by Peppe Croce

 

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Privato è bello ed efficiente? Mica sempre, specialmente per quanto riguarda i servizi idrici. A maggior ragione nel sud Italia visto che, se le indagini della Guardia Costiera di Gela troveranno conferma, la vicenda del depuratore di Caltaqua Spa (società italo-spagnola in mano al gigante privato spagnolo Aqualia) riunisce in un colpo solo tutti i luoghi comuni sulla privatizzazione dell’acqua.

E cioè che, in sintesi, lo straniero viene al sud per fare cassa e se può fa il furbo. Sperando, ovviamente, che sia tutto un errore della Capitaneria di Porto di Gela e della Procura di Caltanissetta anche se, a dirla tutta, una smentita in Tribunale sembra molto difficile.

Tutto parte un paio di mesi fa quando gli abitanti del quartiere gelese di Macchitella iniziano a sentire una gran puzza che proviene dal torrente Gattano e vedono strane macchie scure in mare, proprio alla foce del torrente. Legambiente, con Goletta Verde, ipotizza che il problema sia nel vicinissimo depuratore di Caltaqua-Aqualis ma l’azienda, con un comunicato stampa del 22 luglio, smentisce ogni possibile addebito:

Caltaqua esclude che la contaminazione del litorale del fiume Gattano possa dipendere da un malfunzionamento dell’impianto di depurazione di Macchitella, come del resto certificato dalle analisi di laboratorio periodicamente svolte dallo stesso gestore

Ma i militari del mare si sono già messi all’opera e, in breve tempo, scoprono che ogni sera alle nove da due grossi scarichi fognari nei dintorni del depuratore (che si aggiungono all’unico scarico ufficiale dell’impianto, dal quale esce acqua correttamente depurata) escono cinque litri di reflui fognari al secondo, per ore e ore fino all’alba. Poi i rubinetti della fogna si chiudono.

I due scarichi, in pratica, erano collegati al “troppo pieno” di altrettante linee fognarie della città di Gela. Difficile che ogni sera, alla stessa ora, mezza Gela si mettesse a tirare lo sciacquone per lasciarlo aperto fino all’alba. L’ipotesi della Guardia Costiera, invece, è che questo strano fenomeno sia stato voluto e deliberatamente messo in atto dall’azienda, e sia andato avanti per ben 55 giorni, fate due conti su quanti litri siano usciti da quei tubi senza passare dalle vasche del depuratore.

La buona notizia è che, dopo la visita all’impianto da parte dei militari, adesso tutti i reflui vengono depurati (evidentemente i gelesi hanno smesso di tirare l’acqua in gabinetto: ora va tutto bene) e l’acqua esce pulita nel torrente. Il depuratore è stato sequestrato e affidato al servizio Igiene pubblica dell’Azienda sanitaria provinciale di Caltanissetta mentre tutti i documenti riguardanti le operazioni e il funzionamento del depuratore in questi 55 giorni sono stati acquisiti dal magistrato.

Via | La Gazzetta Iblea
Video | Guardia Costiera Gela

La Guardia Costiera di Gela sequestra il depuratore del gigante privato spagnolo Aqualia é stato pubblicato suEcoblog.it

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