di No Big Banks

Qualche giorno fa Mario Monti ha deciso di alzare il tiro: non solo tasse in più, tagli agli enti locali, misure pesanti che (purtroppo) rappresentano un inasprimento della lunga tradizione d’austerità inaugurata negli anni Novanta con i primi governi tecnici che dovevano rispettare i parametri europei.

Ora si va oltre la quantità, si intende cominciare a intaccare la natura del sistema.

 

Di questo passo – dice Monti – il sistema sanitario nazionale non sarà più sostenibile.
Le reazioni in Italia sono state immediate, ma il messaggio è stato comunque lanciato, e c’è già chi loda Monti per il suo modo di affrontare le “verità difficili”.

Certo, se l’economia si contrae del 2-3% ogni anno è fuor di dubbio che non ci si potrà permettere lo stato sociale ancora per molto.
Quel benessere che ancora c’è in molte parti d’Italia comincerà a scemare.
Già ora i risultati delle condizioni imposte dalla BCE cominciano a cambiare: le iniziali previsioni di uno stop alla recessione l’anno prossimo si rivelano false, come ci si poteva facilmente immaginare: il 2013 sarà come il 2012, non c’è trippa per gatti.
Sempre meno lavoro, sempre più proteste. Cresce la rabbia e cresce il pericolo di una deriva difficilmente controllabile.

E così Monti ha deciso di dare una anticipazione della prossima fase, forse sarà proprio lui a guidarla ancora grazie alla miopia dei leader politici che lo abbracciano pensando di salvarsi?
Deve cambiare il sistema, secondo Monti.
Non sarà più lo Stato che si occupa del benessere della gente. 
Si passerà ad un nuovo modello: il mercato, l’efficienza, fee for service. Cioè chi ha più soldi potrà permettersi di vivere bene; il numero crescente di bisognosi dovrà sperare nella carità e nella fortuna. Non ci sono più garanzie.

L’Italia non spende di più degli altri paesi per la sanità e per il welfare in generale.
La spesa italiana è in linea o anche al di sotto della spesa sociale in Francia e Germania. 
Il problema non è che il modello attuale non funziona più.
E’ che il progetto di Monti, Draghi e dei grandi interessi finanziari internazionali ha un’altra faccia.

Non più stati che guardano al bene comune, ma strutture sovranazionali che garantiscono il dominio degli interessi della presunta élite.

Per riuscire nel disegno hanno bisogno di eliminare alcuni ostacoli, primo tra tutti devono demolire lo Stato-nazionale.

Vauro – http://vauro.globalist.it/

A giudicare dalla campagna stampa in corso, sono a buon punto. Ma la gente in Grecia, in Spagna, in Irlanda, e pure in Italia sta cominciando a rifiutare questo trasferimento di sovranità.
Con opera menzognera hanno fatto passare il sillogismo che lo stato nazionale è fonte di ogni egoismo, portatore di guerra e di disordine. Ma la verità storica è un’altra: gli stati democratici e liberi non hanno mai avuto interesse ad entrare in guerra.

La ragione è evidente: con la pace di Westfalia che pose fine nel 1648 alla guerra dei trent’anni si sancì il principio cardine del bene comune: la pace tra le nazioni sovrane da allora in poi avrebbe dovuto tener conto dell’interesse altrui.
Risulta evidente che chi chiede il superamento degli Stati nazionali ed il trasferimento di sovranità a organismi sovranazionali – così come sta avvenendo con l’Ue – riflette una questione molto seria: Westfalia è di ostacolo all’affermazione della visione imperiale che è propria di una società globalizzata, con mercati aperti e flussi di merci, di persone, di denari che girano liberamente senza patria, funzionali agli ambienti finanziari che non intendono render conto ad alcuno.

Non più cittadini di una repubblica che ha a cuore il benessere dei suoi cittadini, ma individui trattati come bestie.
Ci stanno conducendo per mano su questo scenario. Del resto, la tempesta degli spread ha fatto precipitare nel terrore per interi lunghi mesi gli italiani: una guerra psicologica.

Solo riconoscendo la concezione imperiale che orienta le scelte dei tecnocrati per giungere ai vagheggiati Stati Uniti d’Europa si potrà contrastare questo lento declino regressivo sul piano dei diritti e della civiltà.

Nobigbanks.it crede nella capacità di orientare al meglio le persone per cambiare il corso degli eventi.
Niente è segnato.
E’ il sistema che non funziona. E’ collassato e gli stessi suoi difensori sanno che devono correre ai ripari.
La gente è stanca e chiede di cambiare.
Per questo occorre riformare la finanza, e salvare la gente.
Separando le banche e creando un istituto pubblico in grado di garantire gli investimenti produttivi, assicureremo la ripresa dell’economia privata sana, così che potremo invertire la rotta e produrre ricchezza e benessere in grado di finanziare lo stato sociale in misura maggiore e migliore di quanto già non sia.
Per riprenderci il futuro dovremo ripristinare la separazione bancaria pienaerigendo una muraglia tra i circuiti bancari e creditizi che coinvolgono famiglie e imprese dell’economia reale; una muraglia che ci difenda dalla bisca dei mercati finanziari, oramai irrimediabilmente compromessi.

Ma per cambiare il sistema, dovremo trovare ispirazione dai grandi uomini che si sono distinti nell’affermare i valori repubblicani scontrandosi con le forze oligarchiche: Alexander Hamilton, Abramo Lincoln e FDR sono alcuni dei nomi cui Nobigbanks.it fa riferimento, si tratta di veri e propri padri del pensiero contemporaneo che hanno avuto il coraggio di sfidare il sistema ma anche l’intelligenza di non cadere nelle manipolazioni.

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