Jacques Sapir Russeurope 19 luglio 2014

0009La distruzione del volo MH17 della Malaysian Airlines il 17 luglio, ha suscitato intense e giustificate emozioni. Rivendicazioni e accuse contrastanti hanno fatto seguito. Le informazioni a disposizione sono estremamente frammentarie. Si possono tuttavia notare alcune incongruenze nelle accuse dei governi e della stampa dei Paesi della NATO agli insorti ucraini. Una cosa sembra (ma vediamo che non è certa) acquisita, la distruzione del Boeing 777 della Malaysia Airlines è dovuta a un missile superficie-aria. È quindi necessario ricordare alcuni dati di questi missili. La gittata e l’altitudine che possono raggiungere dipende dalla potenza del combustibile del loro motore a razzo. Ma gittata e altitudine dipendono anche dalle caratteristiche del loro bersaglio. Di fronte a un aereo veloce, la gittata sarà inferiore che non rispetto a un aereo lento. Al contrario, un aereo lento ad una certa quota sarà più vulnerabile rispetto a un aereo veloce.

I. Quali armi hanno gli insorti nelle regioni orientali dell’Ucraina?
Finora gli insorti hanno usato missili portatili spalleggiabili. Questi missili derivano dai SA-7 “Strela” utilizzati dalle forze sovietiche. Si tratta del SAM SA-18 (codice NATO “Grouse“). Il missile raggiunge una velocità massima di 800 m/sec, e può intercettare un aereo che vola a 450 m/sec a 3500 m di altitudine. Ma se la velocità del velivolo è inferiore, può essere raggiunto a una quota molto più alta. Tuttavia, è impossibile che possa raggiungere un aereo in volo a 10000m e a 250 m/sec (900 km/h) come il Boeing 777 del volo MH17. Le caratteristiche di questo velivolo  richiedono un missile pesante, e uno dei “colpevoli” presunti è il sistema d’arma SAM SA-17 o il più vecchio SAM SA-11, entrambi chiamati “Buk” dai russi. Tuttavia, informazioni concordi della stampa ucraina e del sito del ministero della Difesa dell’Ucraina, affermano che gli insorti non hanno a disposizione il sistema antiaereo “Buk” (SA-17 per la NATO) [1]. Naturalmente, data la dichiarazione del ministero della Difesa risalente al 29 giugno, non è impossibile che gli insorti abbiano ottenuto o attivato questo tipo di armamenti tra il 29 giugno e il 17 luglio. Allo stesso modo, non è del tutto impossibile che l’esercito russo abbia armato le due province ribelli. Ma avrebbe subito una forte reazione internazionale, in quanto una tale mossa non sarebbe rimasta segreta, data l’entità della sorveglianza elettronica delle regioni (con gli AWACS S-3 Sentry della NATO che volano sul territorio romeno). Tuttavia, la NATO non ha detto nulla.

II. Procedure di tiro
Un punto importante riguardo ai SA-11/17 è che richiedono l’impiego di due radar. A differenza dei missili portatili come il SA-18, il puntamento non avviene con i raggi infrarossi, ma utilizza ciò che si chiama “guida radar semi-attiva”. Il missile è guidato da onde emesse dal radar del veicolo di lancio (TELAR) che perciò illumina costantemente il bersaglio. Ciò richiede anche un radar di controllo dello spazio aereo e di acquisizione del bersaglio designato. Il sistema radar d’illuminazione e puntamento è il “Kupol” (codice NATO “Snow Drift“) che opera in banda H/I. Il  radar di acquisizione e controllo è il 9S35 (codice NATO “Fire Dome“). La portata di questo radar è di 85 km. Inoltre, le batterie missilistiche sono spesso integrate in gruppi (brigate di difesa aerea) con radar di rilevamento a lunga portata (250 km). Il tiro comporta prima l’acquisizione dal “Fire Dome” e poi il radar “Snow Drift” interviene guidando il missile. I SA-11/17 sono sistemi complessi che richiedono personale assai ben addestrato.

484px-Sa-18_iglaIII. Incongruenze sul luogo dello schianto
Il luogo dell’incidente si trova tra le città di Snezhnoe e Torez. Ma l’aereo, la cui rotta era nord-ovest /sud-est, doveva trovarsi più ad ovest. Infatti, date velocità (900 km/h) e altitudine (10000 m), anche se parzialmente disintegrato, avrebbe necessariamente proseguito nella rotta. L’esplosione dello schianto a terra, mostrato su vari video, indica che una parte sostanziale del velivolo (il cui peso al decollo è 300 tonnellate) era caduto. Un semplice calcolo indica che l’aereo è stato colpito a 30 km da dove s’è schiantato. Dato il tempo di acquisizione del missile e la batteria utilizzata, significa che l’acquisizione avvenne probabilmente 50 miglia ad ovest (dalla rotta dell’aereo) dal punto d’impatto.  Si arriva a 80 km dal luogo dello schianto. Ciò implica che il radar “Fire Dome” era più ad ovest di quanto affermato da ucraini e statunitensi. E’ infatti quasi impossibile, senza rilevamento radar a lunga distanza, avviare la procedura di tiro a lunga gittata. Se il volo MH17 delle Malaysian Airlines è stato colpito da un missile di una batteria che si trovava dove dicono le fonti statunitensi ed ucraine, l’aereo si sarebbe schiantato a 20-30 km ad est del punto d’impatto. In altre parole, l’incidente non è coerente con l’ipotesi di un missile sparato da dove si afferma sia stato. Per cadere nel punto dell’incidente, se l’aereo è stato abbattuto da un missile “Buk”, doveva essere stato colpito da un missile sparato dal territorio controllato dalle forze ucraine.

IV. Precedenti
Vanno ricordati i precedenti episodi di questo tipo. Vi fu la distruzione di un Tupolev Tu-154 nel 2001 da parte delle forze ucraine [2] e la tragedia del volo KAL-007 nel 1982. Nel caso in questione, è pacifico che le forze sovietiche confusero un aereo di linea coreano con un aereo da ricognizione elettronica statunitense dalla rotta quasi identica. Quando l’aereo da ricognizione virò, fu scambiato per un aereo da rifornimento e l’aereo coreano per quello da ricognizione. L’incidente del Tupolev Tu-154 accadde sul Mar Nero, probabilmente causato da un lancio dimostrativo. Gli insorti hanno abbattuto, ai primi di gennaio, un Antonov An-26 che volava a 6500m. Ma questo aereo ha una velocità di crociera assai inferiore a quello del Boeing del volo MH17. Non supera i 500 km/h. E’ perfettamente possibile che sia stato abbattuto da un SA-18. Il fatto che i piloti siano sopravvissuti (paracadutandosi), mentre non ci sono stati sopravvissuti del volo MH17, conferma che la testata del missile che ha colpito l’Antonov era piccola, confermando indirettamente l’ipotesi del SA-18.

V. Un tiro russo?
Ora dobbiamo tornare all’ipotesi del lancio russo. Tale ipotesi implica che le unità della difesa aerea della Russia operano a favore degli insorti. Possibile, ma politicamente e militarmente inconsistente. Gli insorti hanno subito attacchi aerei a bassa quota (elicotteri e aerei d’assalto Su-25) e soprattutto dall’artiglieria ucraina che non esita a bombardare i civili. Se la Russia voleva aiutare gli insorti, avrebbe fornito mezzi controbatteria (artiglieria) o da difesa aerea di punto (come il sistema “Tunguska”). Non possiamo escludere questa ipotesi, ma è assai improbabile.

VI. Un tiro ucraino?
E’ stato detto che se l’aereo è stato abbattuto da un missile (cosa non ancora pienamente acquisita), è probabile che il missile sia stato sparato dagli ucraini. Ma ci si può chiedere perché l’esercito ucraino avrebbe schierato questo tipo di sistema d’arma, non avendo gli insorti un’aviazione. Ma si deve ricordare che l’artiglieria ucraina ha colpito una città al confine russo, all’inizio di luglio, e che il governo russo ha minacciato l’Ucraina di attacchi mirati. Questi attacchi avrebbero preso di mira l’artiglieria ucraina, oggi principale minaccia per gli insorti. E’ logico che l’esercito ucraino abbia schierato mezzi antiaerei. Considerato quanto sopra, si può dubitare del fatto che l’esercito ucraino possa aver confuso il volo MH17 con un aereo militare russo, proveniente dalla Bielorussa per  cercare di colpire al tergo le forze schierate contro i ribelli. È certamente un’ipotesi, ma sarebbe coerente con l’incidente.

sa-11_gadfly_anti-aircraft_missile_to_armoured_tracked_vehicle_640_001[1] Pravda et Mil
[2] Telegraph

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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