Di comidad

La settimana scorsa il parlamento ha celebrato una sorta di vendetta simbolica contro la magistratura approvando la legge sulla responsabilità civile dei giudici. Quanto sia puramente simbolica questa vendetta, è indicato dal fatto che i politici inquisiti facciano molto più affidamento sulla prescrizione, che non sulla dimostrazione della propria innocenza. In effetti negli scorsi anni, i casi di inchieste giudiziarie ai danni di esponenti della politica, rivelatisi poi inconsistenti, si sono potuti contare sulle dita di mezza mano. Chi potrebbe invece far valere questa legge sulla responsabilità dei giudici, è l’esule Cesare Battisti, che i magistrati sono riusciti a far assurgere al rango di un Padre Pio del terrorismo, dotato del dono dell’ubiquità. Come già il suo illustre omonimo impiccato dagli Austriaci durante la prima guerra mondiale, anche l’attuale Cesare Battisti è diventato un simbolo di unità nazionale, dato che politica e magistratura trovano il loro unico momento di armonia quando si tratta di dargli addosso e di pretenderne l’estradizione dal Brasile.
Deve essere proprio il fatto che Cesare Battisti sia oggi l’unico e vero garante dell’unità nazionale, ad avere suscitato le ire e le invidie del presidente Giorgio Napolitano, il quale si è particolarmente distinto per zelo nella caccia all’esule. Quando Battisti ha reagito verbalmente a queste attenzioni di Napolitano, ancora una volta il mondo istituzionale si è stretto a coorte attorno al presidente. Persino il Popolo delle Libertà, per una volta, ha trovato parole di solidarietà per il presidente della Repubblica, dato che in questi anni a nulla erano valse tutte le occasioni in cui Napolitano ha salvato il governo Berlusconi. Per le destre Napolitano rimane il comunista che nel 1956 approvò l’invasione sovietica dell’Ungheria.
Nessuna invasione è giustificabile, ma almeno in quel caso la paranoia sovietica aveva un qualche fondamento oggettivo, dato che appena quindici anni prima, nel 1941, l’Ungheria aveva partecipato massicciamente con le sue truppe all’Operazione Barbarossa, cioè l’invasione dell’Unione Sovietica. Ancora nel 1945 l’Ungheria aveva un partito nazista di massa, le Croci Frecciate, che per consistenza politica e numerica era in grado di far concorrenza persino al partito nazista tedesco.
Napolitano si è però redento da quel suo crimine del 1956 diventando un alfiere dell’invasione dell’Afghanistan prima, e del bombardamento della Libia poi. Ma cos’è che rende esecrabile un’invasione ed invece giusta e santa un’altra invasione?
Nel caso dell’invasione dell’Afghanistan, a suo tempo Bush non si scomodò neppure a fabbricare prove o slogan circa una partecipazione dei Talebani al terrorismo anti-USA. Invadere l’Afghanistan era giusto e basta.
Ciò che fa la differenza tra un’esecrabile invasione sovietica ed una santa invasione della NATO, è l’attività di business e di lobbying che la NATO si porta dietro. Nel caso dell’Afghanistan infatti sono ancora in piena attività i lobbisti del bomb-business, facenti capo all’azienda americana Boeing ed all’italiana Oto Melara, che producono assieme l’ultimo grido del progresso: economicissime bombe di piccolo diametro che consentono di armare maggiormente gli aerei. Insomma, bombe che ammazzano di più spendendo di meno. Sul sito del ministero delle Difesa c’è una vera e propria pagina pubblicitaria che reclamizza l’innovativo prodotto (a proposito di lobbying istituzionalizzato).[1]
Il Consiglio Supremo di Difesa di ieri mattina, 8 febbraio – presieduto proprio da Napolitano -, ha prodotto un comunicato sibillino, che sembra però fare riferimento proprio a queste economiche bombe, dato che vi si parla di garantire le missioni militari contenendone i costi.[2]
Pare perciò che il neo-ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, stia per riuscire laddove aveva fallito il ministro La Russa, cioè appunto dotare di bombe i velivoli militari italiani in Afghanistan.[3]
L’ammiraglio Di Paola è un lobbista di lusso, dato che riveste il ruolo di presidente del Comitato Militare della NATO. Anche Di Paola, come Mario Monti, è un pezzo grosso della NATO, quindi proviene dal tempio del lobbying militar-finanzario. [4]
La differenza di stile di Di Paola rispetto al naif Ignazio La Russa, la si è potuta apprezzare immediatamente; infatti l’ammiraglio ha preparato il terreno per il bomb-business scatenando nei giorni scorsi una mega-offensiva delle truppe italiane in Afghanistan. A causa di questa offensiva voluta da Di Paola, adesso gli orridi talebani stanno bombardando il nostro glorioso battaglione San Marco; e bisognerà vedere chi in parlamento avrà l’ardire di negare protezione aerea alle nostre truppe eroicamente impegnate sul terreno.[5]
Di Paola è anche colui che, nella sua funzione di direttore nazionale degli Armamenti, firmò nel 2002 con la Lockheed il contratto per la fornitura dei caccia F-35; un affare stimato, per ora, attorno ai quindici miliardi, e che si sta rivelando un grosso bidone tecnologico, una circostanza a cui la Lockheed non è affatto nuova nella sua lunga storia.[6]
L’arte del lobbista di alto livello si nota però nel momento della difficoltà. Di Paola ha infatti annunciato un “taglio” di tre miliardi rispetto alla spesa prevista per i caccia, in modo da sedare gli animi. Peccato che la cifra di quindici miliardi sia solo un preventivo, e l’effettiva portata della spesa sia tutta da verificare.[7]
[1] http://www.difesanews.it/archives/boeing-e-oto-melara-assieme-per-la-produzione-delle-small-diameter-bomb
[2] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-08/consiglio-supremo-difesa-garantire-144536.shtml?uuid=AaM4XsoE
[3] http://www.repubblica.it/politica/2012/01/28/news/caccia_bombe-28933503/
[4] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.nato.int/cv/milcom/dipaola-e.htm&ei=TsMuT5f0BKLb4QTR0e3EDg&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=6&ved=0CF4Q7gEwBQ&prev=/search%3Fq%3Ddi%2Bpaola%2Bnato%26hl%3Dit%26rlz%3D1R2ACAW_it%26prmd%3Dimvns
[5] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-04/afghanistan-offensiva-italiana-farah-103846.shtml?uuid=AawYyzmE
[6] http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/caccia-f35-lockheed-giampaolo-di-paola-1071430/
[7] http://tg.la7.it/politica/video-i497374
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