Di Gianni Petrosillo

Ho il fondato dubbio che chi fomenta l’odio antitedesco in Italia lo faccia per coprire le scorrerie francesi sul nostro territorio (oltre alle ben note manovre americane che però hanno obiettivi decisamente più politici). Non si tratta solo di shopping nella moda o nell’alimentare, settori importanti che, tuttavia, non possiamo definire strategici per la nostra economia, ancorché rappresentino specialità in cui siamo insuperabili e ancora maldestramente copiati (per fortuna).
Le grandezze nazionali vanno ben oltre cibo e vestiti. Qui si parla di qualcosa di molto più sostanzioso e di preoccupante per le sorti del nostro sistema-paese, già debilitato dall’incompetenza della sua classe dirigente e dall’arrendevolezza di quella produttivo-finanziaria. Parliamo di finanza, banche ed assicurazioni, oltre che di imprese avanzate nei comparti di punta (energia, elettronica, robotica, armamenti ecc. ecc.) il vero piatto prelibato che fa gola a Parigi. Di questa pietanza saporita il boccone migliore si chiama Assicurazioni Generali. Quest’ultime sono un colosso finanziario presente in oltre 60 stati con un fatturato che supera i 100 mld di euro. Inoltre, il Leone detiene un ampio portafoglio di titoli del debito pubblico italiano. Se finisse in mani straniere, insieme a tutto il resto, diverrebbe un ulteriore strumento di ricatto contro l’Italia e la stabilità dei suoi bilanci. Con l’ “espatrio” di Generali tutto il sistema vacillerebbe ed altri istituti e imprese diventerebbero prede facili per gli squali d’oltreconfine.
Per questo la compagnia di Trieste viene chiamata la Cassaforte del Belpaese. Il momento di debolezza della politica italiana rende contendibili i nostri migliori gioielli pubblici e privati che, uno dopo l’altro, stanno passando di mano nell’indifferenza generale. I francesi sono pronti a saccheggiare Roma distratta dalle storie sui barbari teutonici che starebbero calando sulla Capitale. E’ falso o parzialmente vero, perché ci sono molti avvoltoi che girano sulla Penisola indifesa, pronti a prenderla alle spalle. La sovranità nazionale è in svendita da almeno due decenni, da quando, con Tangentopoli, è stata annientata l’ultima leadership degna di questo nome alla testa delle istituzioni. Oggi, invece, maggioranza e opposizione liquidano bellamente il patrimonio pubblico e cedono sovranità nazionale in perfetta coordinazione, senza mostrare alcuna resipiscenza. Da Berlusconi a Renzi la parabola discendente dell’Italia non si è mai arrestata.
L’ultima presa per i fondelli messa in atto dall’Esecutivo riguarda la rinuncia ad alcuni tratti di mare tra Liguria, Toscana e Sardegna a vantaggio dei transalpini (c.v.d.). Sono aree pescose che hanno allertato gli operatori ittici delle tre regioni. In cambio, i cugini ci avrebbero ceduto pochi km2 di superficie marina, tra Pianosa e l’Elba, che nel sottosuolo sarebbero ricche di petrolio. La cosa è da dimostrare a fronte di una perdita di profitti certa per la pesca nostrana. In ogni caso, se i no-triv la spunteranno nel referendum di metà aprile, bloccando le nuove prospezioni sia offshore che onshore, sarà la fine di un’altra industria italiana: “non tanto di quella mineraria che non avrebbe difficoltà a spostare i suoi investimenti all’estero [immaginiamo a costi aggiuntivi per i consumatori italiani], ma di quella che produce beni e servizi a essa strumentale”, come ha detto il prof. Alberto Clò.
Forza italiani, avanti così verso il baratro.

Ps. Si narra che la germanofobia italiana sia alimentata soprattutto da Parigi. E’ quest’ultima che manda avanti Roma contro Berlino che prova a garantirsi la leadership in Europa. I francesi, ovviamente, non ci stanno e si servono di noi per mettere i bastoni tra le ruote ai crucchi, accusandoli di usare l’austerità per sottomettere il Continente. Le cose non stanno esattamente come raccontano i cugini ma gli italiani ci sono cascati in pieno. Non si tratta per l’Italia di scegliere tra Franza o Alemagna ma di proteggere se stessa da chi vuole sopraffarla.

Fonte: Conflitti e Strategie

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