JP Morgan, una delle banche commerciali più potenti al mondo, ha ammesso di aver usato i derivati in maniera così aggressiva da perdere due miliardi di dollari in sole sei settimane.
Non è l’unica banca ad avere derivati spazzatura in cassaforte, ma è seguita da una scia di altre banche commerciali, Comuni e fondi di investimento che per adesso continuano a tacere sull’ammontare di codeste sostanze tossiche di cui sono in possesso.
Era circa un anno fa (Banche indagate sui derivati – aprile 2011) che descrivevo i derivati come strumenti altamente speculativi e scambiati nella più totale assenza di regole.
Scrivevo che i derivati non sono altro che delle “scommesse“: si scommette che il prezzo dei cereali aumenterà o che quello Stato dichiarerà bancarotta e il tutto viene ben confezionato sotto forma di polizza.
In pratica, si tratta di un accordo tra due parti: un acquirente (detto CDS buyer) e un venditore (detto CDS seller) mediante il quale il venditore si impegna, in cambio di un premio rateale versato dall’acquirente, a pagare una determinata cifra nel caso che ci si trovi di fronte a un credit event, ovvero l’impossibilità di pagare da parte del debitore terzo. In termini molto semplici i CDS sono una sorta di assicurazione sull’insolvenza di un emittente e infatti sono spesso usati proprio con la funzione di polizze assicurative o coperture per chi sottoscrive un’obbligazione.
Non esistono borse ufficiali dove questi strumenti vengono scambiati: gli operatori di banche e fondi comprano e vendono queste polizze chiamandosi l’un l’altro al telefono. I prezzi non sono noti, gli spread denaro/lettera neppure. Si conoscono le informazioni statistiche, medie. Ma nessuno sa veramente cosa avvenga ogni giorno su questo mercato.

Facciamo un esempio pratico: è come se i derivati siano paragonabili all’assicurazione della vostra auto, voi proprietari dell’auto pagate il premio assicurativo ogni 6 mesi od ogni 12 mesi, in caso di incidente, però, avete la garanzia che la vostra assicurazione risarcirà il danno cagionato.
Nel caso dei CDS (credit default swap, particolare tipo di derivati) molto spesso l’assicuratore incassa il premio, ma non risarcisce un bel niente in caso di “credit event”.
Gli ultimi dati calcolano che l’intero mercato di questi strumenti ammonti a 647 mila miliardi di dollari di valore nominale, ossia 14 volte più grande della capitalizzazione di tutte le Borse del globo e 9 volte più grande del Pil del mondo intero.
I derivati si sono ormai trasformati in un gioco da casinò, senza alcun riferimento all’economia reale, sicché si potrebbe citare la nota battuta di John Maynard Keynes: “quando l’economia è ridotta a un casinò vuol dire che le cose non vanno affatto bene“.
Tali strumenti vanno totalmente aboliti dai circuiti finanziari, poichè non sono regolamentati e sono enormentemente distanti dall’economia reale, molto peggio di azioni e obbligazioni scambiate in borsa.
Le ripercussioni di questi diabolici strumenti finanziari si riversano sulle spalle dei cittadini qualora si riveli necessario un intervento della “mano pubblica” (ad esempio, quando si scopre che molti Comuni italiani sono carichi di derivati che si rivelano spazzatura, gravando inesorabilmente sui bilanci e sulle casse comunali).
Salvatore Tamburro
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