Di Roberto Duria

L’alito del Basilisco è pericoloso perché molto velenoso, come pure il suo sguardo che incenerisce. Si dice che sputi fuoco vivo e che possa uccidere chiunque incontri.

 

 

Diceva Guido Ceronetti che nel Medioevo ci prendevano e ci buttavano sui roghi. Oggi sono i roghi che si buttano direttamente su di noi. Dopo aver visto il film documentario “Sporchi da morire”, di Marco Carlucci, proiettato a Codroipo il 2 maggio scorso su iniziativa dell’associazione (S)Punti di Vista, ho preso lo spunto per scrivere un articolo sul tema degli inceneritori. La faccenda è facilmente intuibile, per noi che ci facciamo caso e che non ci fidiamo delle autorità, ma per le masse potrebbero essere una soluzione intelligente al problema dei rifiuti, così come viene loro suggerito che sia.

Ecco che in tal caso ci troviamo di fronte all’ennesima mistificazione, aggravata dal fatto che ad andarci di mezzo è la salute della gente e dell’ambiente in generale.

In questo senso, le parole pessimistiche di Ceronetti stanno a significare che nonostante gli sforzi degli uomini di “buona volontà”, la situazione ambientale sta peggiorando inesorabilmente senza che si possa sperare di fermare tale andazzo suicida.

Ne ho parlato con uno dei fondatori di (S)Punti di Vista, nonché organizzatore della serata del 2 maggio. Si chiama Daniele Corsin, ha 43 anni e fa l’impiegato. Durante la nostra chiacchierata si è visto subito che non eravamo d’accordo su tutto, non tanto sulla questione della nocività degli inceneritori, quanto su una visione globale della regia occulta che sta dietro a questo e ad altri problemi simili.

Nel film di Carlucci, per esempio, l’ex ministro della salute Umberto Veronesi viene presentato come un mentitore, quale in effetti è. Daniele dice che quando si è presentato da Fabio Fazio a dire che non vi sono prove scientifiche della pericolosità dei termovalorizzatori (vistoso termine orwelliano), perfino giornali mainstreamcome Repubblica e Corriere della Sera si sono accorti dell’incongruità delle sue parole. Dice anche che Il Fatto Quotidiano, di Travaglio, non perde occasione per evidenziare l’incompatibilità di Veronesi come medico e scienziato a causa dei conflitti d’interesse che stanno alle sue spalle e che gl’impediscono di esprimere giudizi obiettivi.

Con me, Daniele, dicendomi questo, sfonda una porta aperta. Poi ha aggiunto che Veronesi fino a quando si occupava di cancro era uno stimato scienziato, ma dal momento in cui l’hanno fatto ministro è come se avesse cambiato pelle, quasi una specie di rettile o di basilisco che lascia il vecchio abito per indossare il nuovo. E la nuova veste di Veronesi si chiama Green Economy.

Personalmente, ho approfondito poco la questione, ma ad intuito mi sembra di capire che molti ecologisti potrebbero farsi tentare, alcune associazioni storiche come Legambiente si sono già convinte della sua validità, ma dietro potrebbero esserci delle truffe, poiché coloro che fino ad oggi inquinavano alla vecchia maniera potrebbero aver deciso di inquinare in modo diverso, nascondendosi dietro insignificanti cambiamenti superficiali e camuffandosi con pelose ideologie pseudoambientaliste. Un esempio su tutti: l’eolico.

In altre parole, i fautori dell’Economia Verde potrebbero essere dei camaleonti, tanto per restare in tema di rettili, che continuano ad incamerare i benefici per sé e a scaricare i costi sulla collettività. Come hanno sempre fatto.

E’ sulla regia occulta, come dicevo, che io e Daniele ci siamo trovati in disaccordo. Lui dice che effettivamente esistono lobby e centri di potere, ma che non crede all’esistenza di una cupola di oligarchi in grado di gestire ogni cosa e di spingere l’umanità verso precise direzioni. Non hanno tutto questo potere, dice Daniele Corsin. E aggiunge che a New York bastano, in effetti, dieci grandi finanzieri per indirizzare le politiche economiche, ma che siccome oggi esiste una maggiore attenzione sui temi dell’ambiente, l’ultima parola spetterà sempre al popolo e i finanzieri potranno fare solo quello che la gente permetterà loro di fare.

Gli ho fatto notare che secondo Serge Latouche, quello della decrescita felice, esistono al mondo circa 2.000 grandi dirigenti d’industria che dettano legge, ma Daniele ha ribadito che nulla possono contro la volontà popolare.

Alla mia sfiduciata obiezione secondo cui chiedere cambi di rotta agli amministratori degli enti locali è una perdita di tempo, in quanto essi fungono da cortina fumogena e da esecutori di ordini provenienti dall’alto, Daniele ha risposto pragmaticamente che è inevitabile per noi trovare e rapportarci con l’interlocutore più vicino, colui che alla fine metterà o meno la firma, nel caso in oggetto, sull’approvazione degli inceneritori.

Un ragionamento ineccepibile.

La situazione attuale, per quanto riguarda il Friuli VG, è che esiste un inceneritore in provincia di Trieste, ma il governo regionale intende costruirne altri due. Poi c’è la spada di Damocle del progetto di centrale a biomasse, anche qui con chiaro riferimento alla neolingua orwelliana, che dovrebbe essere costruita a cinque Km a nord di Codroipo. Viene chiamata a biomasse, con il suffisso “bio” oggi tanto di moda, perché è previsto che si bruci legna, ramaglie e i fusti del mais dei campi circostanti sottoposti alla monocoltura del granturco, ma siccome il forno è identico a quello degli inceneritori, nulla vieterà al gestore, in futuro, di bruciare rifiuti al posto delle sostanze vegetali.

Già di per sé i fumi derivanti dalla combustione di legname emettono CO2, con innalzamento di anidride carbonica, ma se si dovessero bruciare insieme plastiche e carta, si otterrebbe la famigerata diossina, e i danni alla salute della popolazione sarebbero notevoli.

Poiché un minimo di sana diffidenza nei confronti delle autorità sembra essere entrato anche in persone tutto sommato ben inserite nella società, e non solo in anarchici disadattati come il sottoscritto,  trovo che l’opposizione al progetto della centrale a biomasse sia pienamente legittima e condivisibile.

Il lavoro che Daniele Corsin e la sua associazione sta facendo, quindi, è del tutto encomiabile e si spera che le loro iniziative culturali, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica, acquistino sempre più rilevanza. Ciò che gli attivisti intendono mettere in evidenza è la pericolosità dei fumi ottenuti con alte temperature, che per i favorevoli ai termovalorizzatori dovrebbero abbattere ogni tipo d’inquinante, mentre per i contrari non si farebbe altro che spargere nell’atmosfera nanoparticelle che entrano direttamente nel circolo sanguigno di chi le respira.

Nel film è stato dato ampio risalto alle parole del dottor Stefano Montanari e di sua moglie Antonietta Gatti, che sono fra i maggiori esperti di nanoinquinanti, molecole così piccole che passano inosservate ma i cui effetti sugli organismi viventi sono semplicemente micidiali. Riuscire a smascherare questo crimine sarebbe già un buon risultato e sarebbe un capo d’accusa in più da aggiungere sul conto di Veronesi e tutti i sedicenti scienziati asserviti all’industria.

A questo punto, constatata la preoccupazione di Daniele e dei suoi colleghi, inerenti le nanoparticelle velenose diffuse dagli inceneritori, mi verrebbe da chiedere: “E le scie chimiche, allora?”.

Se i veleni emessi dagli inceneritori sono riconoscibili, perché se non altro noi ne stiamo parlando e abbiamo anche l’ISDE che ne parla, cosa si dovrebbe dire dei polimeri, delle nanoparticelle e degli altri veleni diffusi nell’aria da aerei non identificabili?

I fumi che escono dai camini dei termovalorizzatori si vedono e si possono fermare, ma quelli che escono quotidianamente dagli ugelli degli aerei, chi li vede?

Cosa si potrebbe fare per fermare gli aerei militari impegnati nell’avvelenamento diretto della popolazione?

Questo potrebbe essere un punto di discordia tra gli studiosi del complotto e gli ambientalisti, che potrebbero negare l’esistenza delle scie chimiche, e mi dispiace che Daniele avesse il tempo limitato per l’intervista, altrimenti ne avremmo sicuramente discusso.

Tuttavia, pro bono pacis, sulla questione che a governare il mondo ci sia un’oligarchia occulta o meno, che intenda far ammalare e ad un certo punto anche ridurre la popolazione mondiale,  possiamo anche soprassedere. L’importante è fare ogni sforzo possibile per impedire la costruzione di termovalorizzatori e per raggiungere l’obiettivo del riciclaggio totale dei rifiuti.

Già ottenere questo sarebbe fantastico. Nel frattempo, smascherare le bugie di un Veronesi, di un Renzi o di qualsiasi altro sindaco che voglia farci credere all’innocuità degli inceneritori è una lotta che il popolo complottista ha in comune con gli ambientalisti come Daniele o come quelli della Legambiente e del WWF.

Poi, in camera caritatis, si potrà anche evidenziare che il WWF è un’emanazione degli Illuminati, nelle persone di Filippo d’Edimburgo e di altri, e che la Legambiente è parte integrante del Sistema, nelle persone di Chicco Testa ed Ermete Realacci. Ma questo non dovrebbe essere un motivo sufficiente per dividerci o addirittura combatterci, visto che vogliamo la stessa cosa, aria respirabile e un ambiente vivibile. Basta saperlo. E Daniele Corsin sa benissimo che i vertici di Legambiente dicono una cosa e la base degli iscritti dice un’altra. E’ quasi fisiologico che succeda così.

E poi, non c’è mica solo la Legambiente e il WWF! C’è un’altra ottima associazione che si batte per la salubrità del territorio e si chiama ISDE (International Society of Doctors for the Environment). A Pordenone c’è un medico di nome Gustavo Mazzi che gira per il nord est partecipando a convegni e conferenze sugli inceneritori e alla fine del film, mercoledì scorso, sono stati mandati in onda dieci minuti di un’intervista fattagli.

Fin qui, nessuno mette in discussione la buona fede di Corsin, di Montanari o del dottor Mazzi, ma in chiusura d’articolo – venenum in cauda – vorrei insinuare un piccolo dubbio. E il dubbio mi è venuto leggendo l’opuscolo che Daniele mi ha dato riguardante una manifestazione sullo sviluppo sostenibile fatta due anni fa a Codroipo. Mi accorgo che ha avuto il patrocinio del Comune (che taglia gli alberi), della Provincia (che gestisce la caccia) e dell’ARPA (che nega le scie chimiche).

Allora, citando Umberto Eco, da “Il nome della rosa”, che dice: “Non fidarti dei rinnovamenti del genere umano quando ne parlano le curie e le corti. I potenti sanno sempre con grande chiarezza chi siano i loro nemici veri”,  mi chiedo se veramente possiamo aspettarci di vedere soddisfatte le nostre istanze o se gli amministratori pubblici dicono una cosa e ne pensano un’altra?

D’altra parte, il basilisco, come tutti i rettili, ha la lingua biforcuta e chi cresce una vipera in seno alla fine viene inevitabilmente morsicato.

Fonte: http://www.stampalibera.com/?p=44998

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