by krommino75

Il nostro paese è destinato ad entrare in una fase di grandi turbolenze e conflitti, di polarizzazione sociale e politica. Lo sbocco non è predeterminato, verrà deciso nel corso della battaglia. Come sempre vincerà il più forte.

Si deve dar vita, per tempo, ad un Blocco popolare, si deve impedire che milioni di cittadini finiscano tra le braccia del populismo reazionario. Un Blocco pronto dunque non solo alla resistenza, ma a scalzare dal potere le oligarchie parassitarie e i loro fantocci politici.
Se non ci riusciremo tutto sarà perduto, i diritti democratici, la dignità, le conquiste sociali, il futuro. Occorre agire per aprire un varco a questo Blocco nel muro ostile eretto dal sistema, e che separa le larghe masse dai compiti che la situazione impone loro, dalla consapevolezza della posta in palio.
Questo varco si apre sapendo indicare sia le misure politiche e sociali fondamentali che i mezzi coi quali soltanto il paese può evitare di precipitare nel baratro. Due sono le misure urgenti decisive: la cancellazione del debito pubblico e l’uscita dall’euro.


Fuori dal debito! 

Per capire perché la vicenda debiti sovrani è fondamentale occorre riconoscere la distanza che separa il capitalismo reale e post-industriale moderno da quello che fu. Siamo in un sistema ove predomina il capitalismo parassitario di Stato.

Lo Stato, oltre al suo immenso patrimonio, incamera ogni anno una cifra che sorpassa quella di tutte le industrie manifatturiere messe assieme. Esso è il perno a cui la ruota gira, la fonte a cui si abbeverano non solo la rendita parassitaria e il sistema bancario, ma gli stessi grandi gruppi monopolistici industriali con le loro appendici.
I partiti politici, quelli di opposizione non meno di quelli al governo, agitano lo spauracchio della “default”, affermando che solo pagando i debiti ai creditori si eviterà la catastrofe. E’ vero l’esatto contrario!
Onorare il debito causerà la depressione economica, un nuovo pauperismo di massa, la fine dello stato sociale, il definitivo crollo del paese. L’alternativa è quella di chiudere i condotti attraverso cui passa l’ingente flusso di ricchezza pubblica che alimenta i santuari milionari della rendita e dei monopoli.
Cancellare il debito significa porre i sigilli alla bisca capitalistica, liberando così ingenti risorse per la rinascita dell’Italia, per rilanciare l’economia produttiva, pubblica privata, per difendere i beni comuni, per rifondare il sistema scolastico e la ricerca, per debellare la disoccupazione, per gettare le fondamenta di un nuovo ordine sociale.

Fuori dall’euro!

Ognuno sa che i guai, per le masse lavoratrici e per il paese, sono aumentati con l’adozione dell’euro, una valuta ideata su misura del capitalismo industriale e finanziario tedesco, che ha infatti agevolato le sue fortune. Le banche germaniche hanno fatto profitti prestando soldi ai paesi “meno virtuosi”, affinché questi ultimi si ingozzassero di merci tedesche.

Da quando l’Italia ha adottato l’euro il paese è in recessione. La tempesta finanziaria ha poi spazzato il principale argomento con cui si convinsero i cittadini ad accettare come salvifici i sacrifici per entrare nell’eurozona: che abbandonando la lira saremmo stati al riparo da una crisi del debito sovrano.
Cancellazione del debito e uscita dall’euro sono due facce della stessa medaglia. Tornare alla lira, ponendo la Banca d’Italia assieme a tutto il sistema bancario e assicurativo sotto controllo pubblico, non vuol dire essere antieuropeisti, vuol dire guardare in faccia la realtà, anticipare la tendenza obiettiva, che è quella della disgregazione dell’Unione monetaria.
Non c’è alcuna ragione plausibile per cui le masse popolari italiane debbano fare inauditi sacrifici per salvare un’Unione oligarchica, fondata sulla moneta e su principi liberisti e destinata al fallimento.

Sollevazione 

Non si cancella il debito e non si abbandona l’euro senza mandare a casa, assieme al governo, l’intero Parlamento, visto che tutti i partiti sono concordi nell’onorare il primo e nel difendere il secondo.

La strada del cambiamento passa per una sollevazione di massa, per l’assedio ai santuari del potere, facendo fare a questo regime la stessa fine dei satrapi come Ben Alì e Mubarak.
Solo un governo popolare potrà salvare il paese. Solo una rivoluzione democratica caccerà la casta dei parassiti e consegnerà, attraverso una Assemblea costituente per una nuova Repubblica, la sovranità affettiva ai cittadini. Per questo occorre la più larga unità.

22-23 ottobre 2011 ASSEMBLEA NAZIONALE
Un incontro aperto a chiunque condivida le nostre proposte. L’assemblea sarà divisa in due parti: la prima di analisi di quanto sta accadendo, nella seconda ci concentreremo su quanto si deve fare. Diversi saranno gli oratori. Quanto prima daremo il palinsesto e indicheremo dove questa assemblea si svolgerà.

Fai circolare quest’appello. Se intendi esserci anche tu scrivi a: riv.dem@gmail.com

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