Quelli che vogliono esportare la democrazia sono essi stessi Democratici?

di Jean-Paul Pougala
Global Research
pambazuka.org

Gli africani dovrebbero pensare ai motivi reali per cui i paesi occidentali stanno combattendo la guerra in Libia, scrive Jean-Paul Pougala, in un’analisi che traccia il ruolo del paese nel plasmare l’Unione africana e lo sviluppo del continente.

E ‘stata la Libia di Gheddafi, che ha offerto a tutta l’Africa la sua prima rivoluzione in tempi moderni – collegando tutto il continente attraverso telefono, televisione, radiodiffusione e diverse altre applicazioni tecnologiche come la telemedicina e l’insegnamento a distanza. E grazie al ponte radio WMAX, una connessione a basso costo è stata resa disponibile in tutto il continente, anche nelle zone rurali.

E’ iniziato nel 1992, quando 45 nazioni africane hanno instaurato la Rascom (Regional African Satellite Communication Organization), in modo che l’Africa avesse il suo satellite, per abbattere i costi di comunicazione nel continente. Quello era un momento in cui le telefonate da e verso l’Africa erano le più costose del mondo, a causa della tassa di 500 milioni di dollari all’anno intascata dall’Europa per l’utilizzo dei suoi satelliti come Intelsat per conversazioni telefoniche, comprese quelle all’interno dello stesso paese.

Un satellite africano richiede un unico pagamento di 400 milioni di dollari USA e il continente non è più tenuto a pagare un affitto annuale di 500 milioni di dollari. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere? Ma il problema è rimasto – come possono degli schiavi, che cercano di liberarsi dallo sfruttamento del loro padrone, chiedere aiuto al padrone per conseguire tale libertà? Non sorprende che la Banca Mondiale, il Fondo monetario internazionale, gli Stati Uniti, l’Europa abbiano fatto solo promesse vaghe per 14 anni.

Gheddafi ha posto fine a queste inutili scuse dei “benefattori” occidentali per i loro tassi di interesse esorbitanti. Il consigliere libico ha messo 300 milioni di dollari sul tavolo, la African Development Bank ha aggiunto altri 50 milioni di dollari US e la West African Development Bank ulteriori 27 milioni di dollari US – ed è così che l’Africa ha avuto il suo primo satellite per le comunicazioni, il 26 dicembre 2007.

Cina e Russia hanno seguito l’esempio e condiviso la loro tecnologia e hanno contribuito a lanciare satelliti per il Sud Africa, Nigeria, Angola, Algeria e un secondo satellite africano è stato lanciato nel luglio 2010. Il primo satellite costruito interamente dagli indigeni e realizzato sul suolo africano, in Algeria, è fissato per il 2020. Questo satellite è destinato a competere con i migliori del mondo, ma ad un costo dieci volte minore, una vera sfida.

E’ così che un gesto simbolico di soli 300 milioni di dollari ha cambiato la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi ha un costo per l’Occidente, non solo perchè lo priva di 500 milioni di dollari all’anno, ma anche dei miliardi di dollari di debito e interessi che il prestito iniziale avrebbe comportato per gli anni a venire e in maniera esponenziale, contribuendo in tal modo a mantenere un sistema occulto, al fine di saccheggiare il continente.

FONDO MONETARIO AFRICANO, BANCA CENTRALE AFRICANA, BANCA D’INVESTIMENTO AFRICANA


I 30 miliardi di dollari congelati da Mr.Obama appartengono alla Banca Centrale Libica ed erano stati stanziati come contributo libico a tre progetti chiave che avrebbero aggiunto il tocco finale alla federazione Africana – la Banca d’Investimento Africana a Sirte, in Libia, l’istituzione nel 2011 del Fondo Monetario Africano con sede a Yaounde, con 42 miliardi di dollari di fondo di capitale, e la Banca Centrale Africana con sede Abuja in Nigeria, che quando inizierà a stampare denaro africano suonerà la campana a morto per il franco CFA attraverso il quale Parigi è stata in grado di mantenere la sua influenza su alcuni paesi africani negli ultimi cinquant’anni. E’ facile capire l’ira francese contro Gheddafi.

Il Fondo Monetario Africano dovrebbe soppiantare completamente l’attività in Africa del Fondo Monetario Internazionale che, con soli 25 miliardi di dollari, è stato in grado di portare un intero continente in ginocchio e fargli ingoiare discutibili privatizzazioni come costringere i paesi africani a passare dal settore pubblico a monopoli privati. Non sorprende quindi che il 16-17 Dicembre 2010, gli africani hanno respinto all’unanimità i tentativi dei paesi Occidentali di aderire al Fondo Monetario Africano, dicendo che era aperto solo alle nazioni africane.

E’ sempre più evidente che dopo la Libia, la coalizione occidentale farà la corte all’Algeria, perché a parte le sue enormi risorse energetiche, il Paese ha riserve di liquidità di circa 150 miliardi di Euro. Questo è ciò che attira i paesi che stanno bombardando la Libia e tutti hanno una cosa in comune – sono praticamente in bancarotta. Solo gli Stati Uniti, hanno un debito impressionante di 14, 000 miliardi di dollari, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno ciascuna 2.000 miliardi di dollari di deficit pubblico, rispetto a meno di 400 miliardi di dollari del debito pubblico per 46 paesi africani messi insieme.

Istigare guerre illegittime in Africa, nella speranza che ciò possa rivitalizzare le loro economie che stanno sprofondando sempre più nella depressione, finirà per accelerare il declino occidentale che in realtà è iniziato nel 1884 durante la famigerata conferenza di Berlino. Come predisse l’economista americano Adam Smith nel 1865 quando sostenne pubblicamente Abraham Lincoln per l’abolizione della schiavitù, ‘l’economia di ogni paese che si basa sulla schiavitù dei neri è destinata a scendere negli inferi nel giorno in cui questi paesi si risveglieranno’.

UNITA’ REGIONALE COME OSTACOLO ALLA CREAZIONE DEGLI STATI UNITI D’AFRICA

Per destabilizzare e distruggere l’Unione africana che stava virando pericolosamente (per l’Occidente) verso gli Stati Uniti d’Africa sotto la guida di Gheddafi, l’Unione europea ha prima provato, senza successo, di creare l’Unione per il Mediterraneo (UPM). Il Nord Africa in qualche modo doveva essere tagliato fuori dal resto dell’Africa, utilizzando il vecchio stanco cliché razzista del 18.mo e 19.mo secolo, secondo il quale gli africani di origine araba erano più evoluti e civilizzati rispetto al resto del continente. Questo non è riuscito perché Gheddafi ha rifiutato di abboccare. Ben presto ha capito a che gioco si stava giocando, quando solo una manciata di paesi africani sono stati invitati ad aderire al gruppo del Mediterraneo senza informare l’Unione africana, mentre tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea erano stati invitati.

Senza la forza trainante della Federazione africana, l’UPM è fallito ancora prima di iniziare, nato già morto con Sarkozy come presidente e Mubarak come vice presidente. Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé ora sta tentando di rilanciare l’idea, non avanzando dubbi sulla caduta di Gheddafi. Ciò che i leaders africani non riescono a capire è che, fintanto che l’Unione europea continuerà a finanziare l’Unione africana, lo status quo rimarrà, perché non ci sarà alcuna vera indipendenza. Per questo motivo l’Unione europea ha promosso e finanziato raggruppamenti regionali in Africa.

E’ ovvio che la Comunità Economica dell’Africa occidentale (ECOWAS), che ha un’ambasciata a Bruxelles e dipende per la maggior parte dei suoi finanziamenti dall’Unione europea, è un avversario che si oppone a gran voce alla federazione africana. Ecco perché Lincoln ha combattuto nella guerra di secessione degli Stati Uniti, perché nel momento in cui un gruppo di paesi si riuniscono in una organizzazione politica regionale, indeboliscono il gruppo principale. Questo è ciò che l’Europa voleva e gli africani non hanno mai capito il piano di gioco, creando una pletora di gruppi regionali, il COMESA, l’UDEAC, il SADC, e il Grande Maghreb, che non ha mai visto la luce del giorno grazie a Gheddafi che ha capito cosa stava succedendo.

GHEDDAFI, L’AFRICANO CHE HA RIPULITO IL CONTINENTE DALL’UMILIAZIONE DELL’APARTHEID

Per la maggior parte degli africani, Gheddafi è un uomo generoso, un filantropo, noto per il suo sostegno disinteressato alla lotta contro il regime razzista in Sud Africa. Se fosse stato un egoista, lui non avrebbe rischiato l’ira dell’Occidente per aiutare l’ANC, sia militarmente che finanziariamente, nella lotta contro l’apartheid. Questo è il motivo per cui Mandela, subito dopo la sua liberazione da 27 anni di carcere, decise di rompere l’embargo delle Nazioni Unite e di viaggiare verso la Libia il 23 ottobre 1997. Per cinque lunghi anni, nessun aereo ha potuto atterrare in Libia a causa dell’embargo. Occorreva prendere un aereo per la città tunisina di Jerba e proseguire su strada per cinque ore per arrivare a Ben Gardane, attraversare il confine e proseguire su una strada nel deserto per tre ore, prima di raggiungere Tripoli. L’altra soluzione era quella di passare per Malta, e prendere un traghetto notturno sul barche mal mantenute fino alla costa libica. Un viaggio infernale per un intero popolo, semplicemente per punire un uomo.

Mandela non misurò le sue parole quando l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton disse che la visita era stata ‘sgradita’ – ‘Nessun paese può pretendere di essere il poliziotto del mondo e nessuno Stato può dettare all’altro ciò che deve fare’. Aggiunse – ‘Quelli che ieri erano amici dei nostri nemici hanno la faccia tosta di dirmi oggi di non fare visita a mio fratello Gheddafi, ci stanno incitando ad essere ingrati e a dimenticare i nostri amici del passato.’

Infatti, l’Occidente considerava ancora i razzisti sudafricani suoi fratelli che avevano bisogno di essere protetti. Ecco perché i membri dell’ANC, tra cui Nelson Mandela, sono stati considerati pericolosi terroristi. E’ stato solo il 2 luglio 2008, che il Congresso degli Stati Uniti ha votato finalmente una legge per rimuovere il nome di Nelson Mandela e dei suoi compagni dell’ANC dalla loro lista nera, non perché si erano resi conto di quanto stupido fosse stato un tale elenco, ma perché volevano sottolineare il 90 ° compleanno di Mandela. Se l’Occidente è veramente dispiaciuto per il suo passato sostegno ai nemici di Mandela e veramente sincero, quando gli intitola strade e luoghi, come può continuare a fare la guerra contro qualcuno che ha aiutato Mandela e il suo popolo ad essere vittorioso, e cioè Gheddafi?

QUELLI CHE VOGLIONO ESPORTARE LA DEMOCRAZIA SONO ESSI STESSI DEMOCRATICI?

E se la Libia di Gheddafi fosse più democratica degli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e altri paesi che fanno la guerra per esportare la democrazia in Libia? Il 19 marzo 2003, il presidente George Bush ha iniziato a bombardare l’Iraq con il pretesto di portare la democrazia. Il 19 marzo 2011, esattamente otto anni dopo, è stato il turno del presidente francese a far piovere bombe sulla Libia, sostenendo, ancora una volta, che era per portare la democrazia. Il Presidente degli Stati Uniti d’America Obama, premio Nobel per la pace, dice che lanciare missili da crociera da sottomarini serve a spodestare il dittatore e ad introdurre la democrazia.

La domanda che chiunque abbia anche solo un minimo d’intelligenza non può non fare è la seguente: paesi come Francia, Inghilterra, USA, Italia, Norvegia, Danimarca, Polonia, che difendono il loro diritto a bombardare la Libia, forti del loro status di auto-proclamata democrazia, sono davvero democratici? Se sì, sono più democratici della Libia di Gheddafi? La risposta in realtà è un clamoroso NO, per la ragione pura e semplice che la democrazia non esiste. Questo non è un parere personale, ma una citazione di qualcuno la cui città natale di Ginevra, ospita la maggior parte delle istituzioni delle Nazioni Unite. La citazione è di Jean Jacques Rousseau, nato a Ginevra nel 1712 e che scrisse, nel quarto capitolo del terzo libro del famoso ‘contratto sociale’ che ‘non c’è mai stata una vera democrazia e non ci sarà mai.’

Rousseau definisce le seguenti quattro condizioni perchè un paese possa essere considerato una democrazia e, secondo queste, la Libia di Gheddafi è molto più democratica degli Stati Uniti, della Francia e degli altri che hanno la pretesa di esportare la democrazia:

1. Lo Stato: Più grande è un paese, tanto meno può essere democratico. Secondo Rousseau, lo stato deve essere estremamente piccolo in modo che le persone possano incontrarsi e conoscersi. Prima di chiedere alla gente di votare, si deve garantire che tutti conoscano tutti, altrimenti il voto sarà un atto senza alcuna base democratica, un simulacro di democrazia, per eleggere un dittatore.

Lo stato libico si basa su un sistema di alleanze tribali, che per definizione raggruppano insieme persone in piccole entità. Lo spirito democratico è molto più presente in una tribù, in un villaggio, che in un grande paese, semplicemente perché le persone si conoscono, condividono un comune ritmo di vita che comporta una sorta di auto-regolamentazione o addirittura un’auto-censura, visto che reazioni e contro reazioni di altri membri hanno un impatto sul gruppo.

Da questa prospettiva, sembrerebbe che la Libia si adatta meglio alle condizioni di Rousseau rispetto a Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, tutte società altamente urbanizzate dove la maggior parte dei vicini di casa non si dicono nemmeno ciao l’un l’altro, e quindi non si conoscono, anche se hanno vissuto fianco a fianco per 20 anni. Questi paesi sono saltati alla fase successiva – ‘il voto’ – che è stato abilmente santificato per offuscare il fatto che il voto sul futuro del paese è inutile, se l’elettore non conosce gli altri cittadini. Questo è stato spinto ai limiti del ridicolo dando diritto di voto a persone che vivono all’estero. Comunicare con gli altri e l’uno con l’altro è una condizione preliminare per qualsiasi dibattito democratico prima delle elezioni.

2. La semplicità dei costumi e dei modelli di comportamento è inoltre essenziale, se si vuole evitare di spendere la maggior parte del tempo a discutere procedure legali e giudiziarie, al fine di far fronte alla moltitudine di conflitti di interesse, inevitabili in una società grande e complessa. I paesi occidentali si definiscono nazioni civili con una struttura sociale più complessa mentre la Libia è descritta come un paese primitivo con un semplice insieme di costumi. Anche questo aspetto indica che la Libia risponde meglio ai criteri democratici di Rousseau, rispetto a tutti coloro che cercano di dare lezioni di democrazia. Nei conflitti nelle società complesse, hanno la meglio più frequentemente quelli che hanno più potere, motivo per cui i ricchi riescono ad evitare la prigione perché possono permettersi di assumere avvocati importanti e, invece, la repressione di stato viene diretta contro una persona che ha rubato una banana in un supermercato, piuttosto che una finanziaria criminale che ha rovinato una banca. Nella città di New York, per esempio, dove il 75 per cento della popolazione è bianca, l’80 per cento dei posti di comando sono occupati dai bianchi che rappresentano solo il 20 per cento delle persone incarcerate.

3. Parità di status e di benessere: Uno sguardo alla lista 2010 di Forbes rivela chi sono le persone più ricche in ciascuno dei paesi che attualmente stanno bombardando la Libia e la differenza tra loro e quelli che guadagnano salari più bassi in quelle nazioni; un esame simile sulla Libia rivelerà che in termini di distribuzione della ricchezza, la Libia ha molto di più da insegnare a coloro che ora la stanno combattendo, e non il contrario. Quindi anche qui, utilizzando i criteri di Rousseau, la Libia è più democratica delle nazioni che pomposamente pretendono di portare la democrazia. Negli Stati Uniti, il 5 per cento della popolazione possiede il 60 per cento della ricchezza nazionale, il che la rende la società più ineguale e squilibrata nel mondo.

4. Niente lussi: secondo Rousseau non ci può essere alcun lusso se ci deve essere la democrazia. Il lusso, egli dice, rende la ricchezza una necessità che diventa poi una virtù in sé, e il benessere del popolo non diventa l’obiettivo da raggiungere a tutti i costi ‘Il lusso corrompe sia il ricco che il povero, l’uno attraverso il possesso e l’altro per invidia; rende la nazione fiacca e preda della vanità; allontana le persone dallo Stato e le schiavizza, rendendole schiave dell’opinione’.

C’è più lusso in Francia che in Libia? I rapporti sui lavoratori dipendenti che commettono suicidio a causa di stressanti condizioni di lavoro, anche in aziende pubbliche o semi-pubbliche, tutto per massimizzare il profitto e mantenere nel lusso una minoranza, si leggono in Occidente, non in Libia.

Il sociologo americano C. Wright Mills scrisse nel 1956 che la democrazia americana era una ‘dittatura dell’elite’. Secondo Mills, gli Stati Uniti non sono una democrazia perché è il denaro che parla durante le elezioni e non il popolo. I risultati di ogni elezione sono l’espressione della voce dei soldi e non della voce del popolo. Dopo Bush senior e Bush junior, stanno già parlando di un più giovane Bush per le primarie repubblicane del 2012. Inoltre, come ha sottolineato Max Weber, da quando il potere politico dipende dalla burocrazia, gli Usa hanno 43 milioni di burocrati e personale militare che effettivamente governa il paese, ma senza essere eletti e senza essere responsabili, verso il popolo, delle loro azioni. Una singola persona (un singolo ricco) è eletta, ma il potere reale è nelle mani di tutta la casta dei ricchi che poi vengono nominati ambasciatori, generali, ecc

Quante persone in queste sedicenti democrazie sanno che la Costituzione del Perù vieta al presidente uscente di ottenere un secondo mandato consecutivo? Quanti sanno che in Guatemala, non solo un presidente uscente non può chiedere la rielezione per lo stesso posto, ma nessun’altro della famiglia di quella persona può aspirare a quel prestigioso lavoro? O che il Ruanda è l’unico paese al mondo che ha il 56 per cento di parlamentari donne? Quante persone sanno che nella lista della CIA del 2007, quattro dei paesi meglio governati al mondo sono in Africa? Che il primo premio va alla Guinea Equatoriale, il cui debito pubblico rappresenta solo l’1,14 per cento del PIL?

Rousseau sostiene che le guerre civili, rivolte e ribellioni sono i componenti dell’inizio della democrazia. Perché la democrazia non è un fine, ma un processo permanente di riaffermazione dei diritti naturali degli esseri umani che, nei paesi di tutto il mondo (senza eccezioni), sono calpestati da una manciata di uomini e donne che hanno dirottato il potere del popolo per perpetuare la loro supremazia. Ci sono qua e là gruppi di persone che hanno usurpato il termine ‘democrazia’ – invece di essere un ideale al quale si aspira, è diventata un’etichetta da assegnare o uno slogan che viene utilizzato da persone che hanno la possibilità di gridare più forte di altri. Se un paese è calmo, come la Francia o gli Stati Uniti, vale a dire senza ribellioni, significa solo, dal punto di vista di Rousseau, che il sistema dittatoriale è sufficientemente repressivo da prevenire qualsiasi rivolta.

Non sarebbe male se i libici si ribellassero. Ciò che è male è pretendere che la gente accetti stoicamente un sistema che li reprime in tutto il mondo, senza reagire. E Rousseau conclude: ‘Malo periculosam libertatem quam quietum servitium – traduzione – Se gli dei fossero persone si darebbero un governo democratico. Un tale governo perfetto non è applicabile agli esseri umani.’ Dichiarare che si stanno uccidendo i libici per il loro bene è un inganno.

QUALI INSEGNAMENTI PER L’AFRICA?

Dopo 500 anni di un rapporto profondamente iniquo con l’Occidente, è chiaro che non abbiamo gli stessi criteri di ciò che è buono e di ciò che è cattivo. Abbiamo interessi profondamente divergenti. Come si può non deplorare il voto ‘sì’ di tre paesi sub-sahariani (Nigeria, Sud Africa e Gabon) alla risoluzione 1973 che ha inaugurato l’ultima forma di colonizzazione battezzata come ‘la protezione dei popoli’, che legittima le teorie razziste che hanno permeato gli europei dal 18 ° secolo e secondo le quali il Nord Africa non ha nulla a che fare con l’Africa sub-sahariana, che il Nord Africa è più evoluto, colto e civilizzato rispetto al resto dell’Africa?

E’ come se Tunisia, Egitto, Libia e Algeria non facessero parte dell’Africa. Anche le Nazioni Unite sembrano ignorare il ruolo dell’Unione africana negli affari degli stati membri. L’obiettivo è quello di isolare i paesi sub sahariani per isolarli e controllarli meglio. Infatti, l’ Algeria (16 miliardi di dollari) e la Libia (10 miliardi di dollari) insieme contribuiscono al 62 per cento dei 42 miliardi di dollari che costituiscono il capitale del Fondo Monetario Africano (AMF). Il paese più grande e popoloso dell’Africa sub sahariana, la Nigeria, seguìta dal Sud Africa, sono molto più indietro con solo 3 miliardi di dollari ciascuno.

E’ sconcertante, per non dire altro, che per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, la guerra è stata dichiarata contro un popolo senza avere esplorato la minima possibilità di una soluzione pacifica della crisi. L’Africa appartiene ancora davvero a questa organizzazione? La Nigeria e il Sud Africa sono disposti a votare ‘sì’ a tutto quello che l’Occidente chiede perché ingenuamente credono alle vaghe promesse di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza, con uguali diritti di veto. Entrambi dimenticano che la Francia non ha alcun potere di offrire qualcosa. Se così fosse, Mitterand da lungo tempo avrebbe fatto il necessario per la Germania di Helmut Kohl.

Una riforma delle Nazioni Unite non è all’ordine del giorno. L’unico modo per segnare un punto è utilizzare il metodo cinese – tutte e 50 le nazioni africane dovrebbero lasciare le Nazioni Unite e ritornare solo se sarà soddisfatta la loro richiesta di lunga data, un seggio per l’intera federazione africana o niente. Questo metodo non-violento è l’unica arma di giustizia a disposizione dei poveri e deboli quali siamo. Dovremmo semplicemente lasciare le Nazioni Unite, perché questa organizzazione, per la sua stessa struttura e gerarchia, è al servizio dei più potenti.

Dobbiamo manifestare alle Nazioni Unite il nostro rifiuto di una visione del mondo basata sulla distruzione di coloro che sono più deboli. Sono liberi di continuare come prima, ma almeno non ne faremo parte, e dire che siamo d’accordo quando non ci hanno mai chiesto il nostro parere. E anche quando abbiamo espresso il nostro punto di vista, come abbiamo fatto Sabato 19 marzo a Nouakchott, quando ci siamo opposti all’azione militare, il nostro parere è stato semplicemente ignorato e le bombe hanno cominciato a cadere sul popolo africano.

Gli eventi di oggi ricordano quello che è successo in passato con la Cina. Oggi, si riconosce il governo Ouattara, il governo ribelle in Libia, come è stato fatto alla fine della seconda guerra mondiale con la Cina. La cosiddetta comunità internazionale ha scelto Taiwan come unico rappresentante del popolo cinese, invece della Cina di Mao. Ci sono voluti 26 anni prima che, il 25 ottobre 1971, le Nazioni Unite approvassero la risoluzione 2758 che tutti gli africani dovrebbero leggere per porre fine alla follia umana. La Cina è stata ammessa e alle sue condizioni – ha rifiutato di essere un membro se non avevesse avuto un diritto di veto.

Quando la domanda è stata soddisfatta e la risoluzione presentata, il ministro degli esteri cinese ha impiegato un altro anno per rispondere per iscritto al Segretario Generale delle Nazioni Unite, il 29 settembre 1972, una lettera che non diceva sì o grazie, ma precisava le garanzie richieste da rispettare per la dignità della Cina.

Cosa spera di ottenere l’Africa dalle Nazioni Unite senza giocare duro? Abbiamo visto come in Costa d’Avorio un burocrate delle Nazioni Unite si considera al di sopra della costituzione del paese. Siamo entrati in questa organizzazione, accettare di essere schiavi e di credere che saremo invitati a cenare allo stesso tavolo e a mangiare dai piatti che noi stessi abbiamo lavato non è solo da creduloni, è stupido.

Quando l’Unione africana ha appoggiato la vittoria di Ouattara e ha ignorato le relazioni contrarie dei suoi osservatori elettorali, proprio per soddisfare i nostri ex padroni, come possiamo pretendere di essere rispettati? Quando il presidente sudafricano Zuma dichiara che Ouattara non ha vinto le elezioni e poi dice l’esatto contrario durante un viaggio a Parigi, siamo autorizzati a mettere in dubbio la credibilità di questi leaders che pretendono di rappresentare e di parlare a nome di un miliardo di africani.

La forza e la vera libertà dell’Africa si realizzeranno solo se intraprenderà azioni ben ponderate e se ne assumerà le conseguenze. Dignità e rispetto sono dotati di un cartellino del prezzo. Siamo pronti a pagarlo? In caso contrario, il nostro posto è in cucina e nei bagni, al fine di far stare comodi gli altri.

Questo articolo è stato pubblicato prima da Pambazuka News

Jean-Paul Pougala è uno scrittore camerunense.
Tradotto dal francese da Sputnik Kilambi.

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Fonte: Global Research 10 Giugno 2011
Traduzione: Dakota Jones, I Lupi di Einstein

 

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