di Fabio Alemagna per Informare Per Resistere –

Sono al mio PC, cercando di concentrarmi sul lavoro che ho da portare a termine, ma la mia testa è piena di altri pensieri, considerazioni su me stesso, me stesso in questa società e sulla società che abbiamo costruito. Domande come “dove voglio andare?” vengono sempre più sostituite da domande come “chi me lo fa fare?”. Chi me lo fa fare di stare qui, dalle 8 alle 10 ore al giorno, a portare avanti un lavoro precario (non flessibile, proprio precario) funzionale ad un sistema in cui non mi ritrovo più? Ero pieno di entusiasmo per il mio lavoro quando ho iniziato, mi vedevo in carriera, affermato, finalmente con una disponibilità economica ed un’autonomia mai sperimentate prima. Era il mio primo ingresso “ufficiale” nel mondo del lavoro ed i miei strumenti di informazione principali erano ancora la TV ed i quotidiani mainstream online. I blog erano un fenomeno appena emergente, facebook ancora non esisteva.

Non sapevo. Cioè, neanche mi ponevo il problema, capisci? Avevo i miei soldi in tasca, potevo permettermi di uscire con gli amici, guidare un’auto, qualche viaggio ogni tanto, e soprattutto mettevo pure un gruzzoletto da parte, ché non si sa mai. Non mi stavo a domandare quei soldi come fossero finiti in tasca mia. Chi materialmente li aveva creati, cioè, ed in base a quali regole. Non era un mio problema.

Sto parlando di 8 anni fa.

Oggi come allora gli scaffali sono pieni, traboccano di cibo ed altre merci, gli alberi ancora producono frutti e gli ortaggi ancora vengono copiosamente coltivati nelle campagne di tutto il mondo. Eppure sempre più persone non hanno soldi per poterne godere, men che meno per poter acquistare altri beni e servizi. A loro volta rimangono senza soldi quelli che i beni e servizi li mettono in vendita, generando così una spirale diabolica che finisce con inghiottire sempre più persone.

Eppure il denaro è solo uno strumento, serve a misurare il valore che noi, noi tutti, abbiamo deciso di dare alle cose che ci scambiamo, che siano esse beni materiali (pane, pasta, latte, vestiti, gadget elettronici, o quant’altro) o servizi (il taglio di capelli dal barbiere, la lezione di inglese, la riparazione del rubinetto, etc.). Se io produco mozzarelle e tu sai tagliare i capelli, possiamo metterci d’accordo e fare un equo scambio (io una mozzarella a te, e tu un taglio di capelli a me), oppure possiamo decidere di scambiarci l’equivalente valore in denaro. Chi l’ha deciso quanto vale una mozzarella e quanto vale un taglio di capelli? Io e te.

Se io e te, però, non abbiamo null’altro che il denaro, potremo scambiarcelo all’infinito, ma moriremo di fame e con i capelli lunghi.

Ma il cibo abbonda, sono i soldi a mancare. Ed allora come si fa a morire di fame? Un’analogia può essere utile a comprendere il problema.

Immagina il corpo di un essere umano in perfetta salute, da cui però poco alla volta, goccia a goccia, viene emunto il sangue, il mezzo attraverso cui gli organi del corpo stesso si scambiano informazioni e sostanze nutritive, il mezzo che sostiene la vita stessa dell’intero organismo: da sano che era, diventerà sempre più malato, sempre meno funzionale, qualche organo collasserà per primo e poi tutti seguiranno, uno ad uno.

Il denaro è come il sangue per un organismo vivente. Se c’è qualcuno che gestisce il denaro, gestisce l’intero organismo.

Chi crea il denaro?

Quali sono le regole che lo governano, e chi le detta?

Le risposte a queste domande servono a capire anche da dove hanno origine tutti i problemi che  riguardano sempre più persone da vicino e che portano sempre di più a gesti di acuta disperazione.

Due uomini si sono dati alle fiamme in appena 24 ore, altri sono già riusciti nel loro intento di togliersi la vita, altri probabilmente seguiranno, altri ancora decideranno di unirsi alle masse di emigranti in cerca di maggior fortuna (ma ovunque andranno, le domande da porsi saranno comunque quelle di cui su), molti altri soccomberanno nel silenzio più totale ed altri scenderanno in strada per protestare e distruggere quelli che percepiscono come simboli dei loro mali. Ieri anche in Spagna c’è stata rivolta.

Tutto ciò è inevitabile, in questo sistema monetario così gestito. Lo sappiamo noi ed a maggior ragione lo sa chi lo gestisce. Ne consegue che tutto ciò è inevitabile perché così voluto, proprio da chi gestisce il denaro, e noi stiamo reagendo proprio come loro si aspettano che reagiamo, tanto che hanno già anche preparato le loro contromisure (vedi l’Eurogendfor in Europa e la “legge marziale” recentemente firmata da Obama negli USA).

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Se hai cliccato sulle domande poste su, ora sai che il denaro lo producono le banche, in varie forme e modi, le quali lo gestiscono sulla base di regole governate dal concetto del “debito”.

Il mio intero stipendio, che per me è un credito, corrisponde in realtà ad un debito per l’intera società, perché non esiste moneta in circolazione che non sia frutto di una forma di prestito, che va restituito maggiorato di interessi. Ti sembra assurdo? Solo perché è un pensiero a cui nessuno ti ha mai abituato. Com’è possibile che il tuo stipendio sia un debito? Non ha senso, giusto? Per dargli un senso devi allargare il tuo sguardo, vedere il sistema nel suo insieme, individuare il flusso di denaro, dalla sua origine fino all’ingresso nel tuo conto in banca. Il denaro, come l’acqua di un fiume, ha sempre una sorgente da cui sgorga. Di affluente in affluente, arriva poi a sfociare in un delta dai mille rivoli. Uno di questi rivoli sei tu.

Tu però i tuoi soldi li spendi, li reimetti in circolazione, sei parte di quel mare da cui i soldi “evaporano” per trasformarsi in piogge di tasse, balzelli, restituzioni di ogni tipo che rimpinguano la sorgente per far ricominciare tutto da capo. Ma questa sorgente è speciale: ha sete, rivuole indietro più denaro di quanto ne abbia prodotto.

E’ come se per ogni goccia di sangue che sgorga dall’atrio sinistro del tuo cuore ne dovesse rientrare una ed un po’ dall’atrio destro. Allucinante, non trovi? Impossibile, in un sistema biologico, ed infatti i sistemi biologici non funzionano così; ma il nostro sistema monetario non è stato creato per rassomigliare ai sistemi biologici (anche se secondo eminenti matematici, fisici e biologi prestati all’economia dovrebbe farlo), è una pura invenzione matematica, per cui quel denaro che non si può restituire perché semplicemente non c’è, viene creato ad hoc, dal nulla. E prestato. Con interesse.

Ripeto: il denaro che non c’è viene creato e prestato con interesse.

Esemplifichiamo: io sono colui che emette denaro, tu sei colui che lo usa. Ti do 100, puoi farne ciò che vuoi, a patto che ad una certa scadenza tu li restituisca, con gli interessi. Do 100 anche al tuo amico, ed all’amico del tuo amico ed all’amico dell’amico del tuo amico e così via; il patto è sempre lo stesso: fatene quel che volete, ma alla scadenza dovrete restituirmeli, con gli interessi. Tu ed i tuoi amici comincerete ad usare questi soldi per scambiarvi mercanzie, servizi, e sapendo che dovrete restituire più soldi di quanti ne avete ricevuti fate il possibile per sottrarvene l’un l’altro quanti più potete.

Arriva il giorno, tu sei stato bravissimo ed hai più soldi di quanti ne hai rivevuti, tanto che puoi ripagare il prestito, gli interessi ed ancora avere un bel gruzzolo in tasca. Qualcuno dei tuoi amici però non è stato altrettanto bravo, ed i soldi che ha in tasca sono addirittura meno di quanti ne aveva avuti prestati. Del resto io sono l’unico che può emettere denaro, per cui tu ed i tuoi amici nient’altro potevate fare che scambiarlo tra di voi, e se tu ne hai di più di quanto ne hai ricevuto, necessariamente qualcun altro deve averne di meno, no?

Ma non c’è problema: io sono magnanimo, voglio che tutto funzioni e così al tuo amico  propongo un altro prestito, con altri interessi. Per me tengo giusto la parte che mi spetta, il resto è suo e può farne quel che ne vuole, a patto che me lo restituisca, con gli interessi. Forse cominci ad intuire dove sta l’inghippo.

Che succede se io decido che non posso più farti un prestito? Perché il problema è tutto lì: il problema non è il debito, non è neanche l’interesse, il problema è che se quel debito e quell’interesse lo gestisco solo io, quando voglio, secondo regole da me decise, ti lascio senza soldi. E siccome ti ho fatto credere che i soldi sono valore in sé, merce di scambio e nonmezzo di scambio, ti dico che dato che non hai soldi e che non posso rinnovarti il prestito, mi accontento  di una spiaggia, un’industria, un museo, un parco, qualche casa, degli ospedali, magari anche qualche scuola.

Hanno creato un Dio, lo hanno chiamato Denaro, e ci stanno sacrificando a lui. Ma al banchetto ci sono loro.

Le ragioni di tutto ciò potrebbero essere mille, dalle più banali alle più esoteriche, ma intanto che ci pensi su ti voglio dire che una soluzione c’è. Anzi, a ben vedere anche più di una, ma tutte condividono un concetto comune: il potere va redistribuito, parcellizzato, diffuso. Non è lecito che poche persone possano decidere della vita e della morte di milioni, miliardi!, di altre. Non è lecito spendere almeno un terzo della propria esistenza lavorando per divenire sempre più poveri – si può essere benissimo poveri senza lavorare – non ha senso dover competere per un tozzo di pane, quando le risorse, se usate in maniera accorta, sarebbero sufficienti per tenerci in vita tutti, dignitosamente, magari con qualche sfarzo in meno, ma felici nonostante tutto. Un certo Nash, tra l’altro, qualche tempo fa dimostrò che la cooperazione è sempre vincente sulla competizione.

Se sei d’accordo con me, seguimi anche nel prossimo articolo, in cui ti presenterò le varie possibilità che abbiamo a disposizione per uscire da questo impasse. Se non sei d’accordo, parliamone pure. Scrivi qui nei commenti, fammi sapere che ne pensi.

Tratto da: Hanno creato un Dio, ora vogliono sacrificarci a lui. | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/03/30/hanno-creato-un-dio-ora-vogliono-sacrificarci-a-lui/#ixzz1qmiJ857v

 

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