A ottobre gli italiani pagheranno più del solito per luce e gas nelle loro case. Responsabilità dirette del Governo non ce ne sono, se non quella – certo non piccola – di aver garantito maggiore concorrenza nel mercato non tutelato. Poi ci sono le lentezze dell’Antitrust, e il balzello aggiuntivo del canone Rai anch’esso da infilare in bolletta secondo Renzi.

Questo mese gli italiani saranno oggetto di una cosiddetta “stangata”. Non c’entra la manovra, almeno per il momento, ma più banalmente le bollette.

Le tariffe dell’elettricità, da giovedì 1° ottobre, aumenteranno infatti del 3,4%, mentre quelle del gas del 2,4%. A comunicarlo è stata l’Autorità per l’Energia, nell’abituale aggiornamento tariffario, quando si tratta cioè di stabilire i prezzi di luce e metano per il mercato vincolato, vale a dire per coloro che non hanno optato per le offerte commerciali sul mercato libero, cioè ancora la maggioranza degli italiani.

Tentiamo di capire quali sono le cause più immediate di questo aumento. Nel trimestre ottobre-dicembre, il rincaro maggiore spetterà all’elettricità, a causa di un fattore ereditato dal passato e di uno che si profila minaccioso per il prossimo anno. Il primo fattore è l’aumento dei costi complessivi per l’approvvigionamento della “materia energia” che risente dei picchi di prezzo registrati sul mercato all’ingrosso nel mese di luglio (+39% rispetto a giugno) a fronte di consumi di elettricità eccezionalmente elevati per il caldo record. (Per l’elettricità, infatti, come ricorda l’Autorità per l’Energia, i prezzi vengono aggiornati anche sulla base dei costi effettivi sostenuti dall’Acquirente Unico per approvvigionarsi sul mercato all’ingrosso nell’anno in corso, ovvero, fino al momento dell’aggiornamento trimestrale, e delle stime dei costi previsti per i mesi successivi).

Il secondo fattore che spiega la stangatina è l’esigenza di adeguare ancora al rialzo gli oneri di sistema, in particolare per sostenere i costi straordinari, che si aggirano tra 1,5 e 2 miliardi di euro, connessi alla fine del meccanismo di ritiro dei certificati verdi nel 2016 e i costi per gli incentivi all’efficienza energetica. Detto in parole povere: prima i Governi hanno elargito “sussidi” agli italiani per passare a sistemi energetici più efficienti, ora agli stessi italiani fanno pagare il prezzo di questi incentivi. Logico, non vi sembra?

Codacons, Unione nazionale consumatori, Adusbef e Federconsumatori, come al solito sono intervenute una volta che il danno era già stato fatto, invocando una riduzione delle tasse sull’energia. Ma è tardi per pensarci, appunto. Come è tardi per accorgersi che, come rivelato dal Corriere della Sera, “cresce il mercato libero dell’energia in Italia, ma i risparmi in bolletta restano modesti, per le famiglie che abbandonano il mercato tutelato. Le offerte più economiche, di Enel Energia, permettono un risparmio sulla bolletta della luce di soli 24 euro all’anno, rispetto al prezzo applicato in maggior tutela, e di 100 euro all’anno sul gas”

D’altronde tutto si può dire tranne che la situazione fosse davvero inattesa per chi conosce almeno un po’ il settore. Non soltanto perché il caldo di luglio e la gestione della fine degli incentivi erano prevedibile da settimane e mesi. Ma anche perché da anni le associazioni dei consumatori avrebbero dovuto sentire “il polso” dei consumatori. Questi ultimi sono quelli ritratti per esempio da un recente studio della Banca d’Italia, secondo il quale gli italiani ricorrono sempre più all’aiuto di familiari e amici. Addirittura, “per i beneficiari, il sostegno della rete informale è di ammontare comparabile al ricorso al credito al consumo”. Tra il 2008 e il 2014 il reddito disponibile delle famiglie italiane è diminuito in termini reali del 9% e a fronte di questa contrazione, le famiglie hanno aumentato i consumi solo dell’1%. Mentre la quota di famiglie che hanno ricevuto aiuto da conoscenti era pari al 3,9% in media nel biennio 2006-08, durante la crisi è salita al 4,5%. Sono soprattutto i più giovani (con meno di 35 anni) a ricevere aiuto dai più anziani, ma dal 2010 il ricorso è più frequente anche per le famiglie con a capo un adulto tra i 35 e i 44 anni. Un terzo dei disoccupati ha chiesto aiuto durante la crisi, erano la metà nel 2006-08. Scrive Banca d’Italia: “Il ricorso all’aiuto di parenti o amici è il segnale di una condizione di elevata fragilità finanziaria: può fornire un supporto alle famiglie in particolare difficoltà, contribuire al pagamento degli arretrati delle bollette e del pagamento dei prestiti, ma non copre del tutto le necessità”.

Dulcis in fundo, a metà settembre l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico ha fatto sapere che effettuerà dei controlli da qui al 31 marzo 2016, insieme alla Guardia di Finanza, a tutela di consumatori frodati in vario modo e con irregolarità pari nel complesso a “milioni di euro”. Piccolo dettaglio: le ispezioni riguardano irregolarità avvenute nel 2014 e anche prima. Che è come dire, italiani stangati e cornuti.

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