Questa mattina non vi farò l’ennesima cronistoria dell’ennesimo tonfo delle borse nell’ennesima giornata di panico generalizzato. Vi dirò solo che, come già saprete, Wall Street ha perso circa il 4.50%. Che poi sia il 3 o il 5 credo conti poco. Ora però è meglio occuparsi delle cose serie e che preoccupano realmente.

Per certi versi si, ma non solo. Infatti la banca francese è stata al centro di mille rumors molto confusionari, tipici delle sedute di panico, quando si cercano esasperatamente giustificazioni, scuse e (perché no) si alimentano artificiosamente i tam tam contribuendo a far salire la speculazione.


Occhio, fallisce SocGen… no no… E’ Groupama in crisi di liquidità!!! Alt, fermi tutti… c’è un fondo hedge che sta liquidando le posizioni su SocGen… Ah si, capito! Liquida le posizioni su SocGen perché sta per fallire… O no, perché SocGen è troppo esposta sui PIIGS. Ma lo sai che Sarkozy ha già parlato coi vertici di SocGen per discutere il?

In realtà tutto può essere, e tutto può ancora succedere. Ad essere sinceri, il rumors di un rischio  per SocGen non è certo nuovo. E ora tutto quanto temuto sembra materializzarsi. O forse tutto è destinato a rientrare. Ma non è questo il punto. SocGen potrebbe essere una di tante storie che potremmo ritrovarci nei prossimi mesi, in quanto il sistema bancario europeo è in forte crisi: di credibilità, di bilancio e di liquidità. Si, avete capito bene. Crisi di liquidità. Ci risiamo. Leggete questo spunto di Angelo Baglioni, Professore alla Cattolica di Milano:

l mercato monetario dell’area euro mostra oggi i sintomi di una crisi di liquidità,come quella che ebbe inizio nell’agosto 2007. Questa volta però le banche italiane sono molto più esposte alla bufera, perché i titoli pubblici italiani hanno preso il posto dei famosi asset tossici che causarono la crisi di allora.(…) Cosa succederebbe se la crisi di liquidità dovesse aggravarsi? L’esperienza insegna (si vedano le banche greche, ma anche il celebre caso della banca inglese Northern Rock) che prima si muovono i mercati all’ingrosso, poi i depositanti al dettaglio.Dopo che le istituzioni finanziarie hanno ritirato i loro finanziamenti, i depositanti ritirano i loro soldi dalle banche. Quest’ultima è per ora considerata una eventualità remota per le banche italiane, che potrebbe materializzarsi solo nel caso in cui la crisi del  italiano dovesse ulteriormente precipitare,trasformandosi in una insolvenza imminente. Bisogna però fare attenzione al fatto che tipicamente i fenomeni di panico si verificano rapidamente, non appena la fiducia collettiva sulla solidità delle banche si deteriora. (Source)

Di per se la crisi “all’ingrosso” già si inizia a far sentire e lo Spread Euribor-Eonia si sta impennando. Segno che un po’ di crisi di liquidità è già ben visibile.

Ma quello che potrebbe preoccupare è proprio il PANICO POPOLARE. Infatti quando questa forma virale arriva, si propaga con una rapidità disarmante e comporta conseguenze gravissime e con effetti rapidissimi. L’articolo cita il caso di Northern Rock. Che era successo? La banca era in palese difficoltà ma non sarebbe fallita. Peccato che arrivò una richiesta di liquidità tale che la banca non potè che accettare la strada del. E a richiederla era proprio la clientela che faceva al coda per ritirare denaro allo sportello. Immaginatevi cosa potrebbe succedere se uan storia simile dovesse succedere per una banca tipo Unicredit, Intesa SanPaolo o Monte dei Paschi di Siena. Secondo voi la banca avrebbe liquidità a sufficienza per poter soddisfare le richieste di tutta la clientela presa dal panico oppure dovrebbe fare la fine di Northern Rock? E se una banca come Unicredit (ovvio, sono ipotesi sia nella dinamica che nei protagonisti persi ad esempio!) dovesse fallire, come diavolo la salva lo Stato italiano?
Questi sono oggi i veri rischi del panico collettivo, nel breve periodo, e non del dell’Italia. Perché per fare , uno stato non deve onorare un pagamento. Visto che la liquidità ora c’è, e che abbiamo il sostegno della BCE per i titoli e per i finanziamenti, il problema non si pone, a meno che ci pensi la speculazione e il panico che ne può derivare.

Quindi, speriamo che la vicenda SocGen rientri in fretta e che il mercato si tranquillizzi, altrimenti l’ potrebbe avere conseguenze inattese ed imprevedibili. E scusatemi se ho estremizzato la cosa con questa ondata di drammatico pessimismo. Ma visto che solo qualche anno fa, nella vicina Gran Bretagna è successo, non possiamo certo escludere che il Déjà vu inglese non possa riporporsi in salsa francese. O magari belga o italiana. Sempre ipotesi, ben inteso…

PS: il CDS della Francia ora ha raggiunto il valore del CDS italico a giugno. Lo ritengo il frutto della speculazione e niente più, visto che lo spread con Bund è assolutamente tranquillizzante. Io però, mentre che c’ero, ve l’ho segnalato.

 

STAY TUNED!

DT

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