Per quanto crediamo di essere liberi, all’oggi ci è concessa solo l’illusione della libertà. Oggi, a causa del “sistema”, si è abituati, ed oserei anche dire assuefatti, al fatto che ogni giorno per guadagnarsi da vivere è necessario andare a lavorare. L’andare a lavorare ci tiene bloccati. Come pagare l’affitto? Come comprare da mangiare? Come vivere senza andare a lavorare? Potremmo quasi asserire che siamo schiavi del bisogno di denaro, e di conseguenza dell’andare a lavorare 8 ore al giorno 6 giorni a settimana, anche quando non lo volgiamo. Questo accade perché l’uomo tende a dare per scontato, che per garantirsi beni di prima necessità quali cibo, tetto, medicine, etc, sia non solo lecito, ma addirittura necessario pagare una somma in denaro. Allo stesso modo è necessario pagare per studiare, per farsi visitare e ricoverare, per farsi ritirare i rifiuti, per spostarsi da un luogo all’altro della città in cui si vive, e per molti altri servizi. Bisogna poi pagare le tasse su ciò che si guadagna allo stato, altrimenti si va in prigione. Nella nostra società bisogna, è giusto, pagare per qualsiasi cosa. Tutto ha un valore, tutto è vendibile. Oggi, senza denaro, non si può vivere.

Ma pensiamoci bene, il denaro è per caso una risorsa? Lo posso mangiare? Posso con esso proteggermi dal freddo? No, al massimo posso accenderci un fuoco, perché il denaro è solo ed esclusivamente carta colorata. Tale carta tuttavia è oggi requisito fondamentale per vivere e chi lo produce e ne gestisce i flussi possiede effettivamente diritto di vita o di morte, su qualsiasi essere umano che accetta e sottostà a tale sistema. Diventa allora centrale chiedersi chi crea il denaro e secondo quali regole. E’ risaputo dalla maggior parte delle persone, che a produrre il denaro cartaceo sono le banche.

Dal 1971, secondo le norme del Modern Money Mechanics esse emettono nuova moneta attraverso un sistema chiamato a riserva frazionaria. Tale meccanismo prevede che il denaro venga creato dal debito, o meglio che il denaro emesso è già debito. Sostanzialmente, quando un privato chiede del denaro in prestito alla banca, si indebita con essa per la somma di denaro richiesta, più gli interessi. Allo stesso modo funziona quando al posto di un privato c’è, ad esempio, l’Italia. Uno stato che ha bisogno di liquidità, infatti, si reca dalla propria banca centrale (nel nostro caso Banca d’Italia), e attraverso l’emissione di titoli di Stato, prende in prestito una certa somma di denaro, come ad esempio 10 milioni di Euro. Facendo questo, aumenta il suo debito pubblico di 10 milioni di euro. Ma di tale debito pubblico, così masticato dai giornalisti, chi è il vero e unico creditore? La Banca d’Italia, è naturale, fino a qui ci siamo; ma la Banca d’Italia a chi appartiene? Questa è la domanda giusta.

Per quanto quasi tutti pensino che la Banca d’Italia sia, come da logica, di proprietà dello Stato non è così. Le quote di partecipazione di Banca d’Italia, in tutto 300.000, sono per più del 95% in mano a società private, precisamente banche e compagnie di assicurazione. Queste società per azioni, di proprietà a loro volta di persone fisiche, di privati come me e voi, possiedono così 497 dei 539 voti dell’assemblea dei soci, l’assemblea che decide la politica economica e monetaria della Banca d’Italia.
di gianpaolo marcucci

Nel nostro sistema, il denaro è stato reso risorsa necessaria alla vita, ma anziché essere prodotto dallo Stato, dalla cosa pubblica, dai cittadini, è prodotto da società per azioni, che attraverso l’indebitamento di persone e nazioni, tengono sotto scacco l’intero pianeta. È per questo che c’è la necessità di andare a lavorare. Se lo Stato italiano decidesse di riprendersi la propria sovranità monetaria, di cui ha diritto secondo la stessa “costituzione”, sarebbe in grado di soddisfare i bisogni primari di tutta la popolazione. Tutti potrebbero avere una casa, cibo a sufficienza, cure efficienti, istruzione, accesso libero alla rete, mezzi pubblici locali, regionali e nazionali, senza bisogno di tirar fuori un euro, perché penserebbe a tutto lo Stato, unico ente in grado di emettere e stampare moneta. Le persone allora sarebbero libere di vivere la propria vita senza la necessità di lavorare per permettersi tali beni primari, ma potendo comunque scegliere di farlo per piacere e/o per garantirsi tutto ciò che gli è gradito anche se superfluo.

Questo può accadere però solo se lo stato oltre a riacquistare la sovranità, smette di essere influenzato dagli interessi di pochi e divenendo così specchio dell’interesse di tutti. La prima sovranità da riacquistare è quella del singolo, un singolo consapevole che decide, agisce e non delega le scelte politiche. Solo così si può arrivare al cambiamento, e ad una soluzione reale e duratura.

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