esistono due tipi di Narcisi: quelli che si mettono alla prova in privato, e quelli che ostentano pubblicamente. I bambini (o i cuccioli, più generalmente) allo specchio hanno il carattere deciso del primo tipo. L’immagine riflessa offre quegli occhi “diversi” che ancora non possiedono: è lo Specchio di Alice che “riflette” e fa riflettere.

Thanatos non è ancora presente, per quella semplice ma essenziale regola che vuole i bambini ancora in grado di giocare con la Morte, non di tentare di ingannarla come invece fanno gli adulti. E’ invece presente Eros: risulta loro particolarmente facile e naturale allearsi a questa forza primordiale. Al contrario l’immagine di Narciso adulto diventa non più oggetto di riflessioni ma contenitore di desiderata e frustrazioni. Non più immergersi nel Reale e accettare le sfide che questa scelta comporta, ma rifugiarsi nel Virtuale e costruire un Sé che corrisponda a ciò che vorremmo essere, non a ciò che siamo.

Thanatos quindi, non più Eros.

Gli esempi in qualsiasi aspetto dell’italica società si sprecano. Si va dall’immagine dell’imprenditore di successo (anche se nel Reale sta affamando migliaia di famiglie italiane per colpa delle sue scelte imprenditoriali), all’immagine dell’impegnato per i diritti umani (anche se questo comporta bombardamenti con vittime).

Ma è sicuramente il politico il personaggio che maggiormente si avvicina al Narciso schiavo della propria immagine. Esiste, ad esempio, una precisa regola che vuole i politici vestiti in un certo modo: impensabile presentarsi in quel luogo di lobbismo e scambio di favori che è il Parlamento se non in giacca e cravatta. Come se un contadino in canottiera e cappello di paglia simboleggiasse il malaffare e la disonestà.

Che costoro gestiscano i loro affari privati e non la Res Publica è fuori discussione; l’importante è che venga salvaguardata l’immagine dei Narcisi che continuamente si specchiano lanciandosi languidi sguardi di compiacimento per la teatrale recita. Ecco quindi il fiorire di calze sugli obbiettivi delle telecamere che affievoliscono le rughe e abbelliscono l’incarnato, già precedentemente curato da esperti del settore con creme, fard, belletti, trucchi e ceroni.

Thanatos trova il suo piatto forte nelle altezze che aumentano, età che diminuiscono, capelli che ricrescono, intelligenze che sovrastano, diplomazie che conquistano, prestigi che esplodono, acclamazioni unanimi, successi inarrestabili, statistiche perennemente favorevoli per gratificare costantemente un Sé degno di qualche personaggio minore dei Miserabili di Hugo.

Sia ben chiaro che i riferimenti valgono per tutto l’arco costituzionale (ed oltre). Essere ciò che non si è (osservanti della Costituzione, ad esempio) mantenendo un’altissima opinione su ciò che non si è fatto, non è prerogativa di una singola componente politica.

Mastella giura di “non aver mai preso una lira, la mia cultura contadina me lo impedisce, provengo da una famiglia umile” mischiando non sequitur a stati confusionali.

D’Alema dall’alto del suo premierato (1999) sosteneva l’idea di abbandonare il posto fisso, dando così la stura alla precarizzazione del lavoro. Il tutto mentre ordinava i bombardamenti NATO contro la Serbia e, osservandosi allo specchio, solennemente affermava “Io sono un uomo di sinistra ragionevole che cerca di impegnarsi per il bene del Paese.”

“La poesia è come una lampadina tascabile” [1] afferma convinto Vendola rispecchiandosi nello zoom della telecamera che lo vuole esperto critico letterario: “è evidente che Nichi – ed in questo egli non è privo di assonanze con Carmelo Bene – si consideri già un ‘classico’”. [2]Stile Bondi magari?

La Russa, nel goffo tentativo di emanciparsi dall’immagine di fascista che porta stampata in faccia, dichiara “non spareremo un colpo per via del nostro passato coloniale” subito prima che il Partito dell’Amore inizi a bombardare la Libia come nel ventennio.

La lista è pressochè infinita e coinvolge tutte le categorie: giornalisti che scioperano per la loro immagine di garanti della libertà di stampa salvo poi pubblicare le solite veline (il giornalismo d’inchiesta è ormai proibito, la cronaca è molto più redditizia); imprenditori che si avvinghiano all’immagine di “chi rischia in proprio” mentre i loro dipendenti muoiono come mosche; prelati dello IOR che muovono straordinarie masse di denaro per speculazioni off-shore sotto l’immagine del Cristo in croce e via dicendo.

Parliamoci chiaro: il degrado è sempre esistito. Ci sono sempre stati quelli che hanno usato la loro libertà per vivere ai margini delle società, immersi in un mondo separato che solo loro potevano capire e condividere. Il problema nasce quando invece di occupare i margini estremi della società queste persone ne occupano i vertici, e diventano modello sociale. Inizia così un febbrile scambio di figurine (immagini) in cui ognuno si sente autorizzato a proporre un Sé tanto lontano dal Reale quanto “perfetto”, esente da umane debolezze.

Già, immagini e fotografi. Come quel F. Corona che sfreccia a tutta velocità in autostrada senza patente. O come i fotografi che sfrecciavano attorno all’auto di LadyD: immagini che perseguitano al punto da uccidere. Thanatos, appunto.

Quello che succede, quando il degrado invece di vivere ai margini della società assurge ai vertici sociali, è stato mirabilmente espresso da Lameduck, psicologa: “Noi psicologi diremmo che in questi soggetti sono saltati tutti i freni inibitori e che, in qualche modo, siamo già dalle parti della patologia mentale conclamata. Una patologia di gruppo, una malattia di popolo che sempre prospera e dilaga come una pandemia sotto determinate condizioni politiche. Perché infatti, ogni volta che un popolo si sente libero di esternare i peggiori sentimenti rettiliani di odio, razzismo ed insensibilità che sfociano inevitabilmente della sociopatia da mancanza di empatia, senza provarne vergogna, è perché c’è una classe dirigente che gli permette di farlo. Che gli concede il brivido blu di essere carogna e delinquente come lei.”[3]

Per finire vi invito a guardare questa straordinaria parodia dei tempi attuali, delle immagini di Sé che i Narcisi postmoderni vogliono offrirci e della Realtà in cui siamo invece noi tutti immersi. Thanatos ed Eros a confronto nell’ultima scena, quando le interpretazioni vocali di Crozza e Zalone si intrecciano nel decifrare i due mondi di Narciso.

Crozza e Zalone

Ritornello finale: Viva l’Italia, il faro d’Europa Viva l’Italia che mangia e che scopa quanta gente felice c’è è il Paese che fa per me e a chi dice che crisi c’è dico “che me ne fotte a me”

Piero Calamandrei: “La tragedia dell’Italia è la sua putrefazione morale, l’indifferenza, la sua sistematica vigliaccheria.”

[1]http://www.youtube.com/watch?v=nDaVg6FChb8

[2]http://www.italialibri.net/opere/ultimomare.html

[3]http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2011/04/o-capitan-ce-un-nemico-in-mezzo-al-mar.html

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