Il 18 febbrario scorso si è consumato l’ennesimo colpo di stato. Questa volta il golpe ha riguardato Tandja Mamadou, presidente del Niger, paese dell’Africa occidentale con circa 12 milioni di abitanti, tra i più poveri al mondo, con un reddito procapite annuo di 899 dollari, ossia meno di due euro al giorno.

Ancora una volta, come già nel colpo di stato in Honduras dello scorso giugno, i militari sono intervenuti a togliere di scena il presidente costituzionale. Verso le ore dodici del 18 febbraio, i militari al comando di Abdoulaye Adamou Harouna hanno attaccato il palazzo presidenziale, a Niamey, capitale del paese, proprio nel momento in cui era in corso una riunione di governo. Il presidente del paese e tutti i membri del governo sono stati catturati ed arrestati. Durante la presa del palazzo presidenziale si sono avuti una decina di morti ed il palazzo ha subito seri danni.

In serata, attraverso la televisione, i militari hanno comunicato di aver sospeso la costituzione e dissolti tutti i poteri costituzionali; hanno annunciato la formazione di un “Consiglio Supremo per la Restaurazione della Democrazia” (CSRD), a capo del quale è stato nominato Salou Djibo. I militari hanno anche comunicato di voler indire nuove elezioni, senza al momento fissare la data.

Ovviamente la rezione internazionale non si è fatta attendere. Il segretario Generale della ONU, Ban Ki-moon, attraverso il suo portavoce, Martin Nesirky, ha condannato il colpo di stato ed ha aggiunto che disapprova ogni cambio anticostituzionale. Anche la Unione Africana e la Francia, paese da cui il Niger si è indipendizzato nel 1960, hanno condannato apertamente il colpo di Stato.

Ancora una volta la scusa per il colpo di stato è il mancato rispetto della Costituzione da parte del presidente. Scusa alquanto banale e ridicola. Il presidente del Niger, Tandja Mamadou lo scorso 29 ottobre ha chiamato il popolo a pronunciarsi in un referendum per modificare la costituzione. Tra l’altro la riforma della Costituzione, approvata a maggioranza assoluta, prevedeva l’estensione del periodo presidenziale. Per i militari e le forze golpiste il mandato del persidente era scaduto e non poteva essere prolungato, neppure modificando la costituzione nel rispetto dei meccanismi previsti.

Le costituzioni sono organismi viventi, ossie sono le leggi madri di un paese democratico che vengono adottate una volta, ma possono essere modificate secondo meccanismi previsti dalla stessa costitzuione. Tutte le costitzioni del mondo prevedono meccanismi per modificare e riformare la stessa costituzione. Se tali meccanismi vengono rispettati, come nel caso del Niger, non si capisce perchè i militari debbano intromettersi. Il popolo del Niger aveva approvato la riforma della costituzione in un referendum legittimamente proclamato.

Sempre più spesso sta avvenendo che quando un gruppo minoritario, ma ben armato, non è daccordo con le decisioni che prende il popolo a maggioranza, interviene con un colpo di stato.

La cosa più grave è la legittimazione di questi colpi di stato da parte degli Stati Uniti. Infatti, anche in questo caso gli USA si sono affrettati a giustificare, di fatto, il colpo di stato. Per il portavoce del Dipartimento di Stato, P. J. Crowley, il golpo di stato potrebbe considerarsi una reazione al tentativo del presidente Mamadou Tandja di permanere al potere. Crowley sottolinea: “Anche se gli Stati Uniti non approvano l’uso della violenza, chiaramente pensiamo che in Niger ci sia la necessità di nuove elezioni e la formazione di un nuovo governo”. In sostanza una chiara giustificazione del colpo di stato.

Quanta ipocrisia! Quando la riforma di una Costituzione, approvata nel margine dei meccanismi previsti dalla stessa costituzione come nel caso del Niger, favorisce qualcuno che attua politiche contrarie agli interessi degli USA o delle multinazionali, allora la riforma è anticostituzionale. Lo stesso è accaduto in Honduras, dove non si era neppure arrivati ad una riforma, ma semplicemente se ne parlava!

Attualmente in Colombia, paese alleato degli USA, è in corso da parte del Presidente Uribe, un tentativo di riformare la costituzione al fine di candidarsi nuovamente a presidente. La costituzione colombiana prevede il limite dei due mandati e solo se si arrivasse alla riforma, Uribe potrebbe nuovamente candidarsi. In questo caso gli USA si guarderebbero bene dall’attaccare questa riforma, perchè cosentirebbe al proprio uomo di fiducia, Alvaro Uribe Velez, il narcotrafficante n. 82 (1), di permanere al potere, continuando a servire gli interessi USA nella regione.

Ma quali i veri motivi dietro questo ennesimo colpo di stato?

Ovviamente la giustificazione adottata dai militari di essere intervenuti a ristabilire l’ordine democratico (annullando la costituzione vigente e dissolvendo tutte le istituzioni democratiche!) perchè il presidente ha tentato di permanere illegalmente nel potere è solo una scusa. Dietro ci sono ben altri motivi.

Il Niger, quantunque sia uno dei paesi più poveri del mondo, in realtà è ricco di risorse naturali come oro, ferro, carbone, petrolio, stagno, zinco e soprattutto uranio. Il Niger con Canada, Australia, Kazakistan e Russia è tra i principali produttori mondiali di uranio, materiale necessario al funzionamente delle centrali nucleari e per la realizzazione di armi atomiche. Ovviamente lo sfruttamento delle risorse del Niger sono da sempre in concessione alle grandi multinazionali, che ricavano enormi guadagni e lasciano al paese delle percentuali bassissime, irrisorie.

Il Niger si è indipendizzato dalla Francia nel 1960, però le compagnie francesi hanno continuato ad operare praticamente in regime di monopolio. In particolare in Niger opera la Areva, la più grande multinazionale al mondo nel settore del nucleare civile e che fin dal 1972, anno di inizio dello sfruttamento dell’Uranio, ha operato in regime di monopolio.

Il governo di Tandja Mamadou a partire dal 2006 ha aperto lo sfruttamento delle miniere di uranio a nuove compagnie. Attalmente sono una ventina le compagnie straniere che operano in Niger, nel settore dell’uranio: oltre a quelle francesi, operano compagnie canadesi, sudafricane, australiene, inglesi, indiane e cinesi.

Successivamente il governo ha cercato di rinegoziare il prezzo per la concessione dello sfruttamento delle miniere. Queste multinazionali stavano operando in Niger con contratti di concessione che perevedevano il pagamento di regalie irrisorie e grazie all’azione dell’attuale governo, sono state costrette a pagare prezzi sempre più alti.

Il vero motivo di questo colpo di stato è da ricercare probabilmente nei contrasti del governo con le multinazionali, che di fronte al crescente aumento dei prezzi per ottenere la concessione hanno evidentemento trovato validi alleati in alcuni settori delle forze armate.

Il presidente del Niger, oggi deposto, stava emulando il mandatario venezuelano, Hugo Chávez, che nel suo paese ricco di petrolio, aveva stabilito prezzi più equi per lo sfruttamento dei giacimenti pretroliferi.

Il Niger è uno dei 15 paesi della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (CEDEAO, per la sigla in francese) e, esattamente il 13 febbraio, il Venezuela è stato ammesso in questa organizzazione come paese osservatore. Il Venezuela ed in particolare il suo presidente Hugo Chávez hanno una influenza crescente sui paesi africani e medio orientali, tant’è che il Venezuela dal dicembre del 2005 è stato ammesso, con lo status di paese osservatore, nell’Unione Africana, organizzazione che raggruppa a 53 paesi dell’Africa; nel luglio del 2006 è entrato a far parte, sempre come paese osservatore, della Lega Araba, organizzazione che raggruppa a 21 paesi del mondo arabo, di cui 10 in Africa.

Si intusce facilmente che nella lotta per l’emancipazione, i paesi africani, tra cui il Niger, stanno seguendo le politiche di Chávez. Ovviamente le multinazionali non rinunciano facilmente alle proprie posizioni ed agli immensi guadagni letteralmente a danno di intere popolazioni che muoiono di fame, come è il caso del popolo del Niger, e di conseguenza qualunque governo che cerca di ridurre un po del loro immenso potere e guadagno rischia di fare la fine di Manuel Zelaya in Honduras o di Tandja Mamadou in Niger.

Di Attilio Folliero
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Nota

(1) Alvaro Uribe, in un documento segreto della CIA del 1991, oggi declassificato, appare come uno dei più pericolosi narcotrafficanti; esattamente appare al n. 82 di una lista contenente i 104 piu pericolosi trafficanti del mondo, Url: http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB131/dia910923.pdf

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