di Tony Cartalucci
Land Destroyer Report

Bangkok, Thailandia 29 aprile, 2011 – Certo, un candidato deve soddisfare i requisiti di legge, prima di candidarsi a cariche pubbliche. Questo è un concetto universalmente concordato di cui si tiene conto nelle leggi di ogni nazione, sin dall’inizio della civiltà umana. Tuttavia, coloro che hanno esaminato profondamente gli Stati Uniti e come si sono trasformati da repubblica costituzionale nell’oligarchia corporativo-finanziaria che è oggi, potrebbero rendersi conto della futilità di litigare sui requisiti del  “Presidente” Obama, per una carica che è stata per lungo tempo cerimoniale , se non del tutto teatrale.

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Piaccia o no, il vostro governo reale è costituito da banchieri e  interessi particolari corporativi non eletti. L’argomento che il certificato di nascita di Obama decide o meno la sua legittimità impallidisce di fronte alla consapevolezza che l’intero ufficio del Presidente è stato usurpato da almeno 2 decenni.

L’agenda corporativa-finanziaria trascende le presidenze. Da Reagan a Obama, la politica estera e interna degli Stati Uniti si è mossa ininterrottamente in una direzione lineare  verso un crescente monopolio delle multinazionali finanziarie, erodendo il ruolo e la sovranità della Costituzione degli Stati Uniti e delle persone che si suppone la mettano in atto. Nel 1991, ” il guerrafondaio “Neo Conservatore” Paul Wolfowitz dichiarò che il Medio Oriente sarebbe stato rivoltato sotto sopra  e riordinato a favore dell’America – ironia della sorte, questa operazione che è stata pianificata poco alla volta e da allora messa in atto di anno in anno, si sta finalmente svelando nel suo insieme, sotto l’amministrazione apparentemente “liberale” di Obama.

Allo stesso modo, gli accordi di libero scambio apparentemente “liberali” spinti da Clinton, sono stati ampliati all’inizio del Partenariato del Nord America per la Prosperità e la  Sicurezza sovranazionale, sotto l’amministrazione apparentemente “conservatrice” di Bush. Naturalmente, i piani per l’SPP o il riordino geopolitico del Medio Oriente non sono stati elaborati da amministrazioni presidenziali o comitati, all’interno dei rappresentanti eletti dell’ America, ma da think-tanks non eletti finanziati dalle corporazioni , come il Council on Foreign Relations o l’Istituto Brookings. Questi think-tanks rappresentano gli interessi collettivi delle più grandi aziende e  istituzioni finanziarie sulla terra e sono i veri, spesso oscuri, architetti sia della politica americana che europea estera e interna.

L’unica differenza che si puo sottolineare, è il marchio di propaganda utilizzato durante ogni amministrazione politica, in apparenza ideologicamente diversa, per vendere al pubblico, questa continua agenda unipolare, unilaterale, che va avanti subdolamente. Ma anche esaminando ciascuna amministrazione presidenziale, si resta colpiti dai nomi e dalle affiliazioni dei membri che rappresentano direttamente questi interessi corporativi. Per illustrare come “Obama” sia del tutto inefficace e insignificante, come presidente, esaminiamo alcuni membri chiave della sua amministrazione e le loro affiliazioni.

Timothy Geithner (Segretario del Tesoro): Gruppo dei 30, Council on Foreign Relations , privata Federal Reserve

Eric Holder (Ministro della Giustizia): Covington & Burling che fa lobby per la  Merck e rappresenta la Chiquita International Brands in una causa intentata dai parenti di persone uccise dai terroristi colombiani.

Eric Shinseki (Segretario degli Affari dei  Veterani): Esercito Americano, Council on Foreign Relations, direttore della Honeywell (appaltatore militare), direttore Ducommun (appaltatore militare).

Rahm Emanuel (ex Capo di Stato Maggiore): Freddie Mac

William Daley (Capo di Stato Maggiore): JP Morgan, membro del Comitato Esecutivo

Susan Rice (Ambasciatore delle Nazioni Unite): McKinsey and Company , Brookings Institute, Council on Foreign Relations

Peter Orszag, (ex Responsabile del Bilancio): Citi Group, Council on Foreign Relations

Paul Volcker: Council on Foreign Relations , privata Federal Reserve, Gruppo dei 30

Ronald Kirk (US Trade Representative): lobbista, parte del partenariato Goldman Sachs, Kohlberg, Kravis, Roberts e Texas Pacific Group per acquisire la Future Energy Holdings.

Lawrence Summers (Direttore del National Economic Council ): Banca mondiale, Council on Foreign Relations

Chi all’interno dell’amministrazione Obama possiamo presumere abbia onestamente a cuore gli interessi della gente o dell’America? I banchieri Goldman Sachs? I banchieri JP Morgan? I lobbisti delle corporazioni? In verità, queste sono le stesse banche, imprese e interessi politici che hanno guidato l’agenda sotto Bush, Clinton, Bush padre, Regan e così via. Mentre vi è un certo dibattito su quale presidente degli Stati Uniti sia stato l’ultimo “vero” presidente  che ha messo in atto un’agenda sulla quale potrebbe veramente rivendicare la paternità, non c’è dubbio che negli ultimi due decenni, gli stessi interessi corporativi hanno manovrato interamente il popolo americano  e il loro destino, sotto la vernice della “democrazia”.

Se John McCain avesse vinto le elezioni nel 2008, potete star certi che avrebbe portato la politica americana nella stessa esatta direzione verso la quale sta andando oggi Obama. In effetti, McCain è uno dei giocatori chiave che ha contribuito a finanziare e organizzare gli attuali disordini che stanno attraversando il Medio Oriente, insieme ad una miriade di altri “repubblicani” e “neo-conservatori”. La stessa  “primavera araba” è stata pianificata e messa in scena ancor prima che Obama entrasse in carica.

Dal punto di vista ideologico, le qualifiche del presidente Obama sono importanti e molti hanno ragione a metterle in discussione. Realisticamente, sono un diversivo, come tutta la sua presidenza. Egli non si occupa assolutamente di nulla, probabilmente nemmeno della cravatta che indossa la mattina e certamente non delle parole che escono dalla sua bocca. La sua funzione è solo quella di perpetuare l’apparenza che l’America è ancora gestita da un governo eletto, e non da un’oligarchia illegittima di corporazioni e istituzioni finanziarie. Discutere se il suo certificato di nascita gli attribuisce legittimità  in sé e per sé – suggerisce che se avesse i giusti requisiti sarebbe un presidente “legittimo”. Ma sia lui, che il suo predecessore Bush, sono entrambi del tutto illegittimi, così come il sistema che apparentemente presiedono.

Riconoscere questa grave realtà, e concentrarsi invece sugli interessi corporativi-finanziari che hanno dirottato la politica americana, è essenziale per il ripristino di una vera repubblica costituzionale. Perché non si tratta di quali mani pensiamo detengano il potere, ma  in quali  mani si trova realmente il potere che plasma la politica degli Stati Uniti. In definitiva, la politica americana non favorisce la gente, in definitiva il potere non è nelle mani del popolo. Finché ci aggrappiamo all’illusione che attraverso l’inutile esercizio delle elezioni abbiamo in qualche modo “il controllo”, le cose rimarranno sempre in questo modo. Il problema è che il nostro presidente non si occupa di nulla  e che le sue funzioni sono state trasferite da tempo ad un’oligarchia corporativa-finanziaria non eletta, non i suoi dubbi requisiti.

Fonte:
Land Destroyer Report 28 Aprile 2011
Traduzione: Anna P. Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com

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