Come volevasi dimostrare, Draghi è stato frainteso dalla stampa e dal mercato, e la cosa curiosa (ma non troppo) è che a dare la versione ufficiale delle parole di Draghi non sia lo stesso Presidente della Bce, ma il suo Vice.

E’ noto a tutti che ormai Draghi era stato declassato al ruolo di “marionetta”, finché, però, faceva da megafono alle decisioni prese dalla Bundesbank potevo anche capirlo, ma abbassarsi a dire delle cose per compiacere ai mercati facendosi smentire il giorno dopo dal suo Vice è invece cosa diversa.

Nel primo caso sei solo un lacchè, nel secondo perdi la dignità.

E’ evidente infatti che a smentirlo non sia tanto Vitor Constancio, il suo Vice portoghese, che come Draghi conta come il due di bastoni quando briscola è coppe, bensì la Bundesbank.

In soldoni i tedeschi fanno dire a Draghi qualcosa che serve per tranquillizzare i mercati, per poi smentirlo il giorno seguente (a mercati chiusi) dicendo che è stato frainteso. Quindi, anche se non appare c’è la Bundesbank sia dietro alle parole di Draghi che alla smentita di Constancio.

Allora, tanto per essere chiari, nell’intervento ad un congresso bancario a Francoforte, Draghi rilascia delle dichiarazioni che tutti, ma proprio tutti, interpretano come l’annuncio di un imminente Quantitative Easing sulla falsariga di quelli attuati da Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone.

Tutti, ma proprio tutti, però, hanno preso un abbaglio, perché il giorno seguente Vitor Constancio precisa in tono perentorio che“Non c’è nessuna decisione in proposito”, per ora si devono valutare gli effetti delle misure già intraprese dalla Banca Centrale europea (che, come tutti sappiamo, non hanno prodotto nessun risultato).

Sia ben chiaro che personalmente sono assolutamente contrario a qualsiasi forma di Quantitative easing, i problemi non si risolvono facendo comprare alla Bce titoli dello Stato (e nemmeno facendoli comprare alle Banche, come avviene già da tempo).

Per uno Stato, così come per una famiglia, c’è un solo modo per non aumentare i debiti: SPENDERE DI MENO.

Il nostro Stato ogni anno sperpera tanti di quei soldi che sarebbe sufficiente evitare quegli sprechi per risanare le casse pubbliche. Snellendo e rendendo più efficiente l’apparato pubblico i conti tornerebbero immediatamente.

L’uscita dall’euro, poi, permetterebbe alla nostra economia di utilizzare una moneta che ci faccia recuperare la produttività persa a causa di una evidente sopravalutazione nei rapporti di cambio.

Si preferisce invece continuare con questa pantomima che si riduce sempre ad un inasprimento della pressione fiscale che produce un rallentamento economico e quindi un peggioramento dei conti, che viene coperto con un inasprimento fiscale che … in un vortice senza fine, o meglio finché  le tasche degli italiani non resteranno vuote.

E intanto Draghi, telecomandato dalla Bundesbank, la porta per le lunghe, che desolazione!

Giancarlo Marcotti per FinanzaInChiaro

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