Viator

Molti di voi avranno sentito parlare dello ACTA (v. post correlati), “accordo commerciale plurilaterale volto a dettare” – tra l’altro – “norme più efficaci per contrastare contraffazione e pirateria informatica al fine di tutelare copyright proprietà intellettuali e brevetti su beni, servizi e attività legati alla rete.” (Wikipedia)

Alcuni di voi avranno sentito parlare di PANDA, “uno dei tanti algoritmi che Google ha introdotto dall’inizio del 2011 per migliorare l’esperienza dei navigatori che sono alla ricerca di informazioni precise e di qualità.” (ibid)

Google
Prese singolarmente tali azioni attuate da enti così diversi; pubblici i primi, privato il secondo, appaiono vagamente collegate solo dal fatto che entrambe trattino di contenuti non originali sul web. Se si avvicina il punto di osservazione, si nota tuttavia come la azienda Google sia un ente privato tutt’altro che ‘convenzionale.’ Essa detiene il controllo del motore di ricerca web più utilizzato al mondo, in barba ad ogni norma su anti-trust e pluralità di informazione. Ma non solo: Google detiene anche AdSense, forse la più grande concessionaria di pubblicità in rete. Ma non solo: Google possiede anche Android, il sistema operativo per smartphone più diffuso al mondo, ela Motorola, una delle aziende produttrici di telefoni più grandi al mondo. Ma non solo: Google detiene anche Gmail, uno dei servizi email più utilizzati al mondo. Ma non solo: Google detiene anche YouTube, il più grande sito di video sul web. Ma non solo: Google detiene anche Blogger, una delle più note piattaforme di blogging. Tutto ciò rende Google una azienda un tantino diversa dalle altre.

Panda
Avvicinando ancora di più il punto di osservazione salta agli occhi un dettaglio ironico relativo allo algoritmo Panda. Infatti, secondo quanto affermano gli sviluppatori della azienda di Mountain View: “… questo algoritmo si propone di arginare, o meglio escludere dalla ricerche le “Content Farm”, ovvero tutti quei siti, portali e aggregatori di news che pubblicano contenuti di scarsa qualità al solo scopo di attirare un numero elevato di visite e guadagnare tramite i click sugli annunci pubblicitari. Panda pertanto non è stato pensato solo per contrastare il contenuto duplicato, problema verso cui Google era già attivo tramite numerosi altri parametri di valutazione, ma per eliminare dalle pagine del motore quei siti con argomenti inutili per gli utenti.”(Wikipedia)

Cosa c’è di ironico? Che in molti, moltissimi casi l’operato dell’algoritmo Panda ha sortito esattamente l’effetto opposto. Una quantità spropositata di contenuti non originali è stata premiata dal motore di ricerca e collocata in posizioni migliori rispetto alle fonti originali. La qualità del contenuto quindi è rimasta identica; non si è trattato di cernita qualitativa; si è trattato di un mero scambio di posizione – in testa ai risultati delle ricerche per parole chiave – tra i contenuti originali, inspiegabilmente declassati, e i duplicati di quegli stessi contenuti, inspiegabilmente privilegiati da Google. Per essere più chiari: prima che questo algoritmo dal nome accattivante fosse mandato in esecuzione, i risultati delle ricerche rispecchiavano in modo abbastanza corretto le priorità cronologiche di pubblicazione; dopo Panda molte di tali priorità sono saltate.

E’ realmente importante un buon posizionamento in Google? Dipende. Se gestisci un sito dilettantistico la cosa può non crearti eccessivi problemi; ma per chiunque abbia fatto della propria attività sul web una professione, il posizionamento in Google risulta di importanza vitale. “Secondo uno studio di Optify è fondamentale comparire sulla prima pagina di Google, e in particolare in una delle prime 3 posizioni dei risultati organici, visto che questi ricevono il 58,4% di tutti i click degli utenti.” Fonte

Televisionizzazione

In altre parole, da un certo punto di vista Panda ha incarnato un deciso passo verso lo sfrondamento delle piccole realtà in favore dei grandi gruppi editoriali (a volte si tratta di siti apparentemente indipendenti, in realtà controllati da gruppi potenti e pieni di soldi).

Siti e blog di ogni campo pubblicano articoli in cui webmaster professionisti, ormai sull’orlo di una crisi di nervi per via dello stuolo di maniacali accorgimenti tecnici pretesi da Google in cambio di un buon posizionamento, si dicono pentiti di avere dedicato tanto tempo ai loro siti, vista la arbitrarietà con cui la azienda detentrice del monopolio sulle ricerche web può svegliarsi un mattino e mandare in fumo anni di duro lavoro eseguendo uno strano algoritmo dagli effetti quantomeno ‘sospetti’, come vedremo più avanti.

Ecco alcune testimonianze reperibili in giro:

“Google Panda mi ha insegnato che per quanto io possa migliorare ed ottimizzare un blog in base ai motori potrebbe sempre arrivare in futuro un Bradipo Update che mi riazzera di nuovo.” Fonte

“Panda subirà nei prossimi mesi ulteriori update, ma nella Serp e in GN sono ancora presenti portali di pessima qualità. Ritengo ingiuste molte penalizzazioni subite da blog e giornali che, con mezzi economici limitati, hanno sempre offerto una informazione libera e indipendente dagli indirizzi editoriali.” Fonte

“Pochi giorni fa abbiamo pubblicato su Youtube un video per spiegare le nostre ipotesi sul nuovo Algoritmo di Google Panda. Tra queste ipotesi, c’erano delle supposizioni in parte già note e altre, un po’ “alternative”. (…) Il risultato e’ che, senza troppi sforzi, il video e il post si sono posizionati bene su Google e, come ulteriore case history, oggi abbiamo pubblicato un altro video che mostrava i risultati di posizionamento ottenuti. MORALE: a poche ore dalla pubblicazione di questi video su Panda…. il nostro account Youtube e’ stato BANNATO ! (…) Ora, che si potessero bannare degli account Youtube per la pubblicazione di contenuti copiati, duplicati, illegali o privi di copyright lo sapevo già. Ma che si potessero bannare degli account Youtube solo perchè si e’ parlato di un algoritmo di Google oppure dei risultati ottenuti da un posizionamento beh… allora la situazione e’ (a mio parere) molto grave.” Fonte

Ciò detto, vediamo cosa si profila all’orizzonte. Sbaglio o si tratta della cavalleria che accorre sotto forma di “accordo commerciale volto alla tutela di copyright e proprietàintellettuali su beni, servizi e attività legati alla rete”? Una felice coincidenza, vero?
Nuove regole
Accentramento e unilateralità stanno diventando la regola anche in rete, nonostante molte anime candide continuino ottusamente a decantare la libertà e democraticità del web. D’altronde si sa; una volta che il luogo comune è stato creato, confutarlo diventa una impresa epica.

Sentite questa testimonianza circa la ‘importanza’ di inserire il tasto GooglePlus allo interno di un sito:

“Il tasto +1 si appresta a entrare nel calcolo del rank dei siti web e mutare quindi i risultati della ricerca (le famose serp) sia a livello generale che personale.” Fonte

Vi sembra corretto che il posizionamento di un sito nel più grande ed utilizzato motore di ricerca del mondo debba dipendere dalla presenza del tastino di condivisione di un social network che con il motore di ricerca  in questione ha da spartire solo il brand aziendale?

Gli atteggiamenti dispregiativi e autocratici di Google nei confronti della propria utenza sono i sintomi più evidenti di ciò che a molti appare come un vero e proprio abuso di posizione dominante. Qualche esempio? YouTube pare abbia il vizio di chiudere canali senza degnarsi di concedere ai titolari degli account ‘sanzionati’ la opportunità di spiegare la loro versione dei fatti. AdSense – il programma di affiliazioni pubblicitarie di Google – agisce allo stesso modo. E poi, naturalmente, i ‘cataclismi’ scatenati nei risultati delle ricerche da algoritmi di cui (quasi) nessuno sentiva la mancanza.

Sincronismi Sospetti
A proposito di Panda, tendo a credere che Google conservi in memoria la data esatta di inserimento di ogni nuovo contenuto nella propria directory. Per qualsiasi algoritmo degno di questo nome sarebbe stato quindi uno scherzo attribuire ad ogni singolo contenuto il posizionamento più appropriato sulla base di un antico ed elementare criterio quale quello ‘dell’ordine cronologico.’ Eppure sembra che per gli algoritmi di Google le cose semplici diventino difficili, anzi, impossibili.

Alcuni siti e blog hanno assunto una serie di contromisure ‘protezionistiche’ e non mi stupirei se l’inconveniente abbia condizionato un numero non indifferente di produttori di contenuti originali: i cosiddetti ‘influencer’, oppure ‘opinion leader’, inducendoli a vedere con nuovi occhi un accordo come l’ACTA. Un sincronismo che dà parecchio da pensare, dal momento che lo scotto provocato da Panda non può non avere fiaccato la convinzione con cui molti produttori di contenuti in rete stavano opponendosi all’Anti Counterfeiting Trade Agreement.

Un paio di note finali
Il caso ‘Panda’ ha fornito la ennesima dimostrazione, ove ve ne sia ancora bisogno, che gli algoritmi sono fondamentalmente inadatti a governare situazioni umane di eccessiva complessità, in quanto si prestano ad una lunga serie di potenziali abusi compiuti dietro il finto schermo di un ‘neutro’ calcolo informatico, come operazioni dicensura, di manipolazione informativa e di concorrenza sleale. Pensare di delegare ad algoritmi e sistemi informatici la gestione delle nostre vite, dei nostri conti correnti, dei nostri documenti, dei meccanismi elettorali sarebbe un suicidio, in un tempo in cui allo sviluppo degli strumenti tecnologici non coincide quello della etica e della consapevolezza comune.

Data la maturità e la rilevanza culturale, politica e sociale raggiunta dal web, sarebbe il caso che questo monopolio venga al più presto ridimensionato; che qualcuno si faccia carico di realizzare un nuovo motore di ricerca realmente equo e democratico, che non sia anche il più grande concessionario di pubblicità in rete, ed in cui le piccole realtà siano protette, e non penalizzate in favore dei soliti colossi. Fino ad allora, chi ritiene che internet non debba essere trasformato nella televisione 2.0, farà bene a ponderare con spirito critico-politico e senso di responsabilità le proprie scelte di navigazione sul web.

Google, Gmail, YouTube, Blogger, Android, mi sembrano davvero troppa roba per una unica azienda. Lo storico conflitto di interessi berlusconiano al confronto pare una marachella. Allo stato attuale è perfino più rilevante del monopolio Microsoft nel campo dei sistemi operativi, ed è qualcosa di inconcepibile in un sedicente libero mercato ed in una sedicente societàdemocratica. Il giorno in cui le mitiche creature note come autorità antitrust – cui Giacobbo farebbe bene a dedicare una puntata di Voyager – si manifesteranno alla umanità, forse il web smetterà di perdere pezzi di libertà ogni giorno che passa.

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