di Miguel Martinez.

Visto che sicuramente ve ne siete quasi dimenticati, torniamo a parlare di Anders Behring Breivik e del suo mondo. E’ interessante vedere come quello che potremmo chiamare lo schieramento occidentalista stia cercando affannosamente di lavarsene le mani. A volte semplicemente dichiarandolo un “pazzo”, come fa Fiamma Nirenstein per rimediare all’immane figuraccia che aveva fatto, attribuendo subito la strage di Oslo ai musulmani:

“La variabile dell’orribile assassino pazzo non l’avevo messa in conto, confesso; e per ora egli sembra restare un vampiro solitario, uno psicopatico stragista non prevalentemente cristiano o islamofobo, ma soprattutto psicotico”.

Il piccolo sito occidentalista Perle Complottiste, invece, fa un‘affermazione molto precisa, che merita un approfondimento:

“Anders Behring Breivik è della stessa pasta di tanti complottisti, e in particolare quelli di ideologia neonazista, antisemita, antiamericana.

L’affermazione è interessante, perché cerca di inserire Breivik in un contesto preciso, ciò che più volte abbiamo chiamato il Grande Complotto Islamonazicomunista. Si tratta di un artifizio retorico, che ha una funzione molto precisa, cioè di dividere il mondo in due: da una parte, c’è l’Occidente da una parte, dall’altra, una segreta coalizione di Mengele, Beria e sgozzatori di capre, voi da che parte state?

Torneremo sull’elemento “neonazista”; per ora, soffermiamoci sugli elementi “antisemita” e “antiamericano”.

Ora, Anders Breivik ha spiegato in maniera incredibilmente meticolosa come la pensa. E anche perché ha cominciato a pensarla in quel modo.

Da giovane graffitaro hip hop, Breivik frequentava una compagnia multietnica, che includeva anche un musulmano:

“Mi ricordo che durante la prima guerra del Golfo, lui si metteva ad applaudire rumorosamente ogni volta che un missile scud veniva lanciato contro gli americani. All’epoca, ero del tutto ignorante e apolitico, ma la sua totale mancanza di rispetto per la mia cultura (e per la cultura occidentale in generale) in realtà risvegliò il mio interesse. Grazie a lui, sviluppai una passione per la mia identità culturale”.

Breivik cita decine di volte la confinante Svezia e parla spesso dell’inatteso successo elettorale dei cosiddetti “Democratici Svedesi” (Sverigedemokraterna SD).

Nel 2007, quando gli SD raccoglievano ancora pochi voti, mandarono un delegato al convegno di fondazione dei “movimenti anti-jihadisti” a Bruxelles.

Un convegno aperto da Gisèle Littman, alias Bat Ye’or, che ha inventato il termine “Eurabia“. Ricordiamo che Eurabia, per lei, non significa un’Europa piena di arabi, bensì sarebbe un progetto preciso, portato a termine da un’organizzazione segreta basata in Svizzera, per islamizzare a forza il nostro continente. Insomma, la stessa pasta dei complottisti, ma di quelli islamofobi… [1]

Al convegno di Bruxelles, l’SD era rappresentato dal giovane Ted Ekeroth.

I gemelli Ted e Kent Ekeroth sono oggi, il primo, direttore per la città di Lund degli SD; il secondo, parlamentare e responsabile degli affari esteri per il partito. Insieme, svolgono un ruolo che spesso oscura quello del presidente del partito, Jimmie Åkesson.

Ted e Kent Ekeroth ci tengono in ogni occasione a sottolineare le proprie origini ebraiche, cosa che allenta un po’ la pressione su un partito malvisto all’interno della comunità ebraica svedese.

A noi, delle origini etniche interessa poco. Piuttosto, troviamo interessanti le scelte politiche dei gemelli Ekeroth.

Ted Ekeroth, prima di entrare nei SD, è stato membro del direttivo della federazione sionista svedese e ha diretto la Föreningen Israel och demokrati i Mellanöstern, “Associazione Israele e democrazia in Medio Oriente”.

Nel 2006, solo sette persone in tutto il mondo furono insignite del Herzl Award, istituito per commemorare il padre del sionismo in persona. L’onorificenza è stata creata dall’Organizzazione Sionista Mondiale, per premiare gli “sforzi straordinari a favore di Israele e del sionismo“.

Bene, uno dei sette premiati fu proprio Ted Ekeroth.

La Federazione sionista svedese sostiene di aver saputo dell’adesione all’SD di Ted Ekeroth solo poco prima del conferimento del premio. Il presidente della federazione, Bo Sallmander, dice anche di aver cercato di convincere Ekeroth ad abbandonare il partito, ricordandogli come i giovani che avevano aderito al partito nazista siano stati perseguitati poi per tutta la vita. Ekeroth si dimise dal direttivo della federazione sionista, ma ricevette ugualmente il premio Herzl.

Forse i dirigenti sionisti non sapevano che il giovane Ekeroth fosse tesserato agli SD, ma troviamo improbabile che la federazione sionista non sapesse nulla delle idee politiche della persona che avevano fatto premiare.

Ovviamente i gemelli Ekeroth non hanno mai pensato che la soluzione finale per i musulmani in Europa passasse per una strage di giovani socialisti norvegesi, e quindi non hanno alcuna corresponsabilità nel gesto di Breivik.

Ma il mondo culturale di Breivik è quello. E non veniteci a dire che si tratta di un’area “antisemita e antiamericana”.

Nota:

[1] Significativa la presenza allo stesso convegno di Bruxelles di:

Filip Dewinter, esponente di spicco del Vlaams Belang;

Paul Beliën, liberista belga, membro della Mont Pelerin Society, della Property and Freedom Society e della Hudson Institute, seguace di Hayek e oggi direttore di Islamist Watch, un’iniziativa della destra statunitense;

il parlamentare israeliano Arieh Eldad;

Stefan Herre, fondatore del frequentatissimo sito tedesco Politically Incorrect;

Nidra Poller di Pajamas Media, sponsorizzata dall’associazione sionista CAMERA e sostenitrice della deportazione in massa dei musulmani dall’Europa;

l’austriaca Elisabeth Sabaditsch-Wolff;

Marc Cogen, confondatore dei ‘European Friends of Israel” e consulente del ministro belga per gli affari esteri;

Robert Spencer, direttore di Jihad Watch, che in seguito avrebbe avuto il merito speciale di venire citato oltre sessanta volte, con forte approvazione, nel memoriale di Breivik.

Al convegno di Bruxelles, c’era anche “Fjordman” del blog Gates of Vienna. Fjordman è stato citato ben 111 volte da Breivik. E a ragione: alcuni islamofobi sono dialetticamente scaltri, ma Fjordman è l’unico di tutto il giro che usi veramente l’intelligenza.

Dopo la strage di Oslo, Fjordman si è presentato volontariamente alla polizia, rivelando anche il proprio vero nome, Peder Are Nøstvold Jensen.

Una nota di colore: a Bruxelles, l’Italia era rappresentata dalla cartomante e astrologa Adriana Bolchini Gaigher e da Armando Manocchia, il vivace imprenditore imolese che dirige “Una via per Oriana”.

 

Fonte: http://kelebeklerblog.com/2011/08/18/i-democratici-svedesi-anders-behring-breivik-e-la-pista-islamonazicomunista/

 

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