Di Rivista.Indipendenza

In nome del federalismo demaniale, cresce di giorno in giorno l’elenco dei beni dello Stato che gli enti locali (innanzitutto i Comuni, ma anche Province e Regioni) potranno richiedere ed ottenere, a titolo gratuito, con il vincolante obbligo di metterli in vendita, di monetizzarli.

Il sito del Demanio ne indica migliaia e migliaia e l’elenco è in continuo aggiornamento. Da parti delle Dolomiti all’intera isola di S. Stefano, sino al mercato di Porta Portese e all’intero Idroscalo a Roma, da San Pietro in Vincoli alla facoltà di Ingegneria della Sapienza, al faro di Mattinata sul Gargano, passando per ex aeroporti, palazzi storici, immobili vari, cinema, parchi, acquedotti come quello di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, eccetera.

Tutto in (s)vendita, a condizione che l’incasso sia convogliato per l’abbattimento del debito pubblico. Un debito pubblico di cui la quasi totalità degli italiani ignora o è disinformata su cause e dinamiche che l’alimentano, e che cresce pressoché constantemente, nonostante le idrovore (tasse e balzelli diretti ed indiretti, aumento dei costi dei servizi, continue contrazioni alle spese sociali, ecc.) che centrodestra e centrosinistra, ed ora il governo Monti sedicente tecnico, in realtà anch’esso politico, in drammatica e servile continuità, reiterano dissipando risorse, peggiorando le condizioni di vita del popolo italiano, acuendo la sudditanza atlantica di questo paese.

La gravissima crisi tuttora in corso in Grecia, che l’ha ridotta ad un protettorato atlantico, è esempio di scuola in tal senso e scenario che, in qualsiasi momento, potrebbe riproporsi anche in Italia. Molto, molto simili le condizioni ed i meccanismi di sudditanza euro-atlantica dei due paesi. La crisi, indotta dall’esterno in Grecia, nasce proprio tramite una delle armi principali della guerra asimmetrica imperiale di Washington: la spirale del debito. Le radici di quest’arma affondano nella liberalizzazione dei movimenti di capitale, nella cessione della sovranità monetaria, nella deregolamentazione finanziaria, nello smantellamento dei controlli di politica valutaria e del credito, nell’irrompere degli investitori esteri (per lo più banche d’affari USA) nella vita economico-finanziaria degli Stati, a partire da quelli europei, grazie anche agli effetti restrittivi nell’economia indotti negli ultimi decenni dai famigerati parametri di Maastricht.

Quando i mercati, dominati dalla finanza statunitense, acquisiscono gestione e possesso dei titoli di debito degli Stati sovrani, e arrivano a determinare i tassi d’interesse per il loro servizio, la strada è spianata allo strozzinaggio e alla dominanza imperiale. La tenaglia ha quindi effetto perché si toglie allo Stato la sovranità della moneta ed i sottoscrittori largamente maggioritari del debito pubblico divengono non i risparmiatori-cittadini dello Stato medesimo, ma i cosiddetti investitori internazionali tra cui primeggiano appunto le banche d’affari statunitensi. Questi investitori, a loro discrezione, possono renderlo “insostenibile” ed esigibile quando vogliono. Da qui discendono lo strozzinaggio, da qui le imposizioni in nome del risanamento debitorio, cioè tagli sociali, incremento della tassazione –centrale e locale–, diminuzione dei servizi pubblici e dello Stato sociale, svendita di servizi e beni pubblici, flessibilità della forza lavoro, riforme capestro per pensioni, sanità, scuola, eccetera, senza che un qualsiasi governo possa avere effettiva voce di contrasto in capitolo.

Tutto questo anche il nostro paese lo sta conoscendo “in nome dell’Europa”. Ad aleggiare, anche qui, è lo spauracchio di “finire come in Grecia”, quale monito cui inchiodare rassegnate cittadinanze e classi sociali da mungere.

In scia degli interessi USA, cui principalmente interessa la prospettiva di accelerare la centralizzazione delle politiche economiche e di bilancio degli Stati dell’Unione Europea a beneficio delle atlantiche Commissione Europea e Banca Centrale Europea per meglio controllare e direzionare le spinte di Stati ed economie potenzialmente concorrenti, ovviamente ci saranno spoglie appannaggio di grandi gruppi imprenditoriali e finanziari dei paesi satelliti. La City di Londra ha ad esempio accolto favorevolmente l’idea della vendita di alcune isole e dell’affitto di altre per lunghi periodi di tempo che l’amministrazione greca intende mettere in atto, una tra tante altre misure capestro, per ripianare gli enormi debiti contratti negli ultimi mesi con Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale per evitare il collasso economico. L’Agenzia del Demanio italiana, in nome del federalismo, è incamminata sulla stessa strada. Atene chiama Roma: cioè sudditanza, dipendenza, impoverimento sociale. La risposta non può che essere costruita adeguatamente, e si chiama sovranità, indipendenza, liberazione.

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