di Matteo Mascia

Laura Boldrini deve essersi accorta che la dialettica politica non può essere sempre ristretta tra le mura di una sala da tè. Spesso le critiche sono aspre, e qualche cittadino esasperato si sente legittimato ad insultare – anche pesantemente – chi rappresenta le istituzioni. È una realtà vecchia come la rappresentanza, alzi la cornetta del telefono e componga il numero di un qualsiasi sindaco d’Italia. La fascia tricolore la potrà sicuramente intrattenere con una dettagliata antologia di insulti e minacce. Sono effetti collaterali, chiunque ricopre incarichi pubblici li deve mettere in conto. I comportamenti penalmente rilevanti sono altra cosa, nessuno ha intenzione di giustificare chi invia proiettili o chi spara fucilate. In questo caso, la minaccia deve essere segnalata all’autorità giudiziaria e perseguita, così come prevedono le leggi. Ci sembra però molto pericoloso suggerire dallo scranno più alto di Montecitorio una legge per stringere le maglie intorno al mondo di internet e dei social network.

La presidente rischia di assomigliare ai quei governi che la sua parte politica avversa, a quegli ordinamenti in cui si può finire in galera per avere aperto un blog o per aver osato parlare di taluni argomenti sul web. Ieri si celebrava la giornata mondiale per la libertà di stampa, in tantissimi Paesi del mondo si può ancora essere ristretti perché accusati di lesa maestà o di reati simili all’apostasia.
Quotando il compianto Carmelo Bene, non vorremmo che qualcuno stia tramando per tentare di celebrare la “libertà dalla stampa” e dalle critiche ricevute tramite la Rete. Infrastruttura che costituisce una moderna declinazione dei fogli polemici con cui si sbeffeggiavano i reali ed i potenti del settecento. Ovviamente, non si vuole giustificare chi è autore di allusioni sessuali prive di ogni fondamento o chi si compiace con della satira dai tratti marcatamente diffamatori. Ci permettiamo però di segnalare che i confini di queste caratterizzazioni sono piuttosto labili, specie se si permette alla polizia giudiziaria di imperversare sui server. Con le stesse leggi che vigono oggi, è stato permesso ad un magistrato di condannare e mandare in carcere Giovannino Guareschi, responsabile di aver diffamato la figura del presidente della Repubblica. Un fatto che smentisce il bisogno di una legge nuova: a patto che la terza carica dello Stato non si richiami ad una tendenza particolarmente in voga nell’era postindustriale italiana.
Quella che vuole che ogni desiderio del singolo venga positivizzato da una norma, un meccanismo che rischia di allontanare le leggi dalle loro funzioni principali.
Una nuova regolamentazione di quanto accade online dovrebbe essere preceduta da un’attenta attività di analisi e di studio, non lasciata in balia delle contingenze o delle proposte di legge depositate da chi è stato eletto nelle stesse liste della politica marchigiana. Non si può pretendere di legiferare dopo aver rilasciato un’intervista ad uno dei principali quotidiani nazionali. Le regole proposte dalla Boldrini – oltre a minarne il suo ruolo di garanzia di fronte ad i colleghi – devono trovare il sostegno della maggioranza dei deputati e dei senatori. Il suo testo subirà lo stesso trattamento di quello depositato dall’ultimo dei peoni. Farebbe quindi meglio ad agire con più cautela, magari confrontandosi con chi, durante l’ultima legislatura, si stracciava le vesti quando si cercava di “promulgare leggi liberticide” sul web. Allora era la maggioranza di centrodestra a volere il pugno di ferro, oggi la sinistra “che ben pensa”. Persino nel Pdl ci furono eletti pronti ad impedire una regolamentazione suggerita dal governo guidato da Silvio Berlusconi e dai suoi stretti collaboratori. I protagonisti di ieri sono stati pienamente legittimati dalle dichiarazioni della deputata sellina. Maurizio Gasparri non ha perso tempo ed ha subito detto la sua. “Il presidente della Camera, spero non solo per essere stata oggetto di attacchi sulla rete, pone la questione degli abusi che si verificano sul web nella più totale impunità. Da tempo questa nuova forma di violenza doveva essere assolutamente contrastata. Invece si confonde la intangibile libertà di espressione con il diritto di linciare chiunque. Bisogna trovare norme e strumenti che impediscano la violenza telematica”, ha detto l’ex numero uno dei senatori del Pdl. Quanto successo nelle ultime ore ci permette di notare una novità dal punto di vista politologico. Anche “la sinistra dei diritti” è disposta a giocare sulle stesso terreno dei tifosi delle politiche securitarie.

fonte: Rinascita

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