Le stime sull’andamento del prodotto interno lordo italiano nel 2016 e 2017 subiscono revisioni al ribasso. Ciò dovrebbe portare ad interrogarci sull’efficacia delle misure di politica economica e sulla spesa pubblica per favorire l’occupazione, ma anche sugli effetti di quella previdenziale. L’analisi di Alessandro Volpi

di Alessandro Volpi – 6 aprile 2016

Accade con sempre maggiore frequenza: le stime che le agenzie di rating e gli istituti di ricerca tracciano in relazione all’andamento del prodotto interno lordo (Pil) italiano subiscono continue revisioni al ribasso. È così anche per le previsioni in merito al 2016 e al 2017, che si avvicinano a uno striminzito 1%, rendendo meno favorevoli le ipotesi formulate solo qualche mese fa. ?Questo peggioramento potrebbe risultare ancora più marcato, poi, per l’insufficienza dei margini di flessibilità riconosciuti dall’Europa ai conti pubblici italiani. ?La possibilità di ridurre soltanto dello 0,6% del Pil l’obbligo imposto al nostro Paese in termini di rientro dal deficit potrebbe costringere il governo, già nel corso del 2016, a manovre correttive alla Legge di Stabilità non riducibili a misure di mero carattere contabile, ma destinate a tradursi in nuovi tagli o in nuove maggiore entrate. ?È evidente dunque che la ripresa italiana stenta molto a decollare e deve fare i conti con troppe incertezze alcune delle quali, forse, sono riconducibili, almeno in parte, a due interrogativi sollevati dalla politica economica italiana…

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