da Capire davvero la crisi  di Mario Grigoletti
A seguito dell’esito delle elezioni tedesche, che hanno visto la necessità della formazione della Gro?e Koalition tra la CDU, il partito di Angela Merkel, e il partito dei social-democratici dell’SPD; molti osservatori ma soprattutto molti politici nostrani hanno contato sul fatto che con l’ingresso dell’SPD al governo le politiche di rigore imposte dall’esecutivo precedente venissero allentate in favore di politiche orientate alla crescita e quindi maggiormente favorevoli per tutta la zona-euro, speranza fondata anche in parte sul favore espresso in passato dalla stessa SPD agli euro-bonds.

Il Presidente del Consiglio Letta in persona, il 14 novembre di quest’anno, intervenendo al Congresso dell’SPD tenutosi a Lipsia ha più volte invocato un cambio di marcia in Europa mettendo in guardia i leader del partito che senza crescita equità e politiche contro la disoccupazione alle prossime elezioni europee i partiti euroscettici potrebbero avere una maggioranza nel prossimo Parlamento Europeo.GrosseKoalition

Dopo settimane i contrattazione i due maggiori partiti tedeschi sono arrivati ad un accordo vincolate per la formazione della Gro?e Koalition, stilando un documento di 185 pagine in cui vengono tracciate le linee guida del nuovo governo.

Le notizie non sono buone.

Già, perché il risveglio dalle speranze iniziali è stato brusco. Molto brusco. Il rigore rimane, si propongono patti  fiscali più vincolanti e, di conseguenza, i margini di manovra saranno, per noi, sempre minori. A differenza del fronte di politica interna, dove i socialdemocratici sono riusciti a strappare l’accordo di un aumento del salario minimo a 8,5€ l’ora, aumento già previsto in realtà dal 2010 e che prenderà piede solo dal 2015, sulle politiche europee l’SPD seguirà la rotta segnata dal governo precedente, mandando in frantumi l’idea che molti si erano fatti sull’austerità, cioè che fosse dovuta ad un governo conservatore.

All’interno del documento, nel capitolo dedicato alle politiche europee, con un titolo che sembra frutto di una perversa ironia:“Un’Europa forte”, si legge che:“perché la credibilità della nostra azione (come europei, ndr)richiede una politica di bilancio ed economica orientata su criteri di stabilità. Per questo gli alti livelli di debito pubblico devono esser ridotti. È una delle lezioni di questa crisi. La politica del consolidamento di bilancio deve proseguire, ed esser combinata con riforme strutturali per la crescita e investimenti sostenibili per il futuro.”

Per quanto riguarda gli euro-bond citati in precedenza e la comunione dei debiti pubblici il documento è chiarissimo: “Il principio che ogni stato membro risponde delle proprie obbligazioni deve esser mantenuto. Ogni forma di messa in comune di debiti pubblici metterebbero in pericolo l’assetto delle politiche nazionali in ogni singolo stato membro. Responsabilità nazionale di bilancio e responsabilità sopranazionale, comune, sono inconciliabili”

Nell’accordo di coalizione, oltre come abbiamo visto alle conferme dei dettami economici del governo precedente, c’è una novità. Come se non bastassero il Fiscal Compact e l’ormai prossimo pareggio di bilancio, la Cancelliera Merkel ha inserito, e al contempo sta facendo pressioni alla commissione europea perché vengano aggiunte nel Protocollo 14 dei Trattati europei, modifiche che riguarderebbero nuove regole comuni per il controllo dei bilanci degli Stati nazionali membri dell’eurozona e della loro politica economica. Le nuove regole comuni, definite “Contractual Arrangements”, sarebbero blindate con cifre e scadenze da rispettare, controllabili da parte delle autorità europee in ogni momento in ogni paese membro dell’eurozona o del resto dell’Unione.

Per quanto riguarda il Fondo salva-Stati ESM, l’accordo tra i due partiti prevede che questo strumento debba e possa essere utilizzato esclusivamente come ultima carta possibile: “Prestiti d’aiuto da programmi di salvataggio possono esser utilizzati solo come ultima ratio, se è messa in pericolo la stabilità dell’eurozona nel suo complesso. Vogliamo che gli Stati in crisi affrontino da sé la crisi, utilizzando propri mezzi, prima che possano ricevere prestiti di soccorso” Stessa identica bocciatura per quanto riguarda l’uso dell’ESM per la ri-capitalizzazione delle banche in crisi, che dovranno essere ricapitalizzate in primis dagli azionisti e dai creditori e, se questi non bastassero, dai singoli Stati andando pericolosamente a ricreare le stesse condizioni di crisi di debito pubblico del 2008.

Anche l’European Council of Foreign Relation, uno dei più importanti think tank continentali, alla pubblicazione dell’accordo di Gro?e Koalition stila una breve lista delle conseguenze economiche di quest’ultimo:

  1. Le politiche proposte stimolano leggermente la crescita economica tedesca nei prossimi quattro anni a circa il 0,1% l’anno. Questo impulso verrà da un aumento dei consumi, non da investimenti.
  2. Le politiche proposte faranno ben poco per risolvere il problema strutturale della Germania dei bassi investimenti permanenti nelle infrastrutture pubbliche e l’istruzione.
  3. Le politiche proposte contribuiranno marginalmente a riequilibrare gli squilibri delle partite correnti della zona euro, abbassando potenzialmente il surplus di esportazioni tedesco, forse dallo 0,5% all’1% del Pil (forse abbastanza per portare la Germania al di sotto della soglia del 6% della procedura per gli squilibri macroeconomici, ma troppo poco per portare davvero a livelli economicamente sostenibili).
  4. L’accordo di coalizione ostacolerà ulteriormente la costruzione di un’unione bancaria significativa per la zona euro.
  5. L’accordo di coalizione non fa nulla per contribuire alla crescita e la crisi del debito nella periferia dell’euro.

Come abbiamo visto le speranze riposte da molti nell’ingresso dell’SPD nel governo di Berlino erano vane e illusorie. Il partito socialdemocratico ha si forzato la mano alla Cancelliera Merkel ma quasi esclusivamente sul fronte della politica interna, dando ancora una volta prova, qualora ce ne fosse stato bisogno, di quale idea di solidarietà viga tutt’oggi nell’Unione. La Germania continua quindi per la sua strada, lasciando i Paesi in crisi a cavarsela da soli e condannandoli ad ennesime manovre lacrime e sangue che, come abbiamo già avuto modo di sperimentare negli ultimi due anni non portano a soluzioni ma aggravano i problemi. Le tensioni sociali sono destinate ad aumentare, così come il consenso dei partiti euro-scettici in tutto il continente. Ma quella europea non doveva essere un Unione?

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