La cancelliera tedesca Angela Merkel ha indicato che il presunto successo del modello tedesco è dovuto alle politiche di austerità che il governo tedesco ha attuato nel primo decennio di questo secolo, politiche avviate dal governo di coalizione socialdemocratico-verde, e continuate dalla coalizione di governo democristiano-socialdemocratico, e in seguito dalla coalizione democristiana-liberale. Quindi, la signora Angela Merkel e il suo governo stanno spingendo affinché tutti i paesi della zona euro facciano lo stesso.
Di Vincenç Navarro

Il problema di questo approccio è che ignora o nasconde alcuni fatti essenziali. Uno è che il suo successo come paese esportatore è dovuto ad una posizione dominante sulla propria classe operaia e su altri paesi che potrebbe essere ben definito come sfruttamento. Poiché questo tipo di terminologia appare raramente sui media sento il bisogno di spiegare il significato di tale termine. Si sfrutta B quando A vive meglio a spese di B, che vive peggio. A e B possono essere classi sociali o paesi. Bene, cominciamo dalle classi. Il complesso export tedesco ha basato il suo successo (che ha portato ad un’esplosione dei suoi utili) in parte perchè ha impedito che la classe operaia tedesca sia beneficiaria della sua maggiore produttività. Come ha detto Mark Weisbrot, lo Stato e il mondo imprenditoriale tedesco non hanno permesso un aumento dei salari parallelo alla crescita della produttività. La maggior parte di questa crescita ha arricchito il reddito da capitale, e non quello del lavoro. In realtà, queste ultime, come percentuale di tutte le entrate, sono diminuite. Al capitale è andata molto bene a spese del mondo del lavoro al quale non è andata così bene come potrebbe o avrebbe dovuto essere.
Vediamo ora lo sfruttamento della nazione. La Germania è il centro della zona euro. I suoi partner sono i paesi di tale unione monetaria a cui competitività è minore rispetto alla Germania, che favorisce la crescita delle esportazioni tedesche verso questi paesi. Ma il fatto che tutti utilizzano la stessa moneta spiega che ai paesi con minore competitività è impedito di guadagnane perché non è permesso loro di svalutare la moneta (che porterebbe una riduzione dei costi di produzione). Questo limita la loro capacità di poter essere più competitivi. E uno dei pochi modi possibili è abbassare i salari (come costantemente insistono gli autori liberali), ribasso che deve essere molto marcato per raggiungere una maggiore competitività come risultato che i salari tedeschi sono più bassi di quello che potrebbero e dovrebbero essere, garantendo così le differenze di competitività che favoriscono solo la Germania, a scapito degli altri. E’ così che avviene non solo sfruttamento di classe, ma anche della nazione. E’ quasi impossibile che in questa situazione i paesi periferici possano raggiungere il livello di competitività tedesco.

Inoltre, gli stati di questi paesi hanno anche le mani legate perché hanno una Banca Centrale che stampa denaro per proteggere il suo debito pubblico (come fa una Banca Centrale degna di tale nome) dalla speculazione dei mercati finanziari. Non possono, quindi, espandere la loro spesa e stimolare l’economia creando così un problema serio, perché le loro economie sono in recessione (verso la depressione in alcuni paesi), con la disoccupazione alle stelle. Questa situazione, molto sfavorevole per i paesi periferici, viene mantenuta a causa del dominio dell’establishment finanziario tedesco sulla Banca Centrale Europea (BCE, che è una lobby bancaria tedesca) e sulla Commissione Europea. Peggiorando la situazione, la BCE ricatta gli stati periferici impondo loro austerità e riforme del lavoro che peggiorano la disoccupazione.

Paradossalmente, però, per quanto riguarda le riforme del lavoro che la BCE impone, non seguono il modello tedesco. In realtà, il calo di disoccupazione tedesca è dovuta, non alla facilità dei datori di lavoro di licenziare i lavoratori (misura promossa dalla signora Merkel, Commissione Europea, FMI e BCE), ma all’attuale co-gestione esistente nei luoghi di lavoro, che nel loro sistema di contrattazione collettiva impedisce la distruzione di posti di lavoro, dividendo il lavoro (ore lavorate) sul posto. La BCE non ha mai spinto per questa misura di co-gestione.

Un’ultima osservazione. Ho indicato in altri testi che la percezione generale è che lo stato tedesco è quello che sta aiutando i paesi periferici dell’euro non riflette la realtà. Sta succedendo il contrario. Oggi c’è un gran flusso di capitali di questi ultimi paesi alla Germania. E il presunto “aiuto” alle banche spagnole, come indicato da Peter Bofinger in un’intervista a Die Spiegel (Chatterjee, Pratap, Bailing Out Germany: The Story Behind The European Financial Crisis), “questo non è un aiuto a questi paesi, ma alle nostre stesse banche, che hanno un sacco di debito privato in questi paesi”. Questo signore è consigliere economico della signora Merkel. Nel frattempo, la Deutsche Bank e la Commerzbank, due delle principali banche tedesche e che hanno ottenuto grandi profitti prestando denaro alle banche spagnole, hanno avuto i migliori benefici negli ultimi cinque anni.

Fonte:http://www.vnavarro.org/wp-content/uploads/2012/07/es-la-economia-alemana-un-ejemplo-para-el-resto-de-paises-de-la-eurozona-vdef-170712blog.pdf

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