Di | luglio 23, 2011

Riprendo, dunque, la pubblicazione dei post dopo la parentesi dell’insolita ordinanza di cui già sapete e per la quale ho raccolto qualche fondo dai lettori che dopo un’iniziale spinta ha perso vigore. Il blog continua la sua presenza in rete, senza nessuno “sgombero” della libera informazione e della libera critica. Qui non siamo Rom del Triboniano. Siamo cittadini consapevoli poco avvezzi a farci passare per fessi, informati e controllori del potere. Io scrivo e scriverò, parlo e parlerò sempre di tutti e di chiunque e di qualunque argomento, forte del fatto che le gabelle in denaro trasformate in detersivo delle opinioni non hanno alcuna logica di fronte a una realtà politica, come quella italiana, dove un manipolo di corruttori, di corrotti e di collusi con la mafia tiene in pugno le istituzioni.
Quando sfoglio i quotidiani, anche locali, trovo che i problemi che affliggono il vivere quotidiano degli italiani siano di ben altro spessore rispetto ad una critica rivolta ad un politico. Al tribunale di Treviglio, tantomeno a quello di Bergamo, ancora a nessun magistrato è venuto in mente di prendere in mano l’esposto presentato dall’ex sindaco di Treviglio Ariella Borghi, affinché si accertino le responsabilità della Cromoplastica di Verdellino che ha disperso cromo esavalente fino ad intaccare le falde acquifere della bassa bergamasca.
Qui, mentre i giornali continuano a scrivere di centinaia di microgrammi di cromoVI per litro d’acqua con preghiera a non allarmarsi, si impiegano milioni di fondi pubblici della regione Lombardia per cercare di bonificare le falde inquinate: disastro privato con toppa pubblica. Il progetto, dopo mandi e rimandi, pare abbia trovato finalmente avvio con un paio di trivellazioni del terreno a nord di Treviglio per realizzare una non meglio specificata “barriera idrica“. La bonifica vera è propria è stata ancora rimandata a settembre, ma intanto l’acqua inquinata di cromo continua a scendere dai rubinetti di casa e a essere impiegata per abbeverare gli animali delle cascine della zona oltre che per irrigare campi e orti. Nessun comune della zona ha finora messo in guardia la popolazione dall’utilizzo di quest’acqua inquinata per uso domestico. Si continua a rimandare e a far finta di niente. Quanti sono i sindaci e gli ex sindaci della bassa bergamasca occidentale responsabili dell’inerzia e del silenzio su questo problema? Dove sono le patrie galere per i padroni della Cromoplastica? Dove sono le indagini dei magistrati su una questione che riguarda la salute pubblica? Dove sono le ispezioni dell’acqua ai rubinetti pagate dai comuni locali a tutela della salute dei cittadini? E’ da ormai 10 anni che in bergamasca si parla di acqua al cromo. Eppur si muore, nel silenzio e nell’inerzia.
Eccolo uno dei problemi veri del nostro vivere sociale che si trascinano nel tempo forti di una giustizia debole coi forti e forte coi deboli. Ecco dove una giustizia equa ed efficiente potrebbe essere efficace deterrente contro chi maneggia sostanze velenose in maniera criminale e irresponsabile.

Ecco perché questa mia misera condanna civile sul “silenzio mafioso” non mi fermerà. Perché se in Appello ci sarà un ribaltamento di verdetto, sarò allora io in qualità di giornalista a chiedere i danni all’ex vicesindaco di Milano come prevede l’articolo 96 del codice di procedura civile. Quello che permette ai giornalisti citati in maniera pretestuosa o intimidatoria di rivalersi sui querelanti. Tutto un punto di domanda, per ora. La questione rimarrà in balìa del senso della proporzione che determina la discrezionalità dei giudici nel quantificare il danno di un’opinione. Una zona grigia, per non dire inquinata, in cui talvolta ci dobbiamo sentire obbligati a brancolare nel legittimo sospetto. La raccolta fondi per il risarcimento continua. Buon week end.

 

Commenta su Facebook