di Antonio Pocobello

Il Garigliano come le Termopili Anche se nei libri di storia usati nelle scuole italiane non se ne trova traccia: nei pressi del ponte “Real Ferdinando” vi fù un eroico sacrificio di circa 300 soldati dal 6° battaglione “Cacciatori” dell’esercito del Regno delle Due Sicilie che, il 2 novembre 1860, si fecero letteralmente uccidere tutti dal comandante, il capitano Domenico Bozzelli, 46 anni, abruzzese di Castel di Sangro, fino all’ultimo tamburino, per rallentare l’avanzata dell’esercito piemontese e consentire il trasferimento del grosso delle forze napolitane (così si chiamavano i cittadini dell’antico Regno) verso la fortezza di Gaeta per l’estrema difesa della secolare autonomia dello Stato fondato da Ruggero d’Altavilla, a Palermo, nel 1130. Senza dimenticare le inaudite sofferenze e il silenzioso sacrificio di migliaia di soldati napolitani che, dopo la capitolazione di Gaeta, Civitella del Tronto e Messina furono deportati nel Nord Italia e sottoposti a inaudite vessazioni che a molti di loro costarono la vita. Sottolineando la necessità di “una radicale revisione storica, che chiarisca esattamente come e perché cadde il più antico e prospero stato dell’Italia pre unitaria e renda giustizia e onore ai soldati che ne difesero eroicamente l’autonomia e ai cittadini del Sud che, per quasi dieci anni, contrastarono valorosamente l’occupazione militare piemontese venendo la loro resistenza popolare marchiata con il nome di brigantaggio”. “Il 2 novembre 1860”, “l’esercito napolitano, incalzato al bombardamento della flotta piemontese, iniziò il ripiegamento verso Gaeta. I piemontesi attaccarono in forze il ponte del Garigliano per poter prendere alle spalle, oltre che dal mare, i napolitani, ma, sulla riva destra del fiume era rimasto, nonostante l’ordine di ritirarsi, Domenico Bozzelli con due compagnie del 6° battaglione Cacciatori. Esse impedirono il passaggio del fiume alle preponderanti forze avversarie per una intera giornata e, non avendo ottenuto l’onore delle armi da un nemico che non riconosceva l’eroismo e l’onore se non quando la cosa interessava le sue truppe, preferirono soccombere tutti grazie al coraggio e all’esempio dato dal capitano Bozzelli”. Molte associazioni hanno chiesto che presso il ponte “Real Ferdinando” venga apposta una lapide che “ricordi il valore dei soldati napoletani e contribuisca a restituire agli abitanti dell’Italia meridionale l’orgoglio per la propria storia e per la propria identità, in mancanza del quale sarà più difficile vincere le battaglie di oggi contro l’emarginazione e il sottosviluppo”.

Il Garigliano come le Termopili
Anche se nei libri di storia usati nelle scuole italiane non se ne trova traccia: nei pressi del ponte “Real Ferdinando” vi fù un eroico sacrificio di circa 300 soldati dal 6° battaglione “Cacciatori” dell’esercito del Regno delle Due Sicilie che, il 2 novembre 1860, si fecero letteralmente uccidere tutti dal comandante, il capitano Domenico Bozzelli, 46 anni, abruzzese di Castel di Sangro, fino all’ultimo tamburino, per rallentare l’avanzata dell’esercito piemontese e consentire il trasferimento del grosso delle forze napolitane (così si chiamavano i cittadini dell’antico Regno) verso la fortezza di Gaeta per l’estrema difesa della secolare autonomia dello Stato fondato da Ruggero d’Altavilla, a Palermo, nel 1130.
Senza dimenticare le inaudite sofferenze e il silenzioso sacrificio di migliaia di soldati napolitani che, dopo la capitolazione di Gaeta, Civitella del Tronto e Messina furono deportati nel Nord Italia e sottoposti a inaudite vessazioni che a molti di loro costarono la vita.
Sottolineando la necessità di “una radicale revisione storica, che chiarisca esattamente come e perché cadde il più antico e prospero stato dell’Italia pre unitaria e renda giustizia e onore ai soldati che ne difesero eroicamente l’autonomia e ai cittadini del Sud che, per quasi dieci anni, contrastarono valorosamente l’occupazione militare piemontese venendo la loro resistenza popolare marchiata con il nome di brigantaggio”.
“Il 2 novembre 1860”, “l’esercito napolitano, incalzato al bombardamento della flotta piemontese, iniziò il ripiegamento verso Gaeta. I piemontesi attaccarono in forze il ponte del Garigliano per poter prendere alle spalle, oltre che dal mare, i napolitani, ma, sulla riva destra del fiume era rimasto, nonostante l’ordine di ritirarsi, Domenico Bozzelli con due compagnie del 6° battaglione Cacciatori. Esse impedirono il passaggio del fiume alle preponderanti forze avversarie per una intera giornata e, non avendo ottenuto l’onore delle armi da un nemico che non riconosceva l’eroismo e l’onore se non quando la cosa interessava le sue truppe, preferirono soccombere tutti grazie al coraggio e all’esempio dato dal capitano Bozzelli”.
Molte associazioni hanno chiesto che presso il ponte “Real Ferdinando” venga apposta una lapide che “ricordi il valore dei soldati napoletani e contribuisca a restituire agli abitanti dell’Italia meridionale l’orgoglio per la propria storia e per la propria identità, in mancanza del quale sarà più difficile vincere le battaglie di oggi contro l’emarginazione e il sottosviluppo”.
Commenta su Facebook

Tags: