di Gigi Di Fiore
CONTROSTORIE
Illuminanti anche alcune leggi approvate tra il 1861 e il 1865: un prestito di 500 milioni per limitare il disavanzo maturato “per costruire l’Italia”. Ancora 226mila lire per il porto di Rimini. Poi, nel 1861, 8 concessioni ferroviarie nel centro-nord e due nel sud. Una delle due assai generica, fu approvata il 28 luglio: “costruzione di strade ferrate nelle province meridionali, napoletane e siciliane”. Significativa la legge del 18 agosto, che istituì “succursali e sedi della Banca nazionale nelle province meridionali”. Era la Banca centrale dell’ex regno Sardo-piemontese. Non fu consentita, invece, l’apertura di sedi del Banco di Napoli al nord.

Il 5 dicembre si pensò di abolire i “vincoli feudali nelle province lombarde”. E poi si unificarono pesi e misure, moneta e codici secondo le regole in vigore in Piemonte prima delle annessioni. Il 1862 fu l’anno delle leggi per nuove tasse: sui biglietti ferroviari, sul registro, sul bollo, sulle società industriali, commerciali e delle assicurazioni, sulle ipoteche, sull’Università, sul bollo delle carte da gioco, sui redditi della ricchezza mobile. E poi, due anni dopo, un secondo prestito per appianare il disavanzo: stavolta di 700 milioni, nel 1863.

Questo fu il primo stampo dell’Italia unita ancora neonata. Inutile negarlo: l’impronta prevalente porta il marchio dei deputati del nord. Nei primi 20 anni d’unità ebbero il sopravvento, per una serie di ragioni che qui sarebbe lungo elencare, usi e leggi dell’ex regno subalpino. E lo ammise anche il toscano Leopoldo Galeotti, che nel suo consuntivo sulla prima legislatura pubblicato nel 1866 scriveva: “Non conviene dimenticare che il Parlamento, nella sua quasi totalità (eccettuata la parte piemontese), era composto di uomini nuovi e inesperti. Così la balia di fare e disfare rimase nella sostanza agli uomini della burocrazia. Quello che avveniva ai deputati, toccava anche ai ministri piemontesi e non piemontesi”. Era l’eredità che l’Italia in fasce lasciava a chi l’avrebbe governata negli anni a venire.

 

Commenta su Facebook