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Chi tocca, muore: il denaro devono continuare a stamparlo banche private, che poi lo prestano agli Stati ricavando lauti interessi, in base alla pratica inaugurata secoli fa dalla Banca d’Inghilterra. Secondo alcuni analisti, quello dei politici che hanno provato a strappare alle banche l’esclusiva sull’emissione di moneta è ormai un affollato cimitero.

Per Marco Seba, membro dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata di Ginevra, sono addirittura sette i presidenti americani a cui la questione monetaria sarebbe costata la pelle: Lincoln, Garfield e McKinley uccisi con armi da fuoco, mentre Harrison, Taylor e lo stesso Roosevelt sarebbero stati avvelenati, come sostiene un investigatore di Chicago, Sherman Skolnick. Ma il caso più clamoroso è quello di John Fitzgerald Kennedy, fatto assassinare (dalla mafia?) dopo aver esautorato, di fatto, la Federal Reserve, con un provvedimento da allora rimasto lettera morta: dollari emessi direttamente dallo Stato.Ne parla diffusamente Enrica Perucchietti nel libro-indagine “L’altra faccia di Obama”, che scava nell’imbarazzante biografia del presidente-rockstar che, dopo l’incubo dell’era Bush, doveva restituire speranza all’America e al mondo: dietro alla sua campagna elettorale c’è il denaro della peggiore “casta americana”, quella del Bilderberg e delle lobby di Wall Street. La grande finanza onnipotente, cinica e spietata, che decreta l’immensa fortuna di minuscole élites e la rovina di interi popoli.

Come dire che Barack Obama è davvero l’ultimo uomo al mondo in grado di poter indossare i panni di Robin Hood, che tanto aveva sbandierato nella sua spettacolare campagna elettorale. I suoi “padroni” occulti, i suoi veri “azionisti”, hanno in mente ben altro che la ridistribuzione della ricchezza. Prima ci sono amici banchieri, monopolisti e multinazionali; ci sono truffatori da salvare e bancarottieri da graziare. Nessuna speranza di veder democratizzato lo strumento di potere principale: il denaro.E’ il 12 novembre 1963 quando il presidente Kennedy, alla Columbia University, denuncia esplicitamente un complotto che coinvolge la Casa Bianca e rischia di porre fine alla libertà del popolo americano. Kennedy annuncia che i colpevoli saranno smascherati, ma esattamente dieci giorni dopo, a Dallas, muore nell’attentato sul quale ancora oggi, mezzo secolo dopo, l’America non dispone di una esauriente verità giudiziaria. Secondo Enrica Perucchietti, doveva avere avuto un effetto sconvolgente il famoso decreto presidenziale numero 11110 firmato da Kennedy qualche mese prima, il 4 giugno: «Con un colpo di penna – scrive l’autrice de “L’altra faccia di Obama” – il presidente Kennedy decretò che la Federal Reserve, di proprietà di privati, sarebbe presto fallita». Il capo della Casa Bianca autorizzò infatti il Tesoro ad emettere dollari a costo zero, basati sulla riserva statale in lingotti d’argento.

«Sembra ovvio che il presidente Kennedy sapesse che l’uso delle banconote della Federal Reserve come presunta valuta legale fosse contrario alla Costituzione degli Stati Uniti», osserva l’autrice: «Jfk aveva inoltre previsto che le nuove banconote emesse direttamente dal governo in base alle riserve argentee si sarebbero diffuse e avrebbero progressivamente eliminato dalla circolazione la richiesta di banconote emesse dalla Fed», che le cedeva allo Stato dietro il pagamento di un interesse su ogni dollaro stampato. Era dunque il signoraggio bancario il “complotto” di cui parlò Kennedy poco prima di venire ucciso? Negli ultimi due secoli, aggiunge Enrica Perucchietti, il signoraggio ha messo in allarme politici e intellettuali: «Se mai gli americani consentiranno a banche private di emettere il proprio denaro – ammoniva profeticamente Thomas Jefferson – le banche e le grandi imprese priveranno la gente delle proprietà di ciascuno, finché i figli di sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri».

Il potere di emissione della valuta, insisteva Jefferson, «va tolto alle banche e restituito al popolo, al quale appartiene». All’epoca della fatale introduzione dell’euro, emesso dalla Bce che lo presta a caro prezzo agli Stati europei, proprio il “denaro del popolo” è stato l’obiettivo della crociata del giurista italiano Giacinto Auriti, giunto a denunciare la Banca d’Italia in nome della sovranità popolare monetaria. Fu dunque la battaglia per “restituire il denaro al popolo” a costare la vita a Kennedy? Sicuramente, sostiene Enrica Perucchietti, la politica monetaria di Jfk fu un concorso di pena per i tiranni dell’élite finanziaria. Ancora non sappiamo quale fu la scintilla della ribellione che spinse il presidente americano a rivelare al mondo, a mezzo stampa, «il piano occulto di un governo segreto che mirava – e mira tuttora, più che mai – a comandare l’intero pianeta».

Così era cinquant’anni fa, ma pure ai tempi di Roosevelt, che vent’anni prima dichiarò: «La verità è che elementi della finanza sono proprietari del governo nei suoi cardini principali, sin dai giorni di Andrew Jackson». Proprio quel Jackson che definiva «covo di vipere» il santuario dei banchieri. L’Occidente è in preda a una crisi mai vista e ormai sta per esplodere: «Solo, non sappiamo quando e come avverrà la deflagrazione, e con quale potenza: ma la rivolta, quella vera, non è concessa». Barack Obama? Puro teatrino della speranza, buono solo per il marketing elettorale organizzato direttamente da Wall Street. No, la rivolta non ci è concessa: il solo crederlo «basta per condannarci alla schiavitù». Banche, denaro, finanza: «E’ un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario», dirà con cinismo un altro presidente americano, Henry Ford: «Perché, se accadesse, credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina»

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