La Parole Commission si è espressa sulla liberazione di Brendan: è un pericolo pubblico e quindi non può essere rilasciato Un pericolo pubblico che pesa 37 chili e non può lasciare il letto nel quale giace da 14 mesi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di: Alessia Lai
a.lai@rinascita.eu

 

La Parole Commission che avrebbe dovuto vagliare il suo caso ed esprimersi sulla sua liberazione ha deciso che Brendan Lillis è un pericolo pubblico. Questo in base alle ragioni che hanno portato al suo arresto. In questo modo la Commissione ha accettato le motivazioni con cui il ministro della Giustizia nordirlandese David Ford aveva già negato a Brendan la scarcerazione. L’unica “concessione” è stata quella di vagliare le relazioni mediche sul suo caso, ma questo potrebbe avvenire nel giro di tre settimane. Quasi un mese nel quale le condizioni del prigioniero politico repubblicano rischiano di peggiorare in modo irreversibile. Gli amministratori britannici dovrebbero leggere e applicare la “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, che decreta la proibizione della tortura e afferma che nessuno può essere sottoposto a pene o trattamenti inumani o degradanti. Così come la “Carta fondamentale dei diritti dell’Unione europea”, che all’articolo 1 dichiara che “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”. I due documenti sono parte integrante del Trattato di Lisbona, quello che viene chiamato Costituzione Europea. E Londra, il Nordirlanda, fanno parte dell’Europa. Ma purtroppo è la stessa Bruxelles a disinteressarsi dei detenuti politici nordirlandesi, e oggi, ancor di più, a voltare lo sguardo di fronte sorte di Brendan Lillis. Permette a Londra di continuare a tenere segregata una persona affetta da una malattia invalidante che la porterà alla morte se non potrà al più presto riceve cure adeguate. Una persona che non verrà processata, visto che le accuse a carico di Brendan sono decadute, e che quindi dovrebbe essere liberata. Il reato di Brendan Lillis? Essere irlandese, essere un repubblicano che anni fa ha pagato il suo debito con la giustizia britannica per aver militato tra le fila della Provisional Ira. Oggi non c’è un reato per il quale Brendan può essere processato, ma resta il marchio della sua differenza: un repubblicano nelle Sei Contee occupate. Ed è per questa ragione che non viene liberato, sarebbe un cedimento da parte delle autorità britanniche che proprio in questi giorni, in queste settimane, si trovano nuovamente ad affrontare le legittime proteste dei prigionieri politici rinchiusi a Maghaberry. Nel carcere della contea di Antrim molti detenuti repubblicani stanno infatti portando avanti una dirty protest per denunciare la mancata applicazione da parte dell’autorità carceraria dell’accordo sottoscritto nell’agosto dello scorso anno da detenuti e Prison Service. Continuano, infatti, le perquisizioni degradanti, il famigerato strip serching contro il quale lottano i prigionieri e i loro familiari. Ma è una protesta alla quale, se anche volesse, Brendan non può prendere parte: la spondilite anchilosante che lo affligge gli ha causato serissime complicazioni, non è in grado, da almeno 14 mesi, di muoversi dal letto nel quale è stato confinato. In una stanza senza finestre, dimagrito di più di 40 chili. L’ospedale della prigione di Maghaberry è poco più di un ambulatorio nel quale a Brendan non possono essere garantite le cure necessarie per una patologia che gli causa una sofferenza continuata. La sua compagna, Roisin, teme che gli restino poche settimane di vita. Ma questo, a Londra non interessa. Brendan deve forse morire in carcere? È questo che vogliono le autorità britanniche? L’impressione è che si stia consumando una feroce vendetta contro un uomo che ebbe il coraggio e la dignità, durante la sua detenzione a Long Kesh e nei famigerati H Block, di partecipare alla Blanket Protest contro gli abusi e le violenze che già allora affliggevano la vita dei detenuti politici repubblicani. Ma mobilitazione in suo favore è grande. Nelle sei contee, a Dublino, in molti stanno manifestando in queste ore per la liberazione di Brendan. Il gruppo “Friend of Brendan Lillis” su facebook tiene continuamente aggiornata la pagina con le ultime novità sul caso, e invita a firmare la petizione per il suo rilascio immediato all’indirizzo internet http://www.petitionspot.com/petitions/releaseBrendylilli. Anche qui, in Italia, Brendan ha tanti amici che chiedono la sua liberazione e che sostengono Roisin nella sua battaglia e organizzeranno nei prossimi giorni una mobilitazione.
Venerdì 29 luglio, dalle 10, nei pressi dell’ambasciata britannica (via XX settembre angolo Via Palestro), il “Coordinamento Amici di Brendan Lillis” manifesterà per chiedere la liberazione di Brendan. E’ gradita la partecipazione di tutti coloro che hanno a cuore la vicenda di Brendan e la tutela dei diritti umani. La manifestazione non è legata a nessun partito ne’ movimento, pertanto sono sgraditi simboli politici e/o partitici. Saranno invece gradite le bandiere irlandesi e cartelli per la liberazione di Brendan.
Commenta su Facebook