tratto dal sito

www.paolodorigo.it
LA STORIA DI UN PAESE DISGRAZIATO
23-2-2012
di Paolo Dorigo
è vero, la Storia è cambiata in peggio 2 volte, anzi tre, in soli 40 anni.
La prima volta, quelli come Giancarlo Caselli poterono esultare: tra il 28 gennaio 1982 e il mese
successivo, dimostrarono agli italiani che sì, si poteva battere il “terrorismo” rosso, usando bene la tortura e
l’acqua salata; con questo si affermava la borghesia, impossessatasi oramai oltre che dello Stato, anche del
Partito della classe operaia (il Pci), poteva cantare vittoria avendo sconfitto la classe operaia stessa che si era
organizzata in lotta armata contro il fascismo di Stato e contro lo Stato delle stragi fasciste, della repressione,
della mafia, e della borghesia nera ossia delle consorterie vaticane, massone ed americane, che si servivano
anche della malavita organizzata, specie milanese e torinese.
La seconda volta, quelli come Giancarlo Caselli poterono esultare ancora: con la guerra del Golfo e
quanto ne seguiva, i poteri emergenzialisti, usciti bastonati dal referendum dell’autunno 1987, si potevano
reinstallare nel loro ruolo di gendarme speciale della borghesia che fraudolentemente gestiva il potere contro
la stessa Costituzione. Infatti, la guerra della Nato era palesemente violatoria della ns.Costituzione, e così è
tutta la politica estera e della “difesa” italiana sin da allora, se non ancor da prima (con la cessione stessa di
innumerevoli demani ed aree all’esercito americano nel Nord Italia, che venne liberato dall’Esercito Partigiano
nell’aprile 1945 come anche prima, diverse città del Centro del Paese).
La terza volta che esultarono, quelli come Giancarlo Caselli, fu quando il loro ruolo venne esaltato
dall’Unione Europea, dalle polizie continentali, dalla possibilità di recarsi sino all’isola dorata dal Sole, ma
inferno dei Vivi, di Guantanamo. Con questo passaggio, determinato dalla creazione in provetta della “guerra
infinita” ad uso e consumo delle grandi lobby economiche e finanziarie che stanno dietro l’interesse alla guerra
imperialista (ossia dal personaggio Bin Laden, creatura della Cia e produttore di stragi finalizzate al dominio
americano del mondo intero), quelli come Giancarlo Caselli andavano ancora ben oltre il loro ruolo oramai di
teatrante scribacchino (un libro all’anno, all’insegna dei “pazzi siamo noi”), arrivavano alla fama “globale”.
Adesso però Giancarlo Caselli ha poco da esultare.
Pochi anni fa, grazie ad ingenui riformisti come Ingroia, poteva avere ascolto e stima nel corso di
tante conferenze tra i giovani del Ribelle meridione, in quanto “comunque sia”, Giancarlo Caselli era stato uno
che aveva lottato “contro la mafia”.
Attenzione, aveva lottato solo contro la mafia dei corleonesi, non contro la mafia dei sabaudi, della
“maggioranza silenziosa” milanese, o del vaticano.
Quindi aveva militato, ancora e per molti anni, nella borghesia.
Con lo stesso odio feroce per le BR, che lo portava persino a convocare in interrogatorio ex
partigiani per chieder loro come mai un loro libro (all’epoca i libri si usava firmarli a mo’ di proprietà, nella
prima pagina, e, si sa, di libri presi un po’ di qua un po’ di là erano piene le basi delle BR), con lo stesso odio
feroce che lo fece dar mano libera in molte occasioni (anche in Via Fracchia a Genova il 28-3-1980) alle
truppe naziste di Carlo Alberto Dalla Chiesa, portava un odio feroce per tutto ciò che esulava dai poteri forti
(Agnelli, Americani, Vaticano, Milano finanziaria).
Con lo stesso odio feroce, adesso, con l’ausilio di grandi spese economiche in bulldozer,
equipaggiamenti, blindati all’ultimo grido, e innumerevoli cartucce di telecamere, hanno speso milioni e milioni
di euro per “provare” che qualcuno ha protestato.
Ed è la quarta volta, che Caselli esulta.
Perché ha tra i suoi arrestati un suo nemico storico: Maurizio Paolo Ferrari, uno dei primi militanti
delle BR finito in carcere (per 30 anni). Questo tuttavia appare chiaramente strumentale.
Non possono far passare la lotta di massa al TAV per “terrorismo”.
E se è vero che non c’è due senza tre, è pur vero che c’è tre senza quattro !
Adesso dice, ai giovani che FINALMENTE lo contestano con decisione:
“io applico solo la legge”.
Ma Caselli non considera di aver fatto il suo tempo.
A differenza di Monti, che è ancor relativamente “giovane” da poter dissanguare l’Italia intera dei
LAVORATORI (non quella dei “valori”, che non esiste già più dopo pochi anni), Caselli è un monumento
dell’Italia odierna. E’ lui che l’ha creata. E’ lui.
E GLI DICIAMO NO, CASELLI: TU NON APPLICHI LA LEGGE, TU SEI, LA LEGGE.
DA 50 ANNI ORMAI.
VAI IN PENSIONE.
E VATTENE, FUORI DAI COGLIONI, CHE IN ITALIA, DOBBIAMO FARE LA RIVOLUZIONE.
Grazie, Caselli.
Commenta su Facebook