Corruzione dilagante, disoccupazione e attentati terroristici quotidiani riportano alla memoria gli anni del regime. Dimenticando repressioni e bagni di sangue.

mercoledì 13 marzo 2013 09:07

Nena news

dalla redazione

Roma, 13 marzo 2013, Nena News – Ricostruzione mai iniziata, corruzione a ogni livello dell’amministrazione governativa, violenze settarie, attentati terroristici. E un’ondata di nostalgia per il vecchio dittatore avvolge l’Iraq. Non sono pochi quelli che rimpiangono gli anni del regime di Saddam Hussein, un sentimento simile a quello di molti russi dopo la caduta dell’Unione Sovietica o dei Paesi della ex Jugoslavia frantumatasi dopo Tito. Ad esattamente dieci anni dall’invasione militare americana dell’Iraq e a sette dall’esecuzione di Saddam, Baghdad appare sull’orlo di una guerra civile: il Paese è diviso tra etnie e tribù, il governo di Maliki è accusato di tirannia e di incapacità di gestire la ricostruzione, mentre la corruzione raggiunge livelli senza precedenti. A rimpiangere Saddam è soprattutto la sua città natale, Tikrit, che lo ricorda per il polso fermo e l’abilità nel tenere unito un Paese etnicamente misto. La repressione delle opposizioni, gli omicidi, gli arresti di massa passano in secondo piano agli occhi di una popolazione che soffre oggi per la mancanza quasi totale di servizi di base e per l’elevato tasso di disoccupazione.

Responsabile di aver trascinato il Paese in due guerre sanguinose (contro l’Iran dal 1980 al 1988 e poi contro il Kuwait) e dell’uccisione di decine di migliaia di curdi nella campagna “Anfal” e di 100mila persone durante le proteste esplose dopo la prima Guerra del Golfo, Saddam viene ricordato oggi solo per il suo ruolo stabilizzatore e quello di leader forte all’interno del mondo arabo. Un ricordo figlio delle difficoltà in cui sembra affogare oggi l’Iraq, minacciato non solo all’interno ma anche all’esterno: il timore che la guerra civile siriana contagi il Paese è sempre più fondato e si va ad aggiungere all’incapacità delle forze di sicurezza irachene ad arginare e fermare i quotidiani attentati terroristici condotti dalle milizie di Al Qaeda.

“È naturale che rimaniamo fieri di lui – dice Umm Sara, residente a Tikrit all’AFP – Nonostante tutto, l’Iraq riusciva a vivere, Saddam guidava il Paese senza problemi”. Gli fa eco Abu Hussein, che lo paragona a Charles de Gaulle: “Saddam ci ha aiutato tanto, è naturale che lo apprezziamo come altri apprezzano il generale de Gaulle. Saddam aveva una personalità forte, che ha imposto dentro e fuori il Paese”.

Sebbene ai tempi del regime di Hussein la maggior parte degli iracheni non vivesse nel lusso, il governo garantiva a tutti elettricità e un programma di distribuzione di cibo per alleviare le conseguenze drammatiche dell’embargo imposto dalle Nazioni Unite e dai Paesi occidentali.

Oggi la maggior parte della popolazione è costretta ad acquistare privatamente generatori di elettricità, il lavoro non si trova e la corruzione si annida in quasi ogni ufficio governativo: secondo il Corruption Perceptions Index, nel 2012 l’Iraq è il quinto Paese più corrotto al mondo, il primo in Medio Oriente; l’80% del denaro gestito dalla Banca Centrale irachena scompare in operazioni non ufficiali. “Ringrazio gli attuali politici iracheni – commenta la 37enne Ines, insegnante di Tikrit – Fanno sì che la popolazione ami ancora Saddam, ne sia fiera e lo rimpianga”.

Nena News: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=55000&typeb=0

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