Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, è da ieri a Cuba, dove arriva anche il suo omologo Usa Barack Obama. L’obiettivo è quello di lavorare a una Commissione mista Cuba-Venezuela, che deve rivedere e rinnovare gli accordi bilaterali che mantengono le due nazioni: nuovi meccanismi di integrazione regionale da attivare soprattutto all’interno dell’Alba, l’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America, ideata da Fidel Castro e Hugo Chavez in opposizione all’Accordo di libero commercio per le Americhe, che allora avrebbe voluto imporre al continente George W. Bush.

Un’alleanza basata su scambi alla pari che sono stati possibili soprattutto in forza del petrolio, di cui Caracas custodisce le prime riserve al mondo. Relazioni che le destre venezuelane, risultate vincitrici alle ultime legislative, considerano sprechi da abolire, per tornare agli scambi neoliberisti della IV repubblica, che ora si inquadrano nel gigantesco accordo commerciale realizzato dagli Usa, il Tpp.

Una tela che s’intreccia a quella che sta tessendo l’Europa con il segretissimo Ttip, con il quale si cerca di staccare i singoli anelli delle alleanze latinoamericane, per isolare il «pericoloso» Venezuela bolivariano: «una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati uniti», secondo Obama, che ha rinnovato per un altro anno le sanzioni contro Caracas. Cuba, che si trova al centro di nuove mediazioni (e nuovi appetiti), potrebbe fornire l’occasione per smussare alcuni angoli: anche perché, nonostante Caracas abbia richiamato il suo incaricato d’Affari a Washington dopo il rinnovo del decreto, gli Usa restano uno dei principali acquirenti del petrolio venezuelano, e Maduro ha negli Stati uniti importanti pezzi della sua industria petrolifera.

«Attraverso Cuba, vogliamo arrivare al Venezuela», ha dichiarato l’Alta rappresentante per l’Unione europea Federica Mogherini durante il suo viaggio a Cuba con cui la Ue ha concluso «uno storico accordo commerciale all’insegna del mutuo rispetto». Finora, però, di «rispetto» per l’indipendenza della democrazia venezuelana, ulteriormente confermata proprio dalla sconfitta del chavismo nelle ultime legislative, i paesi dell’Unione europea non ne hanno mostrato molto.

Sulla questione dei «diritti umani», sia il Parlamento europeo che i singoli governi hanno infilato la difesa a senso unico dei golpisti venezuelani, negando ascolto alle vittime delle violenze di piazza che, nel 2014, hanno provocato 43 morti e oltre 800 feriti. E, per quanto riguarda l’Italia, è forte la pressione sul Brasile per fargli firmare l’Accordo di libero commercio con l’Europa, e il viaggio di Renzi in Argentina ha ribadito la grande intesa col neoliberista Macri, chevede come il fumo negli occhi le alleanze sud-sud.

Dopo il viaggio a Cuba, Obama andrà in Argentina per incontrare Macri proprio a ridosso del 24 marzo, giorno del colpo di stato militare del 1976. Per l’occasione, il presidente Usa ha voluto lanciare un messaggio distensivo, rispondendo positivamente all’appello delle organizzazioni per i diritti umani, che gli hanno chiesto di aprire gli archivi sui delitti e le ingerenze commessi nel periodo delle dittature militari volute da Washington.

Obama ha promesso che declassificherà nuovi documenti relativi al periodo tra il 1973 e l’83, durante il quale ha agito in tutta l’America latina la rete criminale del Condor, a guida Cia. In Venezuela, che pur non aveva aderito al patto criminale delle dittature latinoamericane perché in democrazia, ha agito e torturato l’agente anticastrista Posada Carilles.

Per Cuba, che oggi ribadisce a Obama che gli Usa devono abbandonare i progetti di ingerenza finanziati finora contro l’isola, ricevere Maduro negli stessi giorni in cui arriva il presidente Usa è un messaggio importante. Anche durante la visita di Mogherini, Raul Castro aveva ricevuto la ministra degli Esteri venezuelana, Delcy Rodriguez. E aveva preso posizione contro le sanzioni a Caracas. E ora, verranno firmati accordi bilaterali tra L’Avana e Caracas in settori determinanti come quello agricolo, minerario, industriale e turistico fino al 2030.

Fonte: Il Manifesto

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