Il bluff dell’occupazione è stato scoperto. Per tutto il 2015 il governo si è vantato per il calo della disoccupazione e del fortissimo aumento dei contratti a tempo indeterminato come effetto del jobs act. Oggi l’Inps ha certificato quanto avevamo sempre sostenuto: il boom non è frutto della riforma del lavoro e nemmeno della ripresa economica (che non c’è). Molto più semplicemente la spinta è venuta dall’azzeramento dei contributi sui nuovi assunti contenuta nella legge finanziaria dell’anno scorso. Quest’anno che il vantaggio è stato ridotto il ritmo delle assunzioni a tempo indeterminato è caduto. Nel primo mese dell’anno le aperture di contratti a tempo indeterminato sono state poco meno di 107 mila, in calo del 39,5% rispetto a quanto registrato nel gennaio 2015. Da quest’anno, infatti, la decontribuzione è stata ridotta al 40% (da ottomila euro l’anno a circa 3.600) e la sua durata è stata tagliata da tre a due anni. Le assunzioni ne hanno risentito anche nel complesso: considerando anche contratti a termine e apprendisti, i nuovi rapporti di lavoro sono stati 406mila e sono calati di circa il 25% rispetto al gennaio 2015. Considerando le cessazioni il saldo  mensile resta positivo per 112mila contratti complessivi, che diventano circa 38mila per il solo tempo indeterminato. Si tratta di numeri in forte rallentamento rispetto ai 166mila nuovi contratti del gennaio 2015, quando si registrò un saldo positivo di 90mila contratti stabili. Lo stesso Istituto prende atto della frenata a seguito del taglio degli incentivi e ricorda che “dicembre 2015 era l’ultimo mese per fruire dell’esonero triennale e si sono avuti circa 380.000 rapporti attivati o trasformati  pari a quasi quattro volte la media degli 11 mesi precedenti (106.000)”.

Insomma è successo quello che era facile immaginare. Nelle ultime settimane di dicembre le aziende hanno accelerato le assunzioni per usufruire dell’ultima finestra l’esonero totale. Sapevano che con la finanziaria di quest’anno non l’avrebbe previsto. Così hanno fatto qualche forzatura che ha avuto, come conseguenza, il gelo di gennaio. Il bluff è finito. I saldi mensili del 2016 saranno costantemente peggiori di quelli del 2015.

Fonte: Un’Europa diversa.

Commenta su Facebook

Tags: